Akhal-tekè, il cavallo dorato

Akhal-Tekè: il cavallo dorato

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L’Akhal-Tekè accompagna l’uomo da sempre, da Alessandro Magno fino ai giorni nostri

L’Akhal-Teke è una delle più antiche razze equine del mondo ed è il diretto discendente del cavallo turcomanno. Venne creata dalle tribù Tekè che vivevano nelle oasi del Turkmenistan, dove nasce appunto. Inoltre, per il colore aureo del suo manto è chiamato “the golden horse”, il cavallo dorato. Questo pigmento è dovuto principalmente al fatto che il suo pelo è in grado di riflettere una grande quantità di raggi solari, debito alla forma conica che ha assunto durante gli anni.

Nell’antichità questo cavallo veniva protetto dal freddo con coperte ed era nutrito con mangimi a base di grasso animale, uova, mais e orzo. Una curiosità è che era secondo solo al padrone di casa poiché ritenuto simbolo di ricchezza e per secoli ha rappresentato un mezzo di fuga in caso di repentini attacchi nemici. Durante il corso della storia questa razza ha avuto spesse volte un ruolo molto importante: sono stati ritrovati testi cuneiformi in Assiria riferiti agli Akhal-Tekè o “asini delle montagne”, come venivano chiamati; persino Erodoto vi fa un accenno, parlando di dieci meravigliosi cavalli in un collare che pavimentava la strada per il carro sacro di Ahura Mazda nell’esercito di Xernes; si dice anche che il destriero di Alessandro Magno, Bucefalo, fosse proprio un Akhal-Tekè. Inoltre, essendo una specie così antica, erano probabilmente i cavalli del Fergana, ossia gli appartenenti alla dinastia degli imperatori cinesi. Siccome si ritiene che fossero montati dai massimi esponenti dell’impero cinese vengono anche chiamati “Cavalli Celesti”. Vennero anche ritrovate numerose testimonianze archeologiche, la più interessante nel Pazynyk (una collina di pietra nel sud siberiano): uno strato, che si è mantenuto grazie al suo congelamento, ha rivelato dei resti equini risalenti al VI secolo a.C. in buone condizioni, addobbati da gioielli e finimenti che ricordano proprio questa razza. Tuttavia, non sono questi i più antichi, vi sono infatti alcuni scheletri risalenti a 2500 anni prima ritrovati nei pressi di Ashgabat, l’attuale capitale turkmena.

Questa razza non ha perso la sua importanza ai giorni nostri, in Turkmenistan infatti, oltre a esserne simbolo nazionale, viene celebrata una festa annuale in suo onore. Sempre a questo proposito, nel 2015 l’allora presidente del Turkmenistan si è fatto erigere nella capitale un monumento equestre dorato proprio per ricordare l’Akhal-Tekè, sia come sua personale passione sia come vanto nazionale. Inoltre, ha anche proibito con un decreto di cambiare nome a questi cavalli e ne ha regolamentato la sepoltura. Questa sua azione potrebbe tuttavia essere mirata a evitare il commercio fraudolento o l’esportazione incontrollata dei soggetti più pregiati, che avverrebbe più facilmente con la possibilità di cambiar loro nome. Anche la sepoltura regolamentata, con il funerale in terreni adibiti a questo scopo, potrebbe avere un preciso scopo, ossia quello di verifica dell’identità dell’animale. Infatti, tramite la tumulazione del cavallo è possibile farlo, impedendo che esemplari molto validi vengano venduti seppellendo al loro posto un equino qualsiasi.

Fisicamente invece, la testa è di tipo orientale e complessivamente ha una figura piuttosto longilinea: il collo e il corpo sono snelli e allungati mentre le gambe lunghe e potenti. Poiché viene allevato in zone aride e in condizioni di vita molto dure l’Akhal-Tekè è un cavallo agile e resistente, anche in zone assai calde o fredde. Ciò lo rende l’ideale per discipline come endurance, trekking e salto a ostacoli (anche se meno frequentemente rispetto alle prime due). Data la sua zona nativa i tentativi di incrocio con altre razze sono stati fallimentari nel corso degli anni. L’esempio di tentato miglioramento più rilevante è stato quello attraverso l’utilizzo di Purosangue, dato che tendenzialmente l’esplosività e l’atletismo di questa razza venivano sfruttati nelle corse, ma anche questo non ha portato alcun risultato.

VMLC

Fonte Libro “CAVALLI” di Yann Arthus-Bertrand

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