L’importanza dell’equilibrio a cavallo: il punto di incontro del binomio
Un buon assetto è molto più di una postura corretta: è il presupposto indispensabile di una equitazione efficace, sicura e rispettosa del cavallo. L’equilibrio a cavallo rappresenta il vero punto di incontro tra cavallo e cavaliere, il luogo invisibile in cui i due movimenti si fondono e diventano un unico gesto armonico. Comprendere come funziona l’equilibrio in sella significa porre le basi per una comunicazione chiara, per aiuti precisi e per una progressione tecnica che accompagni il binomio dalla fase iniziale fino ai livelli avanzati.
In equitazione entrano in gioco tre equilibri distinti ma strettamente interconnessi: l’equilibrio naturale del cavallo, quello del cavaliere e l’equilibrio che deriva dal livello di addestramento. Ignorarne anche solo uno significa compromettere la qualità del lavoro, alterare le andature e, nel tempo, aumentare il rischio di rigidità, errori tecnici e affaticamenti inutili.
Il baricentro naturale del cavallo
Quando il cavallo è fermo, il suo baricentro si trova approssimativamente a metà strada tra garrese e ventre, sotto i quartieri della sella e in prossimità del sottopancia. In questa condizione statica, la distribuzione del peso non è uniforme: circa il 60% grava sugli arti anteriori, mentre il 40% sui posteriori. In soggetti particolarmente robusti o massicci, questa proporzione può arrivare anche a 66% davanti e 33% dietro.
È fondamentale comprendere che il cavallo, a differenza di altri animali, possiede una colonna vertebrale relativamente rigida. Di conseguenza, durante il movimento, il suo baricentro si sposta in misura limitata. Al galoppo di un cavallo da corsa, ad esempio, il baricentro tende ad avanzare ulteriormente, soprattutto nelle fasi di massima spinta. Nel dressage, invece, un cavallo ben addestrato impara progressivamente a trasferire una percentuale maggiore del proprio peso sui posteriori, arrivando anche oltre il 50%.
Questo spostamento non è naturale, ma frutto di un addestramento corretto e graduale, che mira a rendere il cavallo più portante, più equilibrato e più leggero davanti.
L’influenza del cavaliere sul baricentro
Con il cavaliere in sella, il baricentro del binomio si innalza di circa il 10% rispetto a quello del cavallo da solo, pur rimanendo sulla stessa verticale. Questo dato è spesso sottovalutato, ma ha un impatto enorme sull’equilibrio complessivo. Il peso del cavaliere, infatti, non deve alterare la distribuzione naturale del carico sugli arti, pena la compromissione delle andature e della fluidità del movimento.
Il modo in cui il cavaliere si assetta in sella determina dove e come questo peso viene trasmesso al cavallo. Un assetto sollevato, tipico del salto ostacoli, scarica gran parte del peso sulle gambe e sulle staffe. Poiché gli staffili sono fissati vicino all’arco anteriore della sella, il carico tende a concentrarsi in prossimità del garrese, con una maggiore pressione sulla parte anteriore del dorso.
Una sella ben adattata può aiutare a distribuire il peso su una superficie più ampia, ma non può compensare un assetto scorretto o sbilanciato. È quindi il cavaliere, prima ancora dell’attrezzatura, a dover gestire con consapevolezza il proprio equilibrio.
Equilibrio e disciplina: dressage e salto a confronto
Ogni disciplina equestre richiede un assetto specifico, costruito attorno allo stesso principio fondamentale: l’armonia con il movimento del cavallo. Nel dressage, il peso del cavaliere è prevalentemente in sella, con staffe più lunghe che favoriscono la profondità della seduta. L’equilibrio viene gestito principalmente attraverso il bacino, mantenendo allineati spalle, anche e talloni.

Nel salto ostacoli, al contrario, l’assetto è sollevato, il peso è sulle gambe e le staffe sono più corte. L’equilibrio si mantiene scaricando il peso sugli stinchi, con ginocchia e avampiedi correttamente allineati. In entrambi i casi, l’obiettivo resta lo stesso: non interferire con l’equilibrio del cavallo, ma accompagnarlo.

Empatia, percezione e comunicazione
Un assetto equilibrato non è solo una questione meccanica. Richiede empatia, capacità di percepire i movimenti del cavallo, di comprenderne le reazioni e di adattarsi costantemente. Il cavaliere deve sviluppare una sensibilità che gli permetta di sentire quando il cavallo perde equilibrio, quando irrigidisce il dorso o quando, al contrario, si muove con fluidità.
Solo attraverso questa consapevolezza è possibile trasformare gli aiuti in un vero linguaggio condiviso. È qui che il cavaliere smette di essere un semplice passeggero e diventa un partner attivo, capace di guidare il cavallo senza costringerlo.
Nella seconda parte analizzeremo come l’assetto influisca concretamente sull’equilibrio in curva, sul corretto posizionamento della sella e sul ruolo fondamentale dell’addestramento.
Fonte “Manuale Completo di Equitazione” di William Mickelem
Ph Stefano Secchi
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