Mental Coaching: quando un risultato negativo non definisce chi sei

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Siamo arrivati al nono articolo della rubrica di Mental Coaching, uno spazio dedicato a tutti gli atleti che vogliono migliorare la propria performance non solo dal punto di vista tecnico e fisico, ma soprattutto mentale.

In questo appuntamento affrontiamo uno dei pensieri più comuni – e più pericolosi – che possono emergere dopo una gara andata male: “Sono una schiappa, gli altri sono andati meglio di me”.

Attraverso esempi pratici e strumenti di mental coaching, vedremo come un risultato negativo possa influenzare la fiducia, l’autoefficacia e la percezione di sé, e soprattutto come evitare che una singola prestazione comprometta il percorso di crescita di un atleta.

Sono una schiappa! Gli altri sono andati meglio di me!”

L’altro giorno, durante una sessione di Mental Coaching, l’atleta che alleno mentalmente ha iniziato l’incontro dicendomi:

“Uffa! Sono una schiappa! Gli altri sono andati meglio di me!”

È normale rimanere delusi dopo una gara andata peggio del previsto. Un risultato meno buono può far male, soprattutto quando si dà il massimo. Tuttavia, è fondamentale gestire la delusione a livello mentale, prima che si trasformi in una convinzione negativa su se stessi.

Quante volte ti sei sentito “scarso” dopo aver ottenuto un risultato “scarso”?

A scuola, sul lavoro o proprio nel tuo sport.

Quando in gara vai meno bene rispetto agli altri compagni è naturale fare paragoni e rimanerci male. Ma bisogna fare attenzione: se quella delusione, invece di spingerti a lavorare di più per migliorare, ti porta a sentirti una schiappa, allora è il momento di intervenire a livello mentale.

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Eva Rosenthal

Il vero problema: identificarti con il risultato

Il problema principale nasce quando ottieni un risultato scarso e inizi a sentirti scarso.

Il rischio è quello di identificarti con la tua prestazione e di credere di essere “meno bravo” o “meno talentuoso” solo perché una gara è andata male. Quando inizi a sentirti meno capace, cominci a dubitare delle tue abilità e della tua possibilità di competere a quel livello.

La conseguenza? Le prestazioni peggiorano ulteriormente, alimentando un circolo vizioso negativo.

“Che tu creda di farcela o di non farcela, avrai sempre ragione.” – Henry Ford

Questa frase è estremamente significativa nello sport.

Se ti senti in grado di competere a un certo livello, riuscirai a esprimere al meglio le tue capacità tecniche, fisiche e mentali.

Se invece non ti senti capace, la tua performance sarà inevitabilmente al di sotto del tuo potenziale e i risultati ne risentiranno.

Un risultato scarso non definisce il tuo valore

Se ottieni un risultato scarso, non vuol dire che sei scarso.

Ma la tua mente potrebbe crederlo.

Qui c’è un punto di riflessione molto importante: alla mente piace avere ragione.

Se, dopo una gara andata male, inizi a sentirti meno bravo, ogni risultato negativo successivo rafforzerà questa convinzione. La tua mente ti dirà frasi come:

“Vedi? Avevo ragione.”

“Vedi? Sei proprio scarso.”

Questo meccanismo può creare un circolo vizioso di autosabotaggio, portandoti a perdere fiducia in te stesso e a non sentirti più capace di esprimere il tuo reale valore in gara.

Per questo è fondamentale intervenire subito a livello mentale. Se inizi a percepirti come “meno bravo”, la tua performance ne risentirà e finirai per credere davvero di esserlo.

Il modo in cui ti senti rispetto a te stesso influenza profondamente la tua performance.

Autoefficacia: la chiave della performance mentale

Questo sentirti in grado – oppure no – si chiama Autoefficacia.

L’autoefficacia è la fiducia nelle proprie capacità di organizzare ed eseguire le azioni necessarie per affrontare situazioni specifiche e raggiungere determinati obiettivi.

È un concetto sviluppato da Albert Bandura e non dipende tanto dalle competenze reali, quanto dalla percezione di saperle utilizzare in modo efficace.

5 passaggi di coaching per non perdere fiducia dopo una gara negativa

Ecco alcuni passaggi fondamentali di mental coaching per continuare a sentirti capace anche quando il risultato non è quello sperato:

1. Tu non sei il tuo risultato

Staccati dal risultato. Il risultato è la conseguenza di alcuni comportamenti tecnici messi in atto in quella specifica situazione. Non definisce chi sei né le tue capacità. Sai fare le cose: semplicemente, quella gara non è stata la tua miglior performance.

2. Sei in un percorso di crescita

Tutti partono da zero e migliorano con tempi e modalità diverse. Prendi consapevolezza del tuo percorso, fissati piccoli obiettivi di miglioramento continuo e riconosci ogni progresso. Apprezza e festeggia ogni piccolo traguardo.

3. Smetti di aspettarti di essere sempre al top

Nello sport o si vince o si impara. Quando la performance non è al massimo, individua le aree di miglioramento e crea un piano d’azione concreto. Spesso è proprio dagli errori che un atleta impara di più.

4. Smetti di paragonarti agli altri

Concentrati solo sul tuo percorso. Tutti gli atleti, anche quelli di successo, hanno vissuto gare negative e numerose sconfitte. Leggere le loro storie aiuta a normalizzare l’errore e a ridimensionare il fallimento.

5. Usa un modello di feedback efficace

Invece di dirti che sei una schiappa, utilizza un feedback costruttivo per analizzare la tua performance e imparare dall’esperienza. È l’unico modo per trasformare una gara negativa in crescita.

E tu, come reagisci quando la gara va male?

Nel prossimo articolo vedremo nel dettaglio il modello di feedback efficace.

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Segui @evarosenthal

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