Preparazione fisica del cavaliere: differenze tra assetto seduto e assetto sollevato
Cambiare assetto non significa semplicemente sollevarsi o sedersi sulla sella. Significa modificare il modo in cui il peso del cavaliere viene distribuito tra sella e staffe, cambiando di conseguenza gli angoli di anca, ginocchio e caviglia e richiedendo strategie differenti di stabilizzazione del tronco e degli arti inferiori. Studi biomeccanici hanno mostrato che la posizione seduta, il trotto seduto, il trotto sollevato e la posizione a due punti di appoggio, detta two-point seat, modificano sia le forze trasmesse alla schiena del cavallo sia quelle esercitate sulle staffe. Nella two-point seat una quota maggiore del peso viene sostenuta dagli arti inferiori, mentre diminuisce il carico diretto sulla sella.
Assetto seduto: il bacino deve seguire il movimento
Quando il cavaliere rimane maggiormente seduto, il bacino rappresenta uno dei principali punti di contatto attraverso cui il movimento del cavallo viene trasmesso al corpo. Questo richiede una buona capacità di adattamento dell’anca e del complesso lombo-pelvico. Il bacino deve seguire le oscillazioni del dorso senza essere completamente trascinato, mentre il tronco deve mantenere sufficiente stabilità per evitare che ogni accelerazione venga amplificata verso la parte superiore del corpo. Nel trotto seduto, inoltre, le forze sulle staffe risultano inferiori rispetto al trotto sollevato, confermando che una quota maggiore del carico viene gestita attraverso la sella. Dal punto di vista della preparazione fisica diventano quindi importanti diversi aspetti: mobilità dell’anca, controllo del bacino, stabilità del tronco e capacità di dissociare il movimento del bacino da quello della parte superiore del corpo.
Assetto sollevato: aumenta il ruolo degli arti inferiori
Quando il cavaliere alleggerisce il seggio della sella, il rapporto tra sella e staffe cambia. Una quota maggiore del peso viene trasferita attraverso gli arti inferiori e il cavaliere deve sostenere il proprio corpo e il proprio centro di massa senza appoggiarsi completamente alla sella. Nella two-point seat il movimento verticale del cavallo viene assorbito soprattutto attraverso variazioni coordinate degli angoli di anca, ginocchio e caviglia. Durante la fase ascendente del movimento, come nella parabola del salto, queste articolazioni aumentano progressivamente la loro flessione, tornando poi verso una posizione più estesa durante la fase discendente. Questo meccanismo permette di limitare l’oscillazione verticale del corpo del cavaliere. La richiesta fisica cambia quindi nettamente: gli arti inferiori devono contemporaneamente sostenere il peso, assorbire il movimento e mantenere il bacino stabile sopra la base rappresentata dalle staffe. Mantenere un assetto alleggerito non significa però irrigidire gli arti inferiori. Anca, ginocchio e caviglia devono continuare a coordinarsi e, se diventano troppo rigidi, il sistema perde la capacità di assorbire il movimento del cavallo, trasferendo una quota maggiore delle accelerazioni verso bacino e tronco. Se invece cedono eccessivamente, il bacino perde altezza e stabilità e il cavaliere tende a ricadere verso la sella. Il controllo efficace dipende quindi dalla capacità di modulare la stiffness degli arti inferiori, producendo abbastanza tensione da sostenere il corpo ma mantenendo contemporaneamente le articolazioni disponibili al movimento. La two-point seat rappresenta infatti una posizione impegnativa sia dal punto di vista muscolare sia metabolico, proprio perché richiede una continua coordinazione tra arti inferiori e tronco.
Il tronco cambia funzione
Anche il ruolo del tronco varia in relazione all’assetto. Nella posizione seduta il tronco deve stabilizzarsi mentre il bacino mantiene una relazione più diretta con il movimento del cavallo. Nell’assetto alleggerito, invece, il bacino viene sostenuto maggiormente dagli arti inferiori e il tronco deve controllare la propria inclinazione rispetto all’anca. Se la stabilità del tronco è insufficiente, il cavaliere può compensare aumentando la tensione delle braccia, chiudendo eccessivamente l’anca oppure irrigidendo le gambe. Se invece il tronco viene bloccato eccessivamente, il sistema perde adattabilità. L’obiettivo non è quindi mantenere il busto completamente fermo, ma renderlo sufficientemente stabile da non interferire con il lavoro degli arti inferiori e da evitare che le mani vengano utilizzate come ulteriore punto di stabilità, aumentando di conseguenza la tensione sulla bocca del cavallo.
Cosa cambia nella preparazione fisica
Assetto seduto e assetto sollevato richiedono capacità fisiche in parte differenti. Nel primo diventano particolarmente importanti mobilità dell’anca, controllo lombo-pelvico e capacità di seguire il movimento senza irrigidire il tronco. Nell’assetto sollevato aumenta invece la richiesta di forza degli arti inferiori, controllo eccentrico, resistenza isometrica e capacità di mantenere il centro di massa sopra le staffe, mentre le articolazioni continuano a modificare continuamente i propri angoli. Allenare il cavaliere esclusivamente attraverso esercizi di forza generica può quindi non essere sufficiente. È necessario sviluppare forza e controllo nelle configurazioni articolari realmente utilizzate in sella, attraverso esercizi come squat, split squat, hip hinge, step-up con enfasi eccentrica e varianti isometriche o eccentriche che richiedano contemporaneamente stabilità e capacità di adattamento.
Una posizione può essere corretta, ma non sostenibile
Un cavaliere può riuscire a mantenere tecnicamente una buona posizione per alcune falcate senza possedere ancora la capacità fisica necessaria per sostenerla nel tempo. Quando la richiesta supera le capacità disponibili iniziano a comparire compensazioni: le ginocchia si stringono, i talloni modificano la propria posizione, il bacino ricade sulla sella, il tronco aumenta le proprie oscillazioni oppure le mani vengono utilizzate come punto di stabilità, aumentando la tensione sul contatto. In questi casi il problema non riguarda necessariamente la comprensione tecnica dell’assetto. Può semplicemente verificarsi che la richiesta biomeccanica della posizione superi le capacità fisiche del cavaliere di mantenerla. Per questo la preparazione fisica dovrebbe rendere il cavaliere capace di utilizzare configurazioni differenti senza perdere controllo, permettendogli di passare da un assetto all’altro in funzione del movimento del cavallo e del compito tecnico richiesto. L’obiettivo non è costruire una posizione rigida, ma un corpo capace di redistribuire il carico, modificare gli angoli articolari e mantenere stabilità tra una richiesta tecnica e l’altra.
Scritto da Sofia Caniato
Equestrian Performance Coach
Laureata Magistrale in Scienze dello Sport e della Prestazione Fisica
Instagram: @sofiacaniato_coach
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