Cadere da cavallo e perdere fiducia: come superare la paura dopo una caduta
L’importanza dell’aiuto di un mental coach per superare i momenti di difficoltà
Cadere da cavallo è una delle esperienze che prima o poi ogni cavaliere deve affrontare. Succede ai principianti, ma anche ai professionisti e ai campioni internazionali. Eppure, quando accade a noi, spesso il problema non è solo la caduta in sé, ma ciò che succede nella nostra mente dopo.
Durante una recente sessione di mental coaching con un atleta che seguo, è emerso proprio questo tema. Il cavaliere mi ha raccontato di essere caduto durante l’ultima gara. Quando gli ho chiesto cosa fosse successo, la risposta è stata semplice: il cavallo si era spaventato durante una combinazione, aveva scartato e lui era finito a terra.
Fin qui nulla di particolarmente insolito nel mondo degli sport equestri. Ma il vero problema è emerso subito dopo.
Il cavaliere mi ha confidato: ora ho paura di saltare, temo che il cavallo possa scartare di nuovo e, soprattutto, sento di aver perso fiducia in me stesso. Ho la sensazione di non essere più bravo come prima.
La caduta da cavallo: non solo un evento fisico
In equitazione, la caduta non è solo un episodio fisico. Certo, può comportare dolore o qualche contusione, ma spesso le conseguenze più importanti sono di tipo emotivo e mentale.
Dopo una caduta è normale provare paura, frustrazione o rabbia. Tuttavia, il rischio più grande è attribuire all’evento un significato sbagliato. Alcuni cavalieri iniziano infatti a collegare la caduta alla propria identità sportiva, arrivando a pensare che cadere significhi non essere più capaci di montare.
Ed è proprio questo il passaggio critico.
Nel caso dell’atleta che seguo, la caduta non aveva provocato conseguenze fisiche rilevanti, ma aveva generato una forte perdita di fiducia. Nella sua mente si era creato un collegamento automatico: sono caduto, quindi non sono più bravo.
Questo tipo di ragionamento è molto comune quando si vive un momento di forte emozione. Paura, vergogna o frustrazione possono infatti portare la mente a costruire significati distorti rispetto alla realtà.
Quando la mente crea collegamenti sbagliati
In Programmazione Neuro Linguistica questo meccanismo viene definito equivalenza complessa. In pratica si stabilisce un collegamento diretto tra un evento e il suo significato personale.
Succede qualcosa (X) e la mente lo interpreta immediatamente come prova di qualcos’altro (Y).
Nel caso del cavaliere:
- È successo X: sono caduto.
- Quindi significa Y: non sono più bravo.
Il problema è che questo collegamento non è reale, ma solo una conclusione emotiva presa in un momento di vulnerabilità.
Ed è qui che il mental coaching può fare la differenza.
Il primo passo: cambiare il significato della caduta
Il lavoro iniziale non riguarda la tecnica equestre, ma il modo in cui il cavaliere interpreta l’evento. Per aiutare l’atleta a cambiare prospettiva, ho iniziato a fargli alcune domande molto semplici.
Gli ho chiesto di pensare a un campione di equitazione che ammira particolarmente.
Poi gli ho domandato: secondo te quel campione è mai caduto da cavallo?
La risposta ovviamente è stata sì. In questo sport tutti cadono, anche i migliori cavalieri del mondo.
A quel punto gli ho chiesto un’altra cosa: quando vedi cadere un campione, pensi che sia diventato improvvisamente meno bravo?
La risposta è stata immediata: no. Si pensa piuttosto a un errore di distanza, a un’incomprensione con il cavallo, a un inciampo o semplicemente a un episodio di gara.
Questo semplice ragionamento ha permesso all’atleta di fare un passaggio fondamentale: capire che la caduta non definisce il valore di un cavaliere.
Cadere fa parte dell’equitazione
Quando si pratica equitazione, soprattutto discipline come il salto ostacoli, cadere è una possibilità reale. Non è necessariamente il segno di un’incapacità, ma una delle variabili di uno sport complesso in cui entrano in gioco due atleti: cavallo e cavaliere.
Anche i migliori binomi del mondo hanno vissuto cadute spettacolari nei campi gara più importanti. Eppure nessuno metterebbe in dubbio il loro talento o la loro preparazione.
Il punto quindi non è evitare a tutti i costi la caduta, ma imparare a gestirne il significato.
Quando il cavaliere che seguo ha compreso questo concetto, qualcosa è cambiato. Ha iniziato a vedere la caduta non più come la prova di una sua incapacità, ma come un episodio che può capitare a chiunque, dal principiante al campione.
Recuperare la fiducia dopo una caduta
Riconoscere che cadere è normale è il primo passo per recuperare fiducia. Significa smettere di giudicare se stessi attraverso un singolo episodio e tornare a considerare l’insieme del proprio percorso sportivo.
La fiducia nel salto ostacoli, come in molti altri sport, non dipende dall’assenza di errori ma dalla capacità di continuare a montare nonostante gli errori.
E spesso il vero lavoro non è tecnico, ma mentale.
Perché il problema non è la caduta in sé, ma il significato che decidiamo di darle.
Ti è mai capitato di cadere da cavallo e perdere fiducia in te stesso?
Nel prossimo articolo vedremo come abbiamo lavorato con questo atleta sulla paura di cadere di nuovo, un tema molto comune tra i cavalieri dopo un incidente in gara.
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