L’Ippoterapia, una pratica antica per i disturbi moderni

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Chiara Zenati riding Swing Royal - Team competition. Paralympic Games - Photo Copyright © FEI-Liz Gregg

L’equitazione terapeutica per il benessere cognitivo, fisico, emotivo e sociale

Ippoterapia nell’Antica Grecia, un ritorno alle radici

Storicamente, gli antichi greci consideravano i cavalli non solo un mezzo di trasporto, ma anche uno “strumento” per migliorare la salute ed il benessere fisico e mentale. Ippocrate, considerato il padre della medicina, fu il primo a descrivere i benefici dei cavalli a scopi riabilitativi, coniando il termine “ippoterapia”, dal greco antico ἱππος (cavallo) e therapeia (cura), che significa “trattamento con l’aiuto del cavallo“.

Equitazione terapeutica per soggetti con bisogni speciali

L’espressione Equine-assisted activities and therapies (EAAT) è stata sviluppata negli anni ’90 e, se da un lato include attività di apprendimento ed equitazione, la parte terapeutica abbraccia la psicoterapia equino-facilitata e la terapia equino-assistita. Questi concetti sono stati definiti dalla Professional Association of Therapeutic Horsemanship International (PATH).

Secondo quanto dichiarato dal PATH, l’equitazione terapeutica (TR), è un’attività svolta insieme ai cavalli e progettata per migliorare il benessere cognitivo, fisico, emotivo e sociale di soggetti con bisogni speciali. È stato dimostrato che la TR contribuisca ad aumentare la capacità di attenzione, il controllo, la focalizzazione, la gestione dei sensi e la comunicazione, sia verbale che non verbale. Questi elementi hanno reso la EAAT una pratica utile per trattare una varietà di disturbi dello sviluppo, tra cui i disturbi dello spettro autistico (Autism Spectrum Disorders o ASD).

L’ippoterapia e i disturbi dello spettro autistico, una profonda connessione

L’ASD è caratterizzato principalmente da problemi comportamentali, delle capacità comunicative e dell’integrazione sociale, ma provoca anche grossi limiti per quanto riguardo la consapevolezza di sé stessi, e si contraddistingue, inoltre, per la presenza di interessi ripetitivi stereotipati e di deficit nelle capacità cognitive e motorie.

La prevalenza dell’ASD è aumentata di quasi il 600% negli ultimi due decenni, il che suggerisce che 1 bambino su 68 in tutto il mondo ha una diagnosi clinica.
Ricerche attuali hanno indicato che il TR può essere una modalità di intervento adatta per chi ha un disordine di questo tipo; è stato notato come i cavalli siano in grado di rilevare cambiamenti minimi nel linguaggio del corpo umano, fornendo una sorta di ‘specchio’ del soggetto preso in esame, che può così farsi un’idea della propria psiche. 

A livello fisiologico, invece, la biologia comportamentale ed evolutiva ha indicato ci siano meccanismi e strutture universali alla base del comportamento sociale sia degli esseri umani che degli animali, consentendo così lo sviluppo di relazioni sociali tra individui di specie diverse, influenzando anche il modo di relazionarsi dell’uomo.

Evidenze scientifiche

Una ricerca effettuata dallo studioso Kern et al. nel 2011, ha riportato miglioramenti nella gravità dei sintomi comunemente associati all’autismo in una popolazione di 20 bambini che hanno completato un programma di Therapeutic Riding della durata di 6 mesi. Analogamente, Bass et al. (2009) hanno esaminato gli effetti di un programma di 12 settimane di TR in 34 bambini autistici, anche in questo caso i risultati hanno mostrato un miglioramento delle capacità di integrazione e di relazione sociale.

Uno studio più recente poi, realizzato da Borgi et al. (2016), ha testato gli effetti di una Equine-Assisted Therapy (EAT) su 28 bambini con ASD; un incontro a settimana della durata di circa 60-70 minuti per 6 mesi ha mostrato non solo un aumento della socialità, ma anche miglioramenti a livello di funzionalità esecutiva e un effetto più debole, ma comunque degno di nota, sulle capacità motorie.

In ultimo, lo studio della ricercatrice Sophie Anderson et al., anch’essa del 2016, ha fornito ulteriore prova del beneficio dell’ippoterapia in individui con disordini legati allo spettro dell’autismo: sono stati sottoposti 15 soggetti, bambini ed adolescenti, ad un programma di 5 settimane di equitazione terapeutica. Per valutare l’efficacia del programma sono stati utilizzati il quoziente dello spettro autistico, la Scala del comportamento adattivo di Vineland e il quoziente di empatia e sistematizzazione. I risultati hanno stabilito che l’intervento di TR abbia aumentato l’empatia e ridotto i comportamenti adattativi. I risultati hanno anche indicato che i comportamenti adattativi specifici dei soggetti trattati – come la socializzazione e la comunicazione – non fossero in realtà influenzati dalla terapia.

L’ippoterapia si configura come un’opzione terapeutica valida per migliorare la vita di coloro che affrontano disturbi dello sviluppo. I risultati scientifici evidenziano miglioramenti significativi nella socialità, nelle funzioni cognitive e nell’empatia. Montare a cavallo per il benessere psicologico e fisico diventa così non solo un ritorno alle radici dell’antichità, ma anche un moderno approccio terapeutico.

A. Ceserani

Photo Copyright © FEI/Liz Gregg | Tutti gli studi sopracitati sono stati effettuati concentrandosi sulla capacità di relazione sociale e sui tratti disadattivi-comportamentali dei soggetti, misurandoli con strumenti standardizzati, prima e dopo l’intervento.

© Riproduzione riservata.

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