Daniel Bluman: fiducia nel processo, lezioni dai cavalli

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Pochi cavalieri hanno costruito una carriera con la continuità di Daniel Bluman. Dai suoi inizi, senza un background equestre, fino a entrare tra i migliori cavalieri del mondo, il suo percorso è stato segnato dal lavoro quotidiano, dalla voglia di imparare e dal desiderio di migliorarsi costantemente. In tutto questo, i cavalli hanno avuto un ruolo fondamentale, insegnandogli lezioni che vanno ben oltre il campo gara.

In questa intervista esclusiva per HSJ.TV, Bluman ripercorre i momenti che hanno segnato la sua carriera, racconta i cavalli che hanno lasciato il segno nel suo percorso e spiega perché considera il processo quotidiano la base di ogni risultato. Parla anche di cosa abbia significato rappresentare prima la Colombia e poi Israele e del percorso che, se potesse, sceglierebbe di rivivere.

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Costruire una carriera senza una strada già tracciata

L’inizio del percorso di Bluman è stato diverso da quello di molti altri cavalieri. Senza una famiglia proveniente dal mondo equestre, ha dovuto costruire da solo le basi della propria formazione.

“Sono convinto che il risultato di ciò che siamo dipenda dalle esperienze che viviamo e accumuliamo. Ho iniziato questo sport senza un background equestre e con un accesso molto limitato alle informazioni. Per questo motivo ho dovuto cercare quella conoscenza, imparare ed evolvermi.”

Per molti anni ha vissuto con il dubbio di essere sulla strada giusta.

“Non ero mai sicuro che quello che stavo facendo fosse corretto o che stessi seguendo il percorso giusto per acquisire le conoscenze necessarie per avere successo.”

Con il tempo sono arrivati alcuni risultati che gli hanno confermato di aver fatto le scelte giuste.

“Ci sono stati diversi momenti che hanno definito il corso della mia carriera e il modo in cui vedevo me stesso. Momenti che mi hanno dimostrato di essere sulla strada giusta.”

Tra questi ricorda la prima vittoria in un Gran Premio internazionale a Toronto nel 2009 con Fatalis, il primo successo in un Rolex Grand Prix a cinque stelle a Wellington nel 2012 con Sancha, la vittoria del Rolex Gran Premio di Roma nel 2019 con Ladriano e il ritorno ai Campionati del Mondo di Herning nel 2022 con Ladriano dopo aver superato quello che era stato considerato un infortunio che avrebbe potuto mettere fine alla carriera del cavallo.

I cavalli, i migliori maestri

Per Bluman ogni nuovo cavallo rappresenta una nuova opportunità di imparare. Prima ancora di pensare alla prestazione, cerca di comprenderne la personalità.

“Cerco di percepire la loro intelligenza e la loro voglia di imparare. Capire quanto siano sensibili e comprendere ciò che è stato insegnato loro prima che arrivassero da me.”

Ogni cavallo gli ha lasciato qualcosa.

“Ho imparato qualcosa praticamente da ogni cavallo con cui ho lavorato. Sono loro i migliori insegnanti.”

Tra tutti, alcuni hanno avuto un ruolo speciale nella sua crescita.

“Sono stato fortunato ad avere cavalli incredibilmente generosi come Fatalis, Sancha e Ladriano che, in un momento molto giovane e ingenuo della mia carriera, hanno perdonato i miei tanti errori permettendomi di continuare a imparare e a competere ad alto livello. Senza la loro generosità non avrei avuto la possibilità di vivere così tante esperienze e imparare così tanto.”

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Il coraggio di lasciare casa

Trasferirsi dalla Colombia per inseguire il sogno di una carriera internazionale non è stato semplice.

“La sfida più grande era svegliarsi ogni mattina e lavorare senza sapere se stessi andando nella direzione giusta. Avevo pochissime conoscenze. Ci sono volute tanta fede e tanta resilienza.”

Due bandiere, un unico percorso

Nel corso della sua carriera Bluman ha rappresentato sia la Colombia sia Israele, due esperienze che hanno contribuito a definirlo come atleta e come persona.

“Entrambi i Paesi significano moltissimo per me. Ognuno, a modo suo, ha contribuito a formare la persona che sono.”

Con la Colombia ha mosso i primi passi sulla scena internazionale.

“Ho iniziato la mia carriera internazionale rappresentando la Colombia, dove ho avuto la possibilità di gareggiare insieme ad amici e cavalieri che ammiravo fin da bambino.”

Successivamente è arrivato il passaggio a Israele.

“Rappresentare Israele ha portato la mia carriera a un altro livello. Avevamo il sogno di far brillare Israele ai massimi livelli del salto ostacoli e, insieme a un gruppo di sostenitori e compagni di squadra, stiamo raggiungendo questi obiettivi.”

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La fiducia nasce dal processo

Per Bluman la fiducia non dipende dal risultato, ma dal lavoro quotidiano.

“Sono una persona orientata al processo. I risultati sono una conseguenza del lavoro che facciamo ogni giorno.”

Dopo ogni gara cerca sempre di analizzare ciò che può migliorare.

“Dopo un buon risultato o uno negativo, cerco di capire cosa posso fare meglio nel mio processo e nel mio allenamento e continuo a lavorare.”

È proprio la routine a costruire la sicurezza.

“Un ottimo processo e una buona routine costruiscono una grande fiducia nella propria capacità di esprimersi.”

Gli errori fanno parte dello sport.

“Tutti commettiamo errori. È inevitabile. Dobbiamo accettarli e continuare a lavorare sul nostro processo per migliorare le nostre capacità.”

Un consiglio al Daniel di ieri

Se potesse parlare al ragazzo che sognava un giorno di partecipare alle Olimpiadi, gli direbbe poche semplici parole.

“Non smettere mai di inseguire il tuo sogno. Abbi fede, lavora duramente e circondati di persone che ne sanno più di te.”

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Uno sport in continua evoluzione

Secondo Bluman, il salto ostacoli è cambiato profondamente negli ultimi anni.

“Il numero di competizioni di alto livello nel calendario e l’accesso a informazioni di qualità da parte di grandi uomini di cavalli e allenatori.”

Anche il livello tecnico è cresciuto.

“Lo sport si è evoluto. Oggi ci sono molti più cavalieri di alto livello e molto più competitivi rispetto al passato. E continua a crescere ogni anno.”

La Top 10 mondiale

Entrare tra i primi dieci cavalieri del ranking mondiale rappresenta un traguardo importante, ma non è mai stato il suo obiettivo principale.

“Non ho bisogno di molta motivazione per continuare a migliorare. Fa parte della mia personalità cercare di essere migliore ogni giorno.”

Per lui questo risultato appartiene a tutta la squadra.

“Aver raggiunto il traguardo della Top 10 mondiale è un grande riconoscimento per tutto il mio team.”

Ancora più importante è il modo in cui è stato raggiunto.

“Ho sempre detto che non avrei mai inseguito il ranking. Avrei seguito il mio piano e fatto ciò che era meglio per i nostri cavalli.”

Un principio che considera fondamentale.

“Siamo entrati nella Top 10 con cavalli freschi e in salute.”

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Il percorso che vorrebbe rivivere

Se potesse rivivere una sola prova della sua carriera, la scelta ricadrebbe sulla finale dei Campionati del Mondo di Herning.

“Il primo percorso della finale dei Campionati del Mondo a Herning.”

Ricorda perfettamente il piccolo dettaglio che cambiò tutto.

“Mi sono dimenticato di mostrare il muro a Ladriano, come facevo sempre prima di iniziare un percorso. Si è spaventato ed è uscito. Abbiamo fatto un cerchio e poi concluso senza errori.”

È convinto che quel giorno il risultato sarebbe potuto essere diverso.

“Sono convinto che Ladriano avrebbe fatto due percorsi netti.”

Dopo il lungo recupero dall’infortunio, quel momento ha assunto un significato ancora più profondo.

“Avevamo fatto un bellissimo percorso di preparazione per quel Campionato del Mondo, dopo aver riportato Ladriano in gara da un infortunio che sembrava porre fine alla sua carriera. Era in una forma straordinaria ed è stata totalmente colpa mia. Non ho rispettato la routine.”

Nonostante tutto, il ricordo più forte resta l’orgoglio per il suo cavallo.

“È un percorso che vorrei rivivere e godermi. Ladriano era in condizioni magnifiche ed ero così orgoglioso di lui e del suo impegno.”

Valentina Sozzi – Ph- Catie Staszak

© Riproduzione riservata.

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