Il cavallo come alleato nella cura dell’Alzheimer e della demenza
Quando si parla di Alzheimer e di demenza, il primo pensiero va spesso alla perdita della memoria, dell’autonomia, dell’identità. Tuttavia, negli ultimi anni, l’approccio alla malattia sta cambiando. Sempre più attenzione viene data non solo a ciò che si perde, ma a ciò che rimane: la capacità di provare emozioni, di entrare in relazione, di vivere esperienze significative. È proprio in questo spazio che il cavallo trova il suo ruolo più profondo.
Chi ha vissuto sulla propria pelle l’amore profondo per i cavalli e, allo stesso tempo, il dolore di perdere un familiare o un amico a causa di una malattia che prima cancella ciò che si è stati e poi ciò che si è, può comprendere fino in fondo quanto sia preziosa la possibilità di ricorrere a una terapia che, pur non arrestando il decorso della patologia, riesca ad alleviare la sofferenza emotiva e a migliorare lo stato d’animo del paziente in quel delicato momento.
Le persone con Alzheimer o con demenza, anche in fase avanzata, infatti, mantengono una forte sensibilità emotiva. Possono dimenticare nomi e luoghi, ma continuano a percepire il tono di una voce, un gesto gentile, una presenza calma.
Il cavallo, in questo senso, con il suo linguaggio non verbale, si inserisce in modo naturale creando una relazione che non richiede parole né memoria.
Una comunicazione che va oltre le parole
Uno degli aspetti più complessi della demenza è la progressiva difficoltà di comunicazione. Il linguaggio verbale si impoverisce, le frasi si spezzano, il dialogo diventa faticoso. Il cavallo, però, non chiede spiegazioni. Risponde al corpo, al ritmo, all’intenzione.
Accarezzare un cavallo, spazzolarlo, guardarlo negli occhi o semplicemente camminargli accanto permette alla persona di comunicare senza parlare, riducendo frustrazione e senso di inadeguatezza. Questo tipo di interazione favorisce momenti di calma, concentrazione e presenza, elementi fondamentali per il benessere emotivo dei malati di Alzheimer e demenza.
Ridurre agitazione e ansia in modo naturale
Tra i sintomi più difficili da gestire nella demenza ci sono agitazione, irrequietezza, aggressività e ansia. Questi comportamenti non sono casuali, ma spesso esprimono disagio, paura o difficoltà a comprendere l’ambiente circostante.
Le attività assistite con i cavalli hanno mostrato un effetto positivo proprio su questi aspetti. Il contatto con l’animale, l’ambiente naturale del maneggio e la ritualità delle attività contribuiscono a creare una sensazione di sicurezza e prevedibilità. Il cavallo, con il suo respiro lento e il movimento armonico, diventa una sorta di regolatore emotivo, aiutando la persona a rallentare e ritrovare equilibrio.
Studi recenti indicano una riduzione dei comportamenti problematici e un miglioramento dell’umore nelle persone con demenza coinvolte in programmi di equine-assisted therapy, confermando il valore di questo approccio come supporto non farmacologico.
Il valore della memoria emotiva
Anche quando la memoria cognitiva si deteriora, la memoria emotiva resta sorprendentemente attiva. Molte persone anziane, soprattutto quelle cresciute in contesti rurali o a contatto con gli animali, conservano ricordi profondi legati ai cavalli, anche se non sempre riescono a raccontarli.
Il contatto con il cavallo può riattivare queste tracce emotive, generando sensazioni di familiarità e piacere. Non è raro osservare sorrisi, cambiamenti nell’espressione del volto, maggiore apertura verso l’altro. Sono segnali piccoli, ma di enorme valore, perché restituiscono dignità e umanità alla persona, al di là della malattia.
Benefici anche sul piano fisico
Oltre agli aspetti emotivi e relazionali, la terapia assistita con i cavalli può offrire benefici anche sul piano fisico, soprattutto nelle fasi iniziali e intermedie della malattia. Le attività, sia da terra sia in sella, stimolano l’equilibrio, la coordinazione e la mobilità, contribuendo a mantenere le capacità funzionali più a lungo.
Il movimento del cavallo, in particolare, fornisce stimoli propriocettivi simili a quelli del cammino umano, favorendo una migliore percezione del corpo nello spazio. Questo aspetto è particolarmente importante negli anziani con demenza senile, spesso a rischio di cadute e perdita di autonomia.
Un’esperienza che coinvolge anche i familiari
La demenza non colpisce mai una sola persona. Coinvolge l’intero sistema familiare, in particolare chi si prende cura quotidianamente del malato. La terapia assistita con i cavalli offre spesso uno spazio condiviso, in cui anche i caregiver possono osservare il proprio caro in una veste diversa: non solo paziente, ma persona capace di relazione, emozione e presenza.
Questo cambiamento di prospettiva ha un forte impatto emotivo e può rafforzare il legame tra malato e familiare, offrendo momenti di qualità che vanno oltre la routine assistenziale.
Il cavallo, custode di lentezza e presenza
In una società che corre veloce, il cavallo impone un ritmo diverso. Richiede attenzione, rispetto, ascolto. Per le persone con Alzheimer e demenza, questo ritmo lento diventa un alleato prezioso. Non c’è fretta, non c’è giudizio, non c’è richiesta di performance. C’è solo l’esperienza del momento presente.
Ed è forse proprio questo il dono più grande della terapia assistita con i cavalli: ricordarci che, anche quando la memoria svanisce, la relazione resta. E in quella relazione, fatta di gesti semplici e silenzi condivisi, il cavallo diventa un vero e proprio compagno di cura per paziente e care giver.
A cura di Alessandra Ceserani
References
Sebalj M., Lakhani A., Grindrod A., Stuckey R. Equine-assisted services for people living with dementia: a systematic review. Alzheimer’s Research & Therapy, 2024.
Dabelko-Schoeny H., Phillips G., Darrough E. et al. Equine-assisted intervention for people with dementia. Anthrozoös, 2014.
© Riproduzione riservata.

