Preparazione fisica equestre: gli aiuti involontari, quando il corpo comunica più delle intenzioni
Uno degli aspetti più complessi dell’equitazione è che il cavallo non riceve solamente gli aiuti che il cavaliere decide consapevolmente di utilizzare, ma anche tutte quelle informazioni che il corpo trasmette durante il movimento. Per questo motivo, la preparazione fisica del cavaliere può influenzare in modo significativo la qualità della comunicazione con il cavallo.
Nei cavalieri più esperti, anni di pratica permettono generalmente di sviluppare una maggiore consapevolezza corporea, una migliore indipendenza degli aiuti e una più elevata capacità di controllare ciò che viene trasmesso al cavallo. Nei cavalieri meno esperti, invece, è più frequente osservare una discrepanza tra l’aiuto che si vorrebbe utilizzare e le informazioni che il corpo trasmette realmente durante l’azione.Un esempio semplice può essere una richiesta di avanzamento attraverso la pressione del polpaccio, una variazione di direzione ottenuta mediante lo spostamento del peso o una richiesta effettuata attraverso le redini. Dal punto di vista del cavaliere, l’attenzione è concentrata principalmente su quell’azione specifica. Dal punto di vista del cavallo, però, la situazione è molto più complessa.
Durante il lavoro, il corpo comunica continuamente attraverso variazioni della tensione muscolare, modifiche della respirazione, cambiamenti nella distribuzione del carico, oscillazioni del tronco, alterazioni dell’equilibrio e spostamenti del centro di massa. Tutte queste informazioni vengono percepite dal cavallo e contribuiscono a costruire la risposta motoria finale. Queste informazioni non sono necessariamente errori tecnici. Sono segnali che il cavaliere trasmette senza una reale intenzione comunicativa. Il punto è che il cavallo non può distinguere ciò che è volontario da ciò che è involontario: può soltanto interpretare l’insieme degli stimoli che riceve e organizzare il proprio movimento di conseguenza.
Un esempio frequente si osserva nelle girate. Il cavaliere desidera semplicemente cambiare direzione, ma nello stesso momento possono comparire un irrigidimento del tronco, un aumento del carico su una staffa, una limitazione nel movimento di un’anca o una ridotta capacità di dissociare tronco e bacino. Queste dinamiche influenzano l’equilibrio complessivo del binomio e, di conseguenza, anche la qualità della traiettoria.
Una situazione simile può verificarsi nell’avvicinamento all’ostacolo. Molti cavalieri riferiscono di “non fare nulla” negli ultimi metri prima del salto; tuttavia, osservando attentamente i frame del movimento, si notano spesso modifiche della respirazione, anticipazioni del tronco, aumento della tensione negli arti superiori o maggiore rigidità negli arti inferiori. Anche questi segnali vengono percepiti dal cavallo e possono influenzare la sua capacità di organizzarsi prima dello stacco.
Per comprendere meglio questo fenomeno è utile introdurre il concetto di co-contrazione muscolare. Quando il sistema nervoso percepisce una richiesta più complessa, una condizione di incertezza o un aumento della pressione, tende ad aumentare l’attivazione contemporanea di gruppi muscolari opposti per ricercare maggiore stabilità. Si tratta di una strategia normale di controllo motorio che permette di aumentare il controllo articolare e ridurre l’instabilità.
Tuttavia, quando la co-contrazione diventa eccessiva, il movimento perde fluidità e capacità di adattamento. Il cavaliere appare più rigido, meno reattivo e meno capace di seguire le oscillazioni prodotte dal movimento del cavallo. In queste condizioni aumenta la probabilità che il corpo trasmetta informazioni non intenzionali che possono interferire con l’efficacia degli aiuti volontari. Per questo motivo, la preparazione fisica non dovrebbe limitarsi allo sviluppo della forza o della resistenza. Una parte importante del lavoro consiste nel migliorare il controllo motorio, la consapevolezza corporea e la capacità di gestire la tensione muscolare nelle situazioni più impegnative. L’obiettivo non è eliminare completamente la tensione, ma utilizzare la quantità necessaria per controllare il movimento senza compromettere fluidità, adattabilità e qualità della comunicazione con il cavallo.
Un test pratico
Bear Position Hold con respirazione controllata
Posizionati in quadrupedia e solleva leggermente le ginocchia da terra mantenendo la schiena neutra.
Mantieni la posizione per 20 secondi respirando lentamente e in modo regolare.
Cosa osservare
- Trattieni il respiro durante il mantenimento?
- Le spalle tendono a sollevarsi?
- Compare una tensione eccessiva nel collo?
- Perdi la posizione non appena provi a respirare profondamente?
- Riesci a mantenere il controllo senza irrigidirti?
Una difficoltà nel mantenere la respirazione durante l’esercizio può indicare una tendenza ad aumentare eccessivamente la tensione muscolare quando la richiesta di controllo motorio cresce.
Applicazione pratica
Per migliorare la capacità di controllare il corpo senza irrigidirsi eccessivamente possono essere utili esercizi come:
- Bear Position Hold con respirazione controllata
- Dead Bug con espirazione attiva
- Farmer Carry bilaterale
Scritto da Sofia Caniato
Equestrian Performance Coach
Laureata Magistrale in Scienze dello Sport e della Preparazione Fisica
Instagram: @sofiacaniato_coach
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