Eleonora Ottaviani - Sono un idealista!

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Eleonora Ottaviani Moroni è una donna di cavalli. Una vera appassionata, che non si limita ad assistere, applaudire e magari criticare, cavalieri, gare e federazioni ma vive il mondo dell’equitazione in una tale simbiosi da esserne un punto imprescindibile. E’ il direttore del club internazionale dei cavalieri, ha organizzato alcuni fra i concorsi più importanti al mondo. In Italia è stata la “signora” dei WEG di Roma ed è, da sempre, la forza del concorso di San Patrignano. Con noi parla a cuore aperto di federazioni, politica più o meno sportiva, del caso Ahlmann e delle infinite battaglie sempre dalla parte dello sport.
Ci lega un’amicizia di oltre vent’anni e posso dire che Eleonora è la persona con cui hai il piacere di vivere il mondo dei cavalli perché cattura la tua attenzione e con lei ti confronti e lavori in modo costruttivo.
Puoi decidere di andare a cena alle otto ma sai già che farai le ore piccole perché ci sono sempre idee nuove e problemi vecchi da affrontare, perché intanto che chiacchieri arrivano mille telefonate da tutto il mondo e lei c’è sempre per tutti. “Hallo, Ludger… Todo bien Cayetano... Quando torni Rodrigo? Sì John, Francois je t’appelle domain, Nein nein das ist unmoglich Herr President!”
Non è un caso che l’abbiamo voluta nella squadra di Hippocampo perché sia la sua voce a raccontarci il salto ostacoli mondiale. Adesso è arrivato il momento di dire che la “nostra” Eleonora Ottaviani Moroni. È il Direttore dell’influente International Jumping Riders Club ed è anche Segretario Generale della UEAA (United Equestrian Athletes Association - l’associazione riconosciuta dalla FEI e dal Comitato Olimpico Internazionale che rappresenta le associazioni degli atleti delle tre discipline olimpiche degli sport equestri). Insomma un punto di riferimento che fa della serietà e fermezza professionale il suo punto di forza.
Sei coinvolta in diversi ruoli. Come ti definisci, atleta, organizzatore, dirigente sportivo?
“Un idealista che fatica ad accettare che il mondo dello sport si sta allontanando sempre più dai principi della carta olimpica. Mi è sempre piaciuto fare l’organizzatore e mi diverte stare con il mio staff. San Patrignano è sempre un’esperienza di vita meravigliosa e la Top 10 che quest’anno si svolgerà a Parigi mi permette di lavorare con il meglio in ogni campo: sponsor, tv, media, allestitori. E’ un arricchimento professionale molto utile. Quest’anno poi ci sarà un’ulteriore sfida perché mi occuperò di una tappa di coppa del mondo. Dirigere il club dei cavalieri, poi, è bello perché sei a diretto contatto con lo sport e gli atleti di punta, ma è anche una sofferenza. Meeting, incontri, scontri, battaglie infinite, processi. Non amo la politica, ma sono obbligata a seguirla e a capirne le strategie. Perché è importante essere nel posto giusto al momento giusto”.
Non hai mai avuto un ruolo federale, perché?
Ride. “Ah ah. Chiedilo alle federazioni. Forse sono amata e amo troppo gli atleti, e forse chissà sono indipendente, ho molto supporto da federazioni forti e non ne ho avuto dalla federazione italiana al momento giusto (anche se devo ringraziare la FISE per avermi dato l’occasione di dirigere un mondiale). Non mi piacciono i compromessi. Dico sempre quello che penso. Non a tutti piace. Ho tanti amici e probabilmente qualche nemico.
Poi, io sto bene dove sono. Mai sul trono, piuttosto di fianco. Certo, non negherò mai il mio supporto all’Italia, alla federazione italiana o agli atleti italiani”.
All’interno del mondo equestre, quali sono le cose che ti danno più fastidio?
“Il modo sbagliato in cui dopo Atene e sino ad ora si è affrontato il problema doping. Le decisioni prese per “political reasons” (ragioni politiche). Le opposizioni che certe federazioni fanno sempre a proposte che vengono dagli atleti. Poi bisogna arrampicarsi sui vetri e far finta che le stesse proposte arrivano da una federazione forte o dalla FEI. Allora va bene, ma è tutto lavoro in più e tempo perso”.
Caso Ahlmann e posizione della federazione tedesca. Cosa possiamo dire? Ci è giunta voce di un meeting ai ferri corti. Ma i tedeschi non sono tuoi amici?
“Amici sì però, e guarda che me lo hanno insegnato loro, l’amicizia è una cosa privata e personale. Quando si lavora, si lavora. Cerco di non farmi nessuno scrupolo, come non se ne fanno loro, quando le opinioni sono diverse.
Non mi fa paura dissentire o litigare con un amico, anche sulla stampa, come ho fatto con il board della federazione tedesca, presidente e segretario generale inclusi. Non posso nascondere di averne sofferto moltissimo. Nel caso Ahlmann, per esempio, siamo su posizioni diametralmente opposte. Perché in particolare ho trovato eccessiva la richiesta specifica fatta dalla federazione tedesca al Tribunale arbitrale di Losanna di infliggere a Christian Ahlmann una sanzione minima da otto mesi e fino a due anni. E poi la richiesta specifica della federazione tedesca di voler fare dichiarare il caso “doping”. Non sarebbe stato sufficiente semplicemente sottoporre il caso al CAS per la verifica della sanzione? Sono inoltre amareggiata dalla disparità di trattamento tra atleti per i quali sono state aperti procedimenti per violazione”.
E il meeting ai ferri corti?
Un attimo di titubanza, Eleonora non sa se parlarne. “Ma a te chi lo ha detto? Sono incontri top secret!”
Hippocampo ha i suoi informatori...
“Sì, lo abbiamo fatto. Alcuni cavalieri tedeschi e il board della federazione. È stata per me un’esperienza terribile. Sono d’accordo sul fatto che una federazione abbia il diritto di andare al Tribunale arbitrale sportivo, sono d’accordo che debba dimostrare fermezza, non sono mai d’accordo sul fatto che il fattore umano non debba essere considerato”.
Cosa ti aspettavi da questo incontro?
“Ho espresso le mie idee, lo sport non é solo vincere una medaglia, il fattore umano deve essere considerato sempre, come ci dice la carta olimpica. Ahlmann era sconvolto, non riesce ad accettare che la sua federazione si sia accanita contro di lui. La sua famiglia ha passato momenti terribili. Passi che il fratellino di 15 anni abbia dovuto essere ritirato dalla scuola per una settimana ma che Ahlmann dovesse rientrare a casa attraverso il bosco perché gli tiravano le pietre, non mi sembra normale. Bastavano una parola, uno sguardo, un gesto. Sarebbe inoltre bastato calmare la stampa anziché aizzarla.
Si sono dichiarati soddisfatti del risultato della causa al Tribunale Sportivo di Losanna?
“No, no, per nulla. Forse anche loro non pensavano succedesse tutto questo putiferio”.
Cambierà qualche cosa?
“Beh, spero che si mettano a lavorare non più solo per il risultato, ma per pulire lo sport, per portare la bandiera del fair play e chi se ne importa delle medaglie”.
Staranno più vicini agli atleti?
“Devono! A modo loro lo sono. Si tratta di cambiare il modo”.
Qual è il risultato finale.
“Sulla stampa tedesca è già apparsa una dichiarazione di Sönke Lauterbach, nuovo segretario generale della federazione tedesca che dice che a sospensione terminata la federazione aspetta Ahlmann a braccia aperte e Otto Becker, il commissario tecnico, ha sempre detto che gli starà vicino, il Presidente Breido Graf zu Rantzau è d’accordo”. Biorg Nolting il veterinario non si occuperà più della squadra di salto ostacoli.“Per il momento l’IJRC è soddisfatto. Sono in totale accordo con l’avvocato svizzero della federazione tedesca che mi scrive: “All parties involved should now look at the lessons to learn from this.” (Tutte le parti coinvolte potranno prendere esempio dalle lezioni e imparare da questo)”.
Alla luce di quanto è successo agli ultimi Giochi Olimpici qual è o quale dovrebbe essere il ruolo di una moderna federazione?
“Di sicuro deve aspettarsi dai suoi atleti il massimo della lealtà, soprattutto quando questi rappresentano la loro bandiera. Possiamo anche dire che deve offrire ai suoi atleti una formazione e le informazioni adeguate e proporzionate agli impegni sportivi. E poi una federazione moderna e organizzata che si accinge ad affrontare un impegno importante come le Olimpiadi dovrebbe essere in grado di controllare che tutte le norme vengano rispettate e che ogni persona che ricopra un ruolo esecutivo sia sufficientemente informata per assumere e rispondere delle proprie responsabilità anche davanti a terzi. Per arrivare a questo non si può partire dall’alto, ma dalla base. È necessario organizzare la struttura, per poi passare all’efficienza amministrativa e ad una salute finanziaria, come in una società commerciale. Per quanto riguarda la parte tecnica vedrei dei settori o dipartimenti precisi ed indipendenti con a capo delle persone in grado di assumersi la piena responsabilità”.
Nel panorama internazionale come si colloca la federazione italiana?
“Una federazione in fase di modernizzazione. La Svizzera lo ha fatto dieci anni fa con la presidenza di Urs Oberholzer. La Gran Bretagna dal 2001 al 2005 con la presidenza di Philippe Billington. L’Olanda circa cinque anni fa. Ricordiamoci che non era neppure in Superleague e dopo la ristrutturazione ha vinto tutto: Mondiali ed Europei. Non conosco a sufficienza la struttura e il metodo di lavoro della FISE, ma da quel che vedo a mio modesto avviso l’Italia avrebbe bisogno di affacciarsi di più all’estero. Il confronto sul piano internazionale deve esserci anche a livello formativo.
In che senso?
“Una modernizzazione generale. Il decentramento è importante, la suddivisione dei compiti e delle responsabilità. Un confronto e collaborazione con organizzazioni e tecnici stranieri, ma questo non dipende solo dalla federazione, ci deve essere anche la volontà del singolo. Quanti dei nostri giovani fanno stage all’estero. Per quanto riguarda gli organizzatori, quanti vanno a vedere, o meglio, a fare stage o volontariato in altri concorsi internazionali?
Ad Aachen ci sarà un simposio molto interessante alla fine di giugno, quanti degli organizzatori italiani si sono iscritti? Quanti dei nostri “chef de piste” fanno stage all’estero o frequentano regolarmente i corsi di aggiornamento (a parte i miei assistenti Morriale, Harmin, Sonzogni)?”
Qual è la posizione della FISE all’interno della FEI?
“Cesare Croce è presidente del gruppo 1 sino alla prossima assemblea generale della FEI che si terrà in novembre ad Aarus in Danimarca. Dopodichè l’influenza all’interno del Gruppo 1 e 2 della FEI dipenderà in primis dalla partecipazione, dalle prese di posizione e dal coinvolgimento del neo presidente Paulgross, ma molto anche dalla credibilità che potremo esprimere con l’efficienza organizzativa dei concorsi maggiori”.
È importante essere rappresentati in FEI?
“Diciamo che si può sopravvivere anche senza, ma è importante e fondamentale creare dei contatti di collaborazione con le altre federazioni. Alla FEI c’è la stanza dei bottoni, è lì che alla fine si decide tutto. Regolamenti che influenzano ogni disciplina a qualsiasi livello, assegnazione dei campionati e di ogni evento, dalle Coppe delle Nazioni, Coppe del Mondo a tutti i concorsi internazionali, ranking list, insomma tutto ciò che può influenzare la vita di un atleta e lo sviluppo di una federazione. Una federazione tramite il suo gruppo può avere una certa influenza se ha credibilità e appoggi all’interno del gruppo”.
In FEI come è rappresentato l’IJRC?
“Diciamo che abbiamo lavorato bene in questi ultimi anni. Siamo soddisfatti. Abbiamo Otto Becker e Samantha Macintosch al FEI Jumping Committee, Francois Mathy nel nuovo working group per il piano strategico che terrà la prima riunione il 5 maggio. Io lavorerò per MCP (Medication Control Programme) e Cayetano Martinez de Irujo è all’Athlete Commission. Anche con le altre discipline gli atleti non sono messi male. C’è molto lavoro. Cerchiamo di coordinare bene le forze e di lavorare in team. Il nostro obiettivo ora è avere una regolamentazione chiara e precisa riguardo il Mediacation Control Programme (doping/medication case) per permetterci di lavorare seriamente al fine di poter riavere uno sport pulito”.
Da dove bisogna cominciare per il “clean sport”?
“Reintrodurre certi valori come onestà e fair play. Regole chiare e precise con proporzionalità delle sanzioni. Educazione, professionalità e sempre e comunque priorità allo sport e non alla politica o al business o ai media. Ovviamente bisogna tenerne conto, ma non devono cambiare le regole dello sport”.
Hai avuto più gratificazioni o più problemi nella tua carriera in ambito sportivo?
“Tante gratificazioni, i Mondiali, gli Europei, la finale di Coppa del Mondo, il fatto di vedermi affidato ora un ruolo-chiave per quanto riguarda il doping, la pubblicazione a giugno di un libro sul “clean sport” (sport pulito) e sull’educazione dell’atleta. Ma tante, tante, tantissime umiliazioni, sofferenze, momenti di solitudine nel prendere decisioni importanti che ho potuto superare solo grazie al fatto di avere un marito e una famiglia speciale e alcuni amici veri”.
Cosa ti piacerebbe vedere in questo sport che ancora non c’è?
“Quello che ci suggerisce la carta olimpica: “The goal of olympism is to place sport at the service of the harmonious development of man, with a view to promoting a peaceful society concerned with the preservation of human dignity”. (L’obiettivo del Movimento Olimpico è di mettere lo sport al servizio dello sviluppo armonioso dell’uomo, con l’idea di promuovere una società dove governi la pace e che rispetti la dignità dell’uomo). Te l’ho detto che sono un’idealista!
Io credo che continueremo a soffrire sino a quando non ci renderemo tutti conto che dobbiamo essere una squadra, tutti insieme: federazioni nazionali, FEI, atleti, organizzatori e sponsor. Tutti legati da un rapporto di rispetto e stima reciproca, senza giochi di potere, tutti con un unico scopo: priorità allo sport, basta con i giochi di potere. Forse è qui che sbaglio, nel sognare quello che non potrà mai essere?”

Fonte Hippocampo - testo di Lucia Bucolo

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