Andrea Farinetti e AP my FW, un Mondiale vinto con il cuore: «All’ultimo le ho chiesto qualcosa in più. Lei me l’ha dato»

Andrea Farinetti e AP my FW, un Mondiale vinto con il cuore: «All'ultimo le ho chiesto qualcosa in più. Lei me l’ha dato»

Il neo campione del mondo Open di Mounted Games racconta a Horseshowjumping.tv l’oro conquistato a Luhmühlen con AP my FW. Una vittoria costruita negli anni, arrivata al termine di uno spareggio emozionante e capace di raccontare, forse meglio di qualsiasi risultato, il rapporto tra un cavaliere e la propria cavalla

Ci sono vittorie che si leggono nella classifica e altre che, per comprenderle davvero, hanno bisogno di essere riavvolte fino a qualche anno prima. Quella di Andrea Farinetti ai Campionati Mondiali Individuali IMGA di Luhmühlen appartiene decisamente alla seconda categoria.

Il 2 agosto l’azzurro ha portato per la prima volta in Italia il titolo mondiale individuale Open di Mounted Games, chiudendo un campionato che difficilmente avrebbe potuto scegliere un finale più teatrale: una rimonta, gli equilibri di classifica cambiati nell’ultimo gioco, la parità, lo spareggio per assegnare l’oro e infine il verdetto definitivo.

Ma se si ascolta Andrea Farinetti raccontare quel Mondiale, il risultato sembra quasi diventare la conseguenza di qualcos’altro.

Di esperienza, certamente. Di preparazione. Di lucidità. Ma soprattutto di un rapporto costruito giorno dopo giorno con AP my FW, otto anni, la cavalla più giovane presente nella finale Open e arrivata in Germania dopo un percorso sportivo che, stagione dopo stagione, aveva già lasciato intuire quanto lontano avrebbe potuto condurli.

«Quest’anno si sono quasi allineati i pianeti», racconta Andrea a Horseshowjumping.tv. «L’esperienza del cavaliere è importante, ma per vincere una gara del genere serve il cavallo giusto. E trovare il cavallo giusto non è affatto semplice. Deve avere caratteristiche fisiche, atletiche e mentali che insieme formano un pacchetto molto raro».

Una cavalla costruita nel tempo

La storia di AP my FW con Andrea Farinetti non nasce con una cavalla già pronta per competere ai massimi livelli. Andrea la vede per la prima volta quando non è ancora domata. Torna circa un mese più tardi e trova una giovane cavalla con appena una decina di giorni di lavoro sotto la sella. La compra. Il resto viene costruito praticamente da zero.

«Aveva le basi della doma: portava la sella, girava a destra e a sinistra, si fermava, rispondeva in maniera molto elementare alla gamba. Quando dico che l’ho addestrata, quindi, non intendo soltanto che l’ho introdotta ai Mounted Games, ma che abbiamo costruito insieme tutto il lavoro».

AP my FW è una Quarter Horse con genetica orientata al barrel racing. Dal padre arriva una linea Firewater, conosciuta anche in Italia; dal lato materno, invece, una componente che Farinetti definisce più rustica e meno esasperatamente orientata alla velocità. Un incrocio che, con il passare degli anni, si è rivelato particolarmente interessante.

«Ha velocità, elasticità e una girata molto buona, caratteristiche che derivano anche dalla sua genetica. Ma insieme c’è una parte mentale che per me è fondamentale. È una cavalla alla quale puoi chiedere molto e che poi, quando serve, riesce anche a spegnersi e recuperare. Nei Mounted Games non basta essere veloci».

La progressione dei risultati racconta il resto. Nel 2024 il bronzo mondiale a squadre e la finale del Campionato Europeo individuale, affrontato quando la cavalla era ancora giovanissima. Nel 2025 la vittoria in Champions League, una nuova finale mondiale individuale e soprattutto l’argento ai Mondiali a coppie.

Poi Luhmühlen. «Pochissimi cavalli riescono a vincere un Campionato del Mondo individuale a otto anni», sottolinea Farinetti. E pronunciata dopo ciò che è accaduto in Germania, la frase assume un peso particolare.

Andrea Farinetti e AP my FW, un Mondiale vinto con il cuore: «All'ultimo le ho chiesto qualcosa in più. Lei me l’ha dato»
Andrea Farinetti e AP my FW, un Mondiale vinto con il cuore: «All'ultimo le ho chiesto qualcosa in più. Lei me l’ha dato» 4

Un Mondiale dentro un evento mai visto prima

Anche il contesto ha contribuito a rendere speciale quella settimana. Il World Individual Championship 2026, disputato dal 27 luglio al 2 agosto a Luhmühlen, ha riunito oltre 200 binomi provenienti da 18 nazioni. Per Andrea Farinetti, però, i numeri raccontano soltanto una parte di ciò che si respirava sul posto.

«È stato probabilmente il più grande evento di Mounted Games mai organizzato. Si stima che nell’arco della manifestazione siano passate più di diecimila persone e il giorno delle finali c’erano circa seimila spettatori. Gli spalti erano pieni e c’era gente tutt’intorno al campo perché non c’era più posto».

Un colpo d’occhio al quale la disciplina non era abituata.

Grande campo in sabbia, tribune permanenti, strutture dedicate all’organizzazione, una produzione video con più telecamere e una vera regia televisiva. Non semplicemente una competizione, dunque, ma la dimostrazione concreta di come i Mounted Games possano essere presentati anche a un pubblico più ampio.

«È stata un’atmosfera che nella nostra disciplina non avevo mai visto. E credo abbia dimostrato qualcosa di importante: questo sport può essere offerto su un palcoscenico diverso. Ha spettacolarità, adrenalina, entusiasmo. Vedere così tante persone coinvolte è stata una conferma reale delle possibilità che abbiamo davanti».

Poi, però, arriva il momento in cui attorno rimangono migliaia di persone e in campo bisogna dimenticarsene.

Dalle qualificazioni alla finale: cambia tutto

Le prime sessioni non mettono realmente in difficoltà Farinetti. Dei 49 punti teoricamente disponibili in ogni sessione di qualificazione, l’italiano non scende mai sotto quota 45. Vince le proprie batterie, supera la semifinale al primo posto e arriva alla finale con la consapevolezza di avere tra le mani tutto ciò che serve per giocarsi il titolo.

È proprio allora che il Mondiale decide di complicarsi. «La finale è iniziata male. Nel primo gioco sono arrivato ultimo».

Non esattamente l’avvio immaginato dopo giorni quasi impeccabili. Eppure è forse qui che emerge uno degli aspetti sui quali Andrea Farinetti insiste maggiormente parlando della propria gara.

La testa.

«Ero molto preparato mentalmente e soprattutto consapevole di ciò che potevamo fare. Quindi sono rimasto concentrato e positivo».

Seguono un terzo posto e due vittorie consecutive. La classifica torna improvvisamente corta. Andrea Farinetti recupera, poi qualche piccolo episodio gli costa nuovamente punti. All’ultimo gioco Andrea è secondo. Un punto lo separa dalla testa della classifica, mentre il terzo è due lunghezze più indietro. Poi succede ciò che rende imprevedibile lo sport: il leader sbaglia e perde la possibilità di conquistare il titolo. Farinetti conclude terzo. Il concorrente che lo inseguiva vince.

Parità.

Per la seconda volta nella storia della disciplina, ricorda Andrea, il titolo mondiale deve essere assegnato attraverso uno spareggio.

Un ultimo gioco. Le bandiere.

«L’anno prima avevo perso per venti centimetri»

Ci sono esperienze che sul momento sembrano soltanto sconfitte e che, mesi più tardi, tornano sotto un’altra forma. Nel 202 Andrea 5 Farinetti aveva perso il titolo mondiale a coppie per una distanza di una ventina di centimetri.

Anche allora c’era stato un allungo finale. Anche allora il gioco era quello delle bandiere.

Quando a Luhmühlen esce dall’ultima girata dello spareggio e vede il proprio avversario ancora al suo fianco, quel ricordo riemerge immediatamente.

«Eravamo praticamente pari. Quando sono uscito dalla girata e ho visto che era lì, accanto a me, mi è tornato in mente il Mondiale a coppie dell’anno scorso, perso per venti centimetri. Credo che in quel momento sia uscito qualcosa in più da me».

Ma un cavaliere può chiedere. La risposta appartiene al cavallo. Ed è forse questo il passaggio che Andrea ricorda con maggiore emozione.

«Io ho chiesto qualcosa in più e lei me l’ha dato».

AP my FW era arrivata a quell’ultima accelerazione dopo cinque giorni di competizione e dopo i dieci giochi già affrontati nella finale. Otto anni, la più giovane del gruppo, le energie inevitabilmente agli sgoccioli. Eppure risponde.

«Nonostante la stanchezza si è data completamente. Credo che lì sia venuta fuori anche una componente di cuore».

Per Andrea Farinetti è quasi una scoperta, o forse la conferma definitiva di qualcosa che stava aspettando: il compimento di una parte del loro percorso.

Andrea Farinetti e AP my FW, un Mondiale vinto con il cuore: «All'ultimo le ho chiesto qualcosa in più. Lei me l’ha dato»
Andrea Farinetti e AP my FW, un Mondiale vinto con il cuore: «All'ultimo le ho chiesto qualcosa in più. Lei me l’ha dato» 5

Un oro che mancava all’Italia

Il significato di quella vittoria supera anche il successo personale, prima di Luhmühlen, l’Italia aveva conquistato titoli mondiali individuali nelle altre categorie dei Mounted Games, ma mai nella Open: era l’oro che mancava.

Il primo titolo mondiale individuale Open della storia italiana porta dunque il nome di Andrea Farinetti e quello di una cavalla che lui stesso ha scelto quando conosceva ancora pochissimo del lavoro che un giorno sarebbe stata chiamata a fare. Forse è anche per questo che, ripercorrendo la settimana tedesca, Andrea torna continuamente a parlare di lei.

Della preparazione atletica studiata con particolare attenzione. Della nutrizione e dell’integrazione curate nei dettagli per consentirle di arrivare alla finale con maggiore energia e lucidità. Dei suoi pregi, ma anche delle caratteristiche sulle quali negli anni hanno lavorato.

«Questa volta sono stato estremamente scrupoloso nella preparazione. Nutrizione, integrazione, lavoro. Credo che tutto questo le abbia dato qualcosa in più fisicamente e, di conseguenza, anche mentalmente: meno stanchezza significa più lucidità, concentrazione e presenza».

Non esiste una singola ragione per cui si vince un Mondiale.

Esiste piuttosto una somma di dettagli, scelte, errori corretti, esperienze accumulate e momenti nei quali occorre riuscire a rimanere lucidi mentre tutto intorno accelera.

di Alessandra Ceserani

HSJ x FISE

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