Quando sembra in forma, ma non lo è: la gestione del cavallo sportivo che fa la differenza nello sport

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Nel salto ostacoli moderno la parola performance è diventata una bussola. Tutto ruota intorno alla qualità del lavoro, alla programmazione delle gare, alla preparazione atletica di cavallo e cavaliere, al recupero muscolare del binomio. Oggi il cavallo sportivo è seguito da team sempre più strutturati, con competenze specifiche e strumenti avanzati che permettono di spingerne al massimo il potenziale.

Eppure, proprio questa evoluzione così sofisticata porta con sé un rischio spesso silenzioso: una gestione quotidiana che, se non attentamente modulata, può favorire l’insorgenza di problemi metabolici nel cavallo. Tra questi, l’obesità funzionale è senza dubbio uno dei più sottovalutati, perché raramente si presenta in modo eclatante, anzi molto spesso si maschera dietro l’immagine del cavallo “tenuto bene”.

Il punto critico non è la mancanza di attenzione, ma semmai il contrario: fare tutto, ma non sempre nel modo giusto.

Il paradosso del cavallo “ben tenuto”

Chiunque gestisca una scuderia o possieda un cavallo da gara conosce bene questa scena: un cavallo lucido, con un bel pelo, una muscolatura visivamente piena, un aspetto sano e soddisfacente. Nell’immaginario equestre, soprattutto sportivo, questo è il cavallo che “sta bene”.

Eppure, proprio qui si annida il paradosso. La linea che separa una buona condizione atletica da un eccesso adiposo è sottile, e spesso viene superata senza che ce ne si accorga: l’occhio si abitua, lo standard visivo si sposta, e ciò che ieri sarebbe sembrato “troppo” oggi appare normale.

Nei cavalli da salto ostacoli, in particolare quelli impegnati in circuiti nazionali e internazionali, la gestione è fatta di fasi molto diverse tra loro: settimane di lavoro intenso e gare ravvicinate si alternano a periodi più tranquilli, a pause stagionali o a momenti di riduzione dell’attività. Se alimentazione e routine quotidiana non seguono questi cambiamenti con la stessa precisione con cui viene pianificato il calendario agonistico, l’accumulo di grasso diventa quasi inevitabile.

Perché il problema non è solo estetico

Parlare di obesità nel cavallo sportivo non significa parlare di “qualche chilo in più”. Il tessuto adiposo non è un semplice deposito di energia, ma un tessuto metabolicamente attivo, in grado di interferire con l’equilibrio ormonale dell’organismo.

Un eccesso di grasso può alterare la sensibilità insulinica del cavallo e creare le condizioni per squilibri metabolici che, nel tempo, aumentano il rischio di patologie gravi come la laminite. Nel cavallo da gara, tutto questo avviene spesso in modo graduale, senza segnali evidenti nelle prime fasi. Il cavallo continua a lavorare, a saltare, a sembrare in forma, mentre il problema cresce sotto la superficie.

È proprio questa natura “invisibile” a rendere l’obesità funzionale così pericolosa nella gestione sportiva.

Alimentazione: l’errore più comune nasce dalle buone intenzioni

L’alimentazione è uno dei pilastri della gestione del cavallo da salto ostacoli, ma anche uno degli ambiti in cui si commettono più errori, spesso in totale buona fede. Mangimi energetici, cereali, integratori e foraggi di alta qualità vengono somministrati con l’idea di sostenere la performance e prevenire cali di rendimento.

Il problema nasce quando la razione non viene adattata al lavoro reale del cavallo. Un cavallo che lavora meno, che gareggia di rado o che attraversa un periodo di attività ridotta non dovrebbe continuare a mangiare come se fosse in piena stagione agonistica. L’eccesso di zuccheri e amidi, soprattutto se associato a una ridotta attività fisica, rappresenta uno dei principali fattori di rischio metabolico.

La prevenzione, in questo caso, non richiede soluzioni complesse, ma una domanda onesta e costante: l’energia che sto fornendo è davvero proporzionata al lavoro che il cavallo svolge oggi?

La sedentarietà che non si vede

Un altro aspetto spesso sottovalutato è la sedentarietà “nascosta”. Molti cavalli sportivi trascorrono gran parte della giornata in box, con uscite limitate e movimento strettamente controllato. Anche quando l’allenamento quotidiano è ben fatto, le ore rimanenti contano moltissimo.

Il cavallo è una specie evoluta per muoversi quasi continuamente. Ridurre il movimento spontaneo significa rallentare il metabolismo, diminuire la sensibilità insulinica e favorire l’aumento di peso. Inserire paddock, uscite regolari, passeggiate o momenti di movimento leggero non è un vezzo gestionale, ma una vera forma di prevenzione.

Imparare a leggere i segnali prima che sia tardi

La prevenzione passa anche dall’osservazione quotidiana. Alcuni cambiamenti, se colti per tempo, permettono di intervenire prima che il problema diventi clinico. Un accumulo di grasso lungo la cresta del collo, una difficoltà crescente nel percepire le costole al tatto, una rigidità inspiegabile o una variazione nella qualità dello zoccolo sono tutti campanelli d’allarme che meritano attenzione.

Non indicano necessariamente una patologia in atto, ma raccontano che qualcosa nella gestione può essere migliorato.

Prevenire oggi per proteggere la carriera di domani

Nel salto ostacoli la continuità è un valore fondamentale. Un cavallo che deve fermarsi per problemi metabolici non perde solo forma fisica, ma anche esperienza, fiducia e programmazione sportiva. E il recupero, spesso, è più lungo di quanto si immagini.

La vera eccellenza gestionale non sta nel reagire a un problema quando si manifesta, ma nel creare le condizioni perché non si presenti. Personalizzare l’alimentazione, adattare il lavoro alla stagione, osservare il cavallo giorno dopo giorno e non solo il calendario gare sono scelte che fanno la differenza.

Perché, alla fine, la miglior performance possibile è quella che non mette mai a rischio la salute del cavallo.

Se vuoi, nel prossimo passo posso rendere questo articolo ancora più “operativo” con esempi concreti di gestione quotidiana in scuderia oppure costruire un seguito editoriale dedicato alla prevenzione nel cavallo sportivo.

AC

References

Johnson P.J. et al. (2009) Medical Implications of Obesity in Horses—Lessons for Human Obesity. Journal of Diabetes Science and Technology, 3(1), 163–174

Frank N., Elliott S.B., Boston R.C. (2010) Equine Metabolic Syndrome. Journal of Veterinary Internal Medicine, 24(3), 467–475.

Treiber K.H. et al. (2006) Evaluation of genetic and metabolic predispositions and nutritional risk factors for pasture-associated laminitis in ponies. Journal of the American Veterinary Medical Association, 228(10), 1538–1545.

© Riproduzione riservata.

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