Dal Colle del Gran San Bernardo ai sentieri d’Italia, un viaggio di montagna, tecnica e relazione per la via Francigena.
Attraversare la Via Francigena a cavallo partendo dal Colle del Gran San Bernardo (m 2887 s.l.m.) significa scegliere uno degli accessi più affascinanti e impegnativi dell’intero itinerario.
È un inizio che non ammette improvvisazione e che pone fin da subito il cavallo al centro dell’esperienza.
Qui, dove per secoli sono transitati pellegrini e mercanti, il cavaliere moderno ritrova l’essenza del viaggio equestre: lentezza, ascolto e adattamento. La montagna detta il ritmo, il cavallo lo interpreta.
Il primo tratto, alta quota e consapevolezza.
Il tratto iniziale dal colle si svolge in ambiente severo, spesso ventoso e con forti escursioni termiche. I sentieri, in parte rocciosi, richiedono cavalli sicuri di piede, abituati a muoversi su fondi instabili e pendenze marcate. Non è una sezione lunga, ma è decisiva per impostare correttamente tutto il viaggio. In questa fase il cavaliere deve mantenere un assetto leggero, favorire l’equilibrio del cavallo e concedere pause frequenti. Il passo è l’andatura dominante: qui non si guadagnano chilometri, si costruisce fiducia.

Il cavallo, atleta e compagno di viaggio.
Affrontare la Francigena da questo valico alpino richiede cavalli preparati fisicamente e mentalmente. Soggetti rustici, con buona capacità cardio-respiratoria e temperamento collaborativo, risultano particolarmente adatti. Più che la razza, conta l’esperienza. Cavalli già abituati a trekking lunghi e a contesti naturali complessi.
Durante il viaggio, il cavallo va gestito come un vero atleta di endurance. Controllo quotidiano di schiena e garrese, verifica dello stato degli zoccoli, attenzione costante a idratazione e recupero. Ogni segnale di affaticamento va interpretato e rispettato. Sulla Via Francigena, il successo del viaggio coincide con il benessere del cavallo.
Attrezzature e assetto, la tecnica al servizio del comfort.
La scelta dell’attrezzatura è determinante. Selle da trekking ben adattate, sottosella traspiranti e sistemi di carico simmetrici riducono il rischio di fiaccature e permettono una distribuzione ottimale del peso. In un itinerario lungo, anche piccoli errori diventano problemi seri.
La ferratura deve essere studiata in funzione della varietà del terreno; pietraie in quota, sterrati duri, tratti erbosi e occasionali attraversamenti asfaltati. Una pianificazione accurata prevede punti di riferimento per eventuali interventi di emergenza lungo il percorso.
Dalla montagna alla Valle d’Aosta, il viaggio si distende.
Scendendo verso la Valle d’Aosta, il paesaggio si addolcisce e i sentieri diventano più scorrevoli. I boschi offrono ombra, l’erba è più abbondante e le tappe si fanno più regolari. È il momento in cui cavallo e cavaliere trovano un equilibrio stabile, frutto dei primi giorni di adattamento reciproco. Lungo questo tratto la Via Francigena alterna mulattiere storiche, strade poderali e sentieri condivisi con escursionisti. Il rispetto e la gestione degli incontri diventano parte integrante dell’esperienza equestre.
Un cammino che forma il binomio.
Dal punto di vista equestre, la Via Francigena è un percorso altamente formativo. Rafforza la comunicazione, migliora la sensibilità del cavaliere e rende il cavallo più sicuro e autonomo. Giorno dopo giorno, il binomio cresce, si affina e impara a leggere il territorio come un linguaggio comune. Non è un viaggio da affrontare con spirito sportivo fine a sé stesso, ma con un approccio consapevole, in cui tecnica, rispetto e relazione diventano parte integrante del cammino.
Partire a cavallo dal Colle del Gran San Bernardo lungo la Via Francigena significa intraprendere un viaggio esigente e autentico. È un’esperienza che mette alla prova, ma che restituisce molto: competenza, connessione e una profonda sensazione di continuità con la storia del viaggio equestre. Un percorso che non si misura solo in chilometri, ma nella qualità del tempo condiviso tra cavallo e cavaliere.
HSJ – RL
© Riproduzione riservata.

