La scienza dietro i Thrust: capire cosa sono e perché li utilizziamo
Perché parlare di Thrust?
Tra le tecniche manuali utilizzate nella riabilitazione e nella cura muscoloscheletrica, i thrust (o manipolazioni) sono probabilmente le più riconoscibili, ma anche le più incomprese.
Per cavalieri e proprietari, un thrust è spesso associato a un movimento improvviso, un “pop” udibile e l’idea che qualcosa sia stato forzatamente “rimesso a posto”. Per i professionisti, invece, è una tecnica che solleva domande e controversie, in particolare quando viene spiegata utilizzando modelli obsoleti o eccessivamente semplificati.
Tuttavia, i thrust rimangono parte integrante di una cura moderna e informata dalle evidenze scientifiche, sia nella pratica umana che in quella veterinaria, quando utilizzati da professionisti formati. Il problema raramente è la tecnica in sé, ma il modo in cui viene spiegata e interpretata.
Lo scopo di questo articolo non è insegnare come eseguire i thrust, né promuoverli come una soluzione universale. L’obiettivo è invece spiegare cosa sono i thrust da un punto di vista scientifico, perché a volte producono un suono udibile e perché i professionisti possono scegliere di utilizzarli all’interno di un piano più ampio di riabilitazione o supporto alla performance. Migliorare la comprensione aiuta a ridurre paure inutili, aspettative irrealistiche e confusione sia tra i professionisti che tra i cavalieri.
Che cos’è un thrust dal punto di vista scientifico?
Nella letteratura clinica e scientifica, un thrust è descritto come un movimento ad alta velocità e bassa ampiezza (HVLA – High-Velocity, Low-Amplitude) applicato a un’articolazione o a un segmento della colonna vertebrale.
“Alta velocità” si riferisce alla rapidità del movimento, non alla forza utilizzata. “Bassa ampiezza” significa che il movimento è piccolo e rimane entro i limiti anatomici normali dell’articolazione. Un thrust si basa su precisione, tempismo e controllo, non sulla forza.
È importante sottolineare che i thrust non mirano a spingere le articolazioni oltre il loro range di movimento né a “riallineare” le ossa. Nelle articolazioni sane, le ossa non sono dislocate nel modo in cui questa metafora suggerisce. Legamenti, capsule articolari e controllo muscolare garantiscono l’integrità articolare in condizioni normali.
Da una prospettiva moderna, i thrust sono meglio compresi come uno stimolo meccanico al sistema nervoso. Il movimento rapido stimola i meccanocettori presenti in articolazioni, muscoli e tessuti connettivi, generando un input sensoriale che viene elaborato a livello spinale e sovraspinale.
Di conseguenza, gli effetti principali di un thrust sono neuromuscolari e neurofisiologici piuttosto che strutturali. I cambiamenti osservati dopo un thrust coinvolgono più frequentemente il tono muscolare, il controllo motorio, l’attività riflessa e la percezione del movimento, piuttosto che un cambiamento duraturo nella posizione dell’articolazione.
Perché il Thrust produce il “Pop”?
Uno degli aspetti più riconoscibili di un thrust è il “pop” (o “crack”) udibile, che può accompagnarlo, portando spesso a idee sbagliate su ciò che accade all’interno dell’articolazione.
Le articolazioni sinoviali sono capsule sigillate, riempite di liquido sinoviale, che contiene gas disciolti, principalmente anidride carbonica. Quando viene applicato un thrust, le superfici articolari vengono separate rapidamente. Questa separazione improvvisa aumenta il volume all’interno della capsula articolare, causando un rapido calo di pressione. Di conseguenza, i gas vengono estratti dal fluido e formano una bolla all’interno dell’articolazione (fenomeno noto come tribonucleazione).
Il “pop” udibile è il suono di questa bolla che si forma, non che scoppia. È un evento puramente fisico, spesso paragonato al suono prodotto quando una ventosa si stacca da una superficie bagnata.
Dopo che ciò accade, l’articolazione entra in un periodo refrattario che dura in genere circa venti minuti, durante il quale il gas si dissolve gradualmente nel liquido sinoviale. Durante questo lasso di tempo, la stessa articolazione non può produrre un altro pop, anche se vengono applicati movimenti simili.
È fondamentale notare che la presenza o l’assenza di questo suono non è un indicatore dell’efficacia terapeutica. Le evidenze scientifiche mostrano che le risposte neurofisiologiche associate ai thrust – come la modulazione del dolore e/o i cambiamenti nel tono muscolare – si verificano indipendentemente dalla produzione del suono. Il “pop” è quindi un sottoprodotto della meccanica articolare, non l’obiettivo della tecnica.
Perché i professionisti usano i Thrust?
Sia nella pratica umana che in quella veterinaria, i thrust non vengono usati di routine. Vengono scelti selettivamente, sulla base dei risultati della valutazione, del ragionamento clinico e delle esigenze individuali del paziente.
I professionisti possono prendere in considerazione i thrust quando un’articolazione o una regione mostra una mobilità ridotta, un controllo neuromuscolare alterato o schemi protettivi persistenti che non rispondono adeguatamente a tecniche più lente o conservative. Queste condizioni si sviluppano spesso in contesti di sovraccarico, compensazioni, lesioni o infortuni precedenti, o restrizioni prolungate.
Le ricerche più attuali suggeriscono che il valore di un thrust risieda meno negli effetti meccanici dell’articolazione e più nella sua capacità di influenzare rapidamente il sistema nervoso. L’input ad alta velocità stimola fortemente i meccanocettori articolari e muscolari, inducendo cambiamenti a breve termine nell’attività dei riflessi spinali e nell’elaborazione motoria centrale. Clinicamente, questo può tradursi in una modifica del tono muscolare, in una migliore coordinazione o in una riduzione temporanea delle risposte neuromuscolari protettive.
Per i fisioterapisti veterinari e gli osteopati animali, questo approccio è particolarmente rilevante, poiché gli animali non possono riferire verbalmente dolore o disagio. Sottili cambiamenti nella postura, nella qualità del movimento o nella volontà di eseguire determinate attività guidano spesso la decisione di includere un thrust nel trattamento.
I thrust non dovrebbero e non devono mai essere utilizzati da soli. Sono integrati in piani più ampi che possono includere esercizio terapeutico, altre tecniche manuali, gestione dei carichi, consigli sull’allenamento e collaborazione con veterinari e altri professionisti.
Come possono i Thrust aiutare i pazienti (umani e animali)?
Gli effetti dei thrust sono spiegati al meglio attraverso un quadro neurofisiologico.
Quando viene applicato un thrust, il movimento rapido genera un forte segnale sensoriale dai meccanocettori presenti nelle articolazioni, nei muscoli, nella fascia e nei tessuti circostanti. Questo input viene elaborato dal sistema nervoso, influenzando l’output motorio, la sensibilità dei riflessi e la coordinazione.
Negli esseri umani, la ricerca ha dimostrato cambiamenti a breve termine dopo i thrust in termini di attivazione muscolare, sensibilità al dolore, controllo motorio ed eccitabilità corticale. Sebbene la ricerca diretta sugli animali sia più limitata, i meccanismi fondamentali del controllo neuromuscolare sono condivisi tra i mammiferi, rendendo plausibili risposte simili anche nei pazienti veterinari.
Clinicamente, questo può presentarsi come una migliore facilità di movimento, una ridotta tensione muscolare protettiva, una maggiore volontà di utilizzare una regione precedentemente “bloccata” o una migliore risposta all’esercizio e all’allenamento dopo il trattamento.
È importante però rimanere sempre realistici. Gli effetti dei thrust sono spesso di breve durata e dipendenti dal contesto. Non sostituiscono il condizionamento, gli esercizi di riabilitazione o i cambiamenti gestionali o di routine. Possono però creare una “finestra temporanea” in cui altri interventi terapeutici possono essere più efficaci.
Benefici, limiti e rischi
Come ogni strumento clinico, i thrust hanno sia benefici che limiti.
Quando correttamente indicati ed eseguiti da professionisti formati, i thrust sono tecniche non farmacologiche in grado di produrre rapidi effetti neuromuscolari. Possono facilitare il movimento e il cambiamento funzionale e rappresentano un valido complemento ai programmi di riabilitazione e performance.
Tuttavia, i thrust non sono una soluzione universale. I loro effetti possono essere transitori, non tutti i pazienti rispondono e le evidenze attuali sono eterogenee. I risultati a lungo termine dipendono pesantemente dalle cure successive, dall’esercizio, dall’allenamento e dalla gestione complessiva del paziente.
In termini di sicurezza, i thrust sono considerati a basso rischio quando applicati all’interno di quadri clinici appropriati. I rischi aumentano quando la valutazione è inadeguata, le controindicazioni vengono ignorate, le tecniche vengono applicate con forza anziché con precisione, o i praticanti mancano di una formazione adeguata. Per questo motivo, i thrust dovrebbero essere eseguiti esclusivamente da professionisti con una formazione professionale, che abbiano solide conoscenze anatomiche e un adeguato ragionamento clinico.
Bartolomeo Cavina, Fisioterapista Veterinario ed Osteopata Animale
Mail: info@bartolomeocavina.com
Tel: +39 339 600 3572
Sito web: www.bartolomeocavina.com
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