Tra mignolo e anulare nasce il dialogo con il cavallo
Le dita inferiori della mano, in particolare anulare e mignolo, sono quelle che modulano meglio la pressione, permettendo micro-aggiustamenti continui senza ricorrere alla forza.
Chi va a cavallo lo sa, le mani parlano prima ancora di muoversi.
Nel modo in cui si tengono le redini c’è già un’intenzione, un atteggiamento, quasi un carattere.
Farle passare tra mignolo e anulare non è una regola fredda da seguire, ma un’abitudine che nasce dall’ascolto.
In quella posizione la mano si chiude senza irrigidirsi, resta viva, pronta a sentire prima di chiedere.
Le dita più piccole non stringono, accompagnano, modulano, correggono, ammorbidiscono.
Il pollice appoggiato sopra dà sicurezza, mentre il resto della mano segue il movimento del cavallo, senza interromperlo. Così la redine smette di essere un mezzo di controllo e diventa un filo sottile di dialogo.
Il cavallo percepisce una presenza costante ma mai invadente, un contatto che non trattiene e non sorprende. Il cavaliere, dal canto suo, impara a fidarsi di gesti minimi, quasi invisibili.
Spesso, nell’equitazione, sono proprio le cose più piccole come il passaggio di una redine tra due dita a fare la differenza tra comandare e comunicare.
In foto di copertina Aurora Bernardo; nell’articolo Gabriele Maifredi e Camilla Curcio
Foto (c) Ludovico Ciotola/Sportendurance
Luca Giannangeli
HSJ x FISE






