Gli antichi progenitori, Equus Ferus.

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Gli antichi progenitori, Equus Ferus

Dal selvaggio Equus Ferus alla complicità con l’uomo: la lunga storia del cavallo.

Secondo l’interpretazione dei reperti fossili risalenti alla fine dell’ultima glaciazione, circa 10.000 anni fa, milioni di cavalli vivevano allo stato selvatico in tutta l’Europa e nell’Asia Centrale.

Questi animali, appartenenti a un’unica specie chiamata Equus ferus, si muovevano in branchi numerosi attraverso immense distese erbose e compivano probabilmente lunghe migrazioni stagionali, percorrendo centinaia di chilometri alla ricerca di pascoli.

Con il progressivo riscaldamento del clima e il conseguente mutamento del paesaggio, le grandi praterie si trasformarono gradualmente in foreste. Questo restringimento dell’habitat, unito alla pressione esercitata dall’uomo attraverso la caccia, determinò un forte calo della popolazione equina. Prima di 4000 anni fa in Europa i cavalli selvaggi erano ormai ridotti a poche popolazioni isolate. Tra queste si distinsero due sottospecie: il Tarpan (Equus ferus gmelini), diffuso nelle steppe dell’Europa orientale e della Russia, e il cavallo di Przewalski (Equus ferus przewalskii), sopravvissuto nelle vaste pianure della Mongolia. Entrambi resistettero fino a tempi relativamente recenti: il Tarpan si estinse in natura nel XIX secolo, mentre il cavallo di Przewalski ha rischiato di scomparire completamente nel XX secolo, salvato soltanto grazie a programmi di riproduzione in cattività.

L’alba della domesticazione

Parallelamente al declino dei cavalli selvaggi, l’uomo iniziò un processo rivoluzionario: la domesticazione. Le prime prove risalgono a circa 3500-3000 a.C., nelle steppe del Kazakistan e dell’Asia centrale, dove comunità di pastori nomadi compresero il valore del cavallo non solo come fonte di carne e latte, ma soprattutto come mezzo di trasporto e alleato nelle attività quotidiane.

Questa scoperta trasformò radicalmente la storia umana. Il cavallo rese possibili spostamenti più rapidi, facilitò il commercio a lunga distanza e rivoluzionò l’arte della guerra: carri, cavalieri e successivamente la cavalleria divennero strumenti determinanti nella nascita e nell’espansione delle grandi civiltà, dall’Antico Egitto all’Impero Romano, fino ai popoli delle steppe eurasiatiche come gli Unni e i Mongoli.

Dal Medioevo all’età moderna

Nel Medioevo, il cavallo fu al centro di un ulteriore salto culturale e tecnologico. L’invenzione della sella, della staffa e del morso rese possibile un controllo maggiore e un utilizzo più efficace in battaglia. I cavalli da guerra, i destrieri dei cavalieri medievali, erano simbolo di prestigio e potere. Parallelamente, cavalli più robusti furono selezionati per i lavori agricoli e di traino, diventando indispensabili per l’economia rurale europea.

Con il Rinascimento e l’età moderna, la selezione delle razze divenne più sistematica. Nacquero linee di cavalli da corsa, come i purosangue inglesi, e da lavoro, pensati per esigenze specifiche. Il cavallo divenne anche protagonista dell’arte e della cultura, celebrato in dipinti, sculture e trattati di equitazione.

Il declino e la rinascita

L’avvento della rivoluzione industriale segnò un punto di svolta: locomotive, automobili e macchine agricole ridussero progressivamente il ruolo del cavallo nella vita quotidiana. In molte regioni, gli animali che per millenni avevano accompagnato l’umanità sembravano destinati a diventare superflui.

Eppure, lungi dallo scomparire, il cavallo trovò nuove funzioni. Nel XIX e XX secolo venne rivalutato per lo sport, il tempo libero e l’allevamento selettivo. Le discipline equestri entrarono a far parte dei Giochi Olimpici moderni e le gare ippiche divennero spettacoli popolari.

I cavalli oggi

Oggi i cavalli non sono più indispensabili come mezzo di lavoro o trasporto, ma continuano a occupare un posto speciale nell’immaginario e nella cultura. Vengono allevati per sport, ippoterapia, turismo equestre, oppure semplicemente per passione. Parallelamente, progetti di conservazione hanno permesso al cavallo di Przewalski di tornare a vivere in libertà in alcune aree protette della Mongolia e della Cina, rappresentando un raro esempio di reintroduzione riuscita di una specie quasi estinta.

In questo lungo viaggio, dai branchi selvaggi dell’ultima glaciazione ai maneggi moderni, il cavallo ha accompagnato l’uomo in tutte le fasi della sua evoluzione, lasciando un’impronta indelebile nella storia e nella civiltà.

fonti
il Cavallo – De Agostini

© Riproduzione riservata.

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