Preparazione fisica del cavaliere: la gestione dell’allenamento durante la stagione agonistica
Uno dei principi fondamentali dell’allenamento è basato sulla sequenza stimolo – adattamento – recupero. Ogni allenamento rappresenta uno stimolo che altera temporaneamente l’equilibrio del sistema. A questo stimolo segue una fase di recupero durante la quale l’organismo si adatta, migliorando la propria capacità di rispondere a richieste simili in futuro.
Questo processo è ben descritto dalla cosiddetta curva dell’adattamento, o supercompensazione: dopo uno stimolo allenante la performance cala temporaneamente per effetto della fatica, per poi risalire durante il recupero fino a raggiungere un livello leggermente superiore a quello iniziale. È proprio in questa fase che l’organismo è pronto a ricevere un nuovo stimolo.
Se il carico di lavoro viene applicato troppo presto, quando il recupero non è ancora completato, la performance continua a diminuire e il sistema accumula fatica. Se invece lo stimolo arriva nel momento corretto, il corpo continua ad adattarsi e la performance migliora progressivamente. Questo principio, ampiamente descritto nella fisiologia dell’allenamento sportivo, vale esattamente allo stesso modo anche per il cavaliere.
Durante la stagione agonistica, però, entra in gioco un fattore determinante: il calendario delle gare. La distribuzione dei concorsi nel corso della stagione rappresenta uno degli elementi che più influenzano la gestione del carico fisico del cavaliere. È proprio in relazione al calendario agonistico che vengono strutturati i microcicli di allenamento, ovvero le unità di programmazione settimanale.
Ogni microciclo deve essere costruito in funzione di un obiettivo preciso: sviluppare determinate capacità fisiche oppure mantenere l’efficienza del sistema senza accumulare ulteriore fatica. Quando il carico di lavoro diventa eccessivo e il recupero non è sufficiente, il sistema entra in una fase di overreaching, una condizione di affaticamento funzionale che può portare a una temporanea riduzione della performance. Se questa situazione si prolunga nel tempo senza adeguato recupero, il rischio è quello di entrare in una condizione più complessa, definita overtraining, in cui il sistema fatica a ristabilire il proprio equilibrio.
Nel contesto equestre questo scenario è tutt’altro che raro, soprattutto nei periodi con gare ravvicinate. Un cavaliere può trovarsi a montare molti cavalli nella stessa giornata o ad affrontare diversi percorsi distribuiti su più giorni di concorso. In queste condizioni il corpo non è sottoposto soltanto a uno sforzo fisico, ma anche a una richiesta elevata di coordinazione, concentrazione e controllo motorio.
Con il passare delle ore è normale osservare alcuni cambiamenti nel gesto: maggiore rigidità delle spalle, perdita di stabilità del bacino nelle transizioni o una minore precisione nel timing degli aiuti. Questi segnali non sono necessariamente errori tecnici. Molto spesso sono semplicemente la conseguenza di un sistema che sta accumulando fatica. È proprio in queste situazioni che la gestione del carico diventa fondamentale.
Durante le settimane con meno impegni agonistici è possibile inserire sedute di preparazione fisica più strutturate, orientate allo sviluppo della forza, della stabilità del tronco e della capacità di controllo del bacino. Questo tipo di lavoro permette al sistema di sviluppare adattamenti che rendono il gesto più stabile ed efficiente nel tempo. Quando invece il calendario gare diventa più intenso, l’obiettivo dell’allenamento cambia.
Non si tratta più di aumentare il volume o l’intensità del lavoro, ma di preservare la qualità del sistema neuromotorio e mantenere gli adattamenti ottenuti nelle fasi precedenti. In queste situazioni è spesso più efficace ridurre l’intensità degli allenamenti e concentrarsi su sessioni brevi di attivazione, mobilità e stabilità, evitando di sovraccaricare ulteriormente il sistema. Un esempio semplice può essere una breve sessione di attivazione prima di salire in sella, sia in allenamento sia in concorso. Lavorare sulla mobilità delle anche, sulla stabilità del tronco e sull’attivazione del core permette al cavaliere di preparare il corpo alle richieste della gara senza generare ulteriore fatica.
Allo stesso modo, dedicare qualche minuto al defaticamento dopo i percorsi può favorire il recupero. Esercizi di mobilità o stretching passivo aiutano a ridurre l’accumulo di tensioni muscolari e a facilitare il ritorno del sistema verso una condizione di equilibrio. Gestire il carico fisico del cavaliere significa quindi imparare a modulare l’allenamento in funzione delle richieste della stagione agonistica. Perché la preparazione fisica non serve soltanto a migliorare la performance, ma soprattutto a permettere al corpo di mantenere stabilità, precisione e controllo del gesto anche quando la fatica aumenta.
Scritto da Sofia Caniato
Equestrian Performance Coach
Laureata Magistrale in Scienze dello Sport e della Preparazione Fisica
Instagram: @sofiacaniato_coach
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