Cavalli selvaggi di Como, nessuno li può catturare

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Blocchi stradali per difendere la libertà del branco
Dopo sette anni trascorsi a crescere e moltiplicarsi tra i prati sopra il lago di Como, per una trentina di esemplari di razza avelignese è forse finita la pacchia: il lo­ro destino potrebbe essere quello di essere catturati e finire in qualche maneggio o allevamento. Ma a difesa dei caval­li si stanno schierando ambientalisti, animalisti e abitanti dei paesi attorno ai quali i quadrupedi sono soliti gironzolare. Da due giorni volontari pre­sidiano le strade che salgono al monte Bisbino, vetta che separa Lombar­dia e Canton Ticino: vogliono impedire la cattura degli animali, vogliono romanticamente che la vita selvaggia abbia la meglio su briglie e redini. E la storia assume un gusto, a seconda dei punti di vista, un po’ western e un po’ Disney. La situazione è precipitata in seguito a due episodi. Il primo: al termine di una complicata lite ereditaria è stato individuato un proprietario responsabile degli equini, che in origine appartenevano a un agriturismo. Il secondo: Puppy, l’esemplare più mansueto che da mesi stazionava attorno al piccolo abitato di Rovenna e che in cambio di una mela si faceva accarezzare dai bambini, da domenica è scomparso. Testimoni giurano di averlo visto caricato su un furgone per ignota destinazione. Si teme che la sorte di Puppy sia presto la stessa di tutti i suoi «parenti».

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