Ferratura e piedi nudi nel cavallo sportivo internazionale: tra esigenze atletiche e viaggi nel mondo
Che si tratti dell’erba compatta di Aachen o della sabbia fine di Doha, i cavalli sportivi di oggi viaggiano ovunque. Volano, cambiano clima, affrontano superfici diverse e competono quasi senza sosta. Il loro valore atletico può essere straordinario, ma resta legato a un principio semplice e antico: la competitività dipende dalla salute dei piedi.
Per chi lavora con cavalli da sport, la cura dello zoccolo non è un dettaglio tecnico: è parte della costruzione dell’atleta. Non si riduce a mettere o togliere un ferro, ma a trovare un equilibrio tra biomeccanica, comfort, tipo di lavoro e condizioni ambientali. Soprattutto quando il cavallo passa gran parte dell’anno tra aeroporti e concorsi.
Cosa significa ferratura corretta in un cavallo che viaggia
Il ferro non è un accessorio. Deve rispettare la conformazione del piede, sostenere il peso in movimento, proteggere dalle sollecitazioni e favorire un appoggio regolare. Per un saltatore, può significare grip mirato e supporto nei rapidi cambi di direzione. Per un cavallo da completo, è protezione su terreni duri o abrasivi. Per un dressagista, l’equilibrio della punta e del tallone può influenzare direttamente il modo in cui si raccoglie e spinge in avanti.
Quando il cavallo cambia continente, però, anche il piede “viaggia”: superfici diverse richiedono ferrature diverse, climi opposti modificano la consistenza dello zoccolo, lunghi trasporti riducono la circolazione degli arti. Per questo alcune squadre internazionali si muovono con il proprio maniscalco: un ferro messo male lontano da casa può costare una gara.
Pro e contro della ferratura nello sport
Ferratura significa trazione, protezione e a volte correzione. Materiali moderni – alluminio leggero, compositi, solette ammortizzanti – permettono interventi sempre più personalizzati. Tuttavia, un ferro è pur sempre una limitazione meccanica: può ridurre il movimento naturale del piede se applicato senza criterio, e i chiodi possono danneggiare la parete se il piede non è di buona qualità.
Nel cavallo sportivo che viaggia, si aggiungono costi elevati e imprevisti. Un ferro perso nel fango di un campo gara o un chiodo fuori posizione diventano emergenze da gestire in lingue e regolamenti diversi.
Il barefoot nello sport: possibilità e limiti
In alcune discipline si vedono sempre più cavalli che gareggiano senza ferri, soprattutto nel dressage e in alcune categorie del salto ostacoli. Un piede nudo, se sano e ben gestito, offre maggiore sensibilità, buona elasticità e una circolazione più attiva. Alcuni cavalli migliorano l’ampiezza del passo o la naturalezza del movimento proprio quando vengono sferrati.
Ma non esiste un barefoot “per principio”. Ci sono cavalli che, per genetica, lavorano bene scalzi; altri hanno pareti fragili, suole sottili o semplicemente affrontano terreni inadatti. Il passaggio al piede nudo richiede tempo, programmazione e continuità, tre aspetti non sempre compatibili con calendari serrati e lunghi viaggi.
Gli stivali protettivi possono essere una soluzione intermedia, ma in molte competizioni non sono ammessi in gara, solo in allenamento o in trasporto.

La scelta giusta è quella che rispetta il cavallo
Ferrato o scalzo, ogni cavallo va valutato individualmente. Non decide la moda, né un’ideologia. A influire sono la conformazione, la qualità dello zoccolo, il tipo di lavoro, le superfici di gara, le stagioni e perfino il carattere del cavallo. La soluzione migliore nasce dal confronto tra chi lo monta, chi lo allena, il veterinario e il maniscalco o pareggiatore.
I professionisti più attenti non trattano lo zoccolo come qualcosa da “aggiustare”, ma come parte del progetto sportivo. Osservano come cresce, come reagisce al clima, come si modifica con il carico di lavoro. Lo considerano per ciò che è: una struttura viva, che cambia come cambiano muscoli, fiato e tecnica.
Conclusione: piedi che sostengono una carriera
In un mondo in cui i cavalli attraversano oceani per una gara di pochi minuti, la loro preparazione non si vede solo in campo: comincia dal piede. Una gestione accurata permette di mantenere l’atleta sano, costante e competitivo, indipendentemente dal passaporto che porta con sé.
Il nome è scritto sul documento di viaggio, ma sono gli zoccoli a portarli davvero lontano.
Valentina Sozzi –
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