Luca Bucarelli. alla prima 160 KM se la gioca, ci crede e la vince!
Dominio italiano all’Endurance Festival Bavaria 2026 con Luca Bucarelli.
Buch, piccolo centro della Baviera tedesca, ha ospitato il 30 maggio scorso l’Endurance Festival Bavaria 2026, uno degli appuntamenti internazionali di endurance ormai entrato nelle corde di tanti appassionati, soprattutto italiani. E’ proprio dal belpaese che sono arrivati gli acuti più prestigiosi: per citare solo i podi si parla di 3 vittorie e un secondo posto a ribadire l’assoluta crescita dell’endurance italiano in Europa.
La gara regina, la CEI3* 160 km, è andata ad uno scatenato Luca Bucarelli in sella a Bidunele di Barbagia (un nipote di Veinard al Maury) che ha chiuso alla media 17,44 km/h. lasciandosi dietro di sé l’inglese Thorne e l’australiana Toft. Lo stesso cavaliere toscano al termine della sua spettacolare volata finale, ha raccontato ai microfoni di Sportendurance un po’ di sè e qualcosa della sua super giornata. Al suo racconto seguiranno su Sportendurance, le dichiarazioni degli altri protagonisti sui gradini più alti del podio in Deutschland, la “terra del popolo”.

Parleremo di e con Tiziano Corrado che con Dzyngis Chan ha conquistato il successo ad oltre 17 km/h nella CEI3* 140 km. e con Damiano Vicario che in compagnia di Iriack de Montegut, ha tagliato vincendo il traguardo della CEI2* insieme al collega di regione, il lombardo Daniele Serioli che montava per l’occasione, il campione italiano assoluto 2024 Banco du Vallois. Prima di lasciarvi alle parole di Luca Bucarelli, permetteteci applaudire il doppio ottavo posto rispettivamente per Valentina Galli su Zogu de Iloi in CEI3* e per Isabella Bonetto con Castiglia in CEI2*.
Un bilancio quindi estremamente positivo per i colori azzurri che a Buch hanno dimostrato competitività ai massimi livelli internazionali, raccogliendo vittorie e piazzamenti di prestigio nelle principali categorie della manifestazione. Un profondo grazie va anche a chi è stato fermato anzitempo, this is endurance, si dice!
Allora, ci siamo, microfono a Luca Bucarelli
LUCA BUCARELLI E LA SUA GIORNATA PERFETTA IN GERMANIA
Il cavaliere toscano che ha il merito di aver fatto risuonare l’inno di Mameli dopo la “lunga” di Buch, era accompagnato in gara da un nutrito e appassionato gruppo formato da sua moglie Alessia, sua cognata Sofia e dagli amici Nicola “Hercules” Erculei e Luca Cellai. “Le emozioni sono ancora indescrivibili. A distanza di poche ore dalla gara faccio ancora fatica a realizzare quello che è successo.
Sono Luca Bucarelli e vivo in provincia di Arezzo. Nella vita, quella lavorativa, ho una macelleria, un’attività di famiglia dove lavoro con mia madre Monica e mia moglie Alessia mentre a casa ci aspetta Caterina, la nostra splendida bambina di otto anni che è chiaramente il centro della nostra vita.
La passione per i cavalli arriva da molto lontano. La scuderia di famiglia era di mio padre che purtroppo è venuto a mancare quindici anni fa. Dopo quel momento difficile ho cercato, poco alla volta, di portare avanti anche quella parti di vita che ci legava dunque di ripartire.
Oggi ho due cavalli da endurance, due fattrici arabe e un piccolo allevamento di cavalli da salto. In totale gestisco circa venti cavalli.
Insomma, un matto a tutti gli effetti… ma probabilmente bisogna esserlo un po’ per praticare l’endurance.
Negli ultimi anni mi sto dedicando moltissimo a questo sport perché ottenere certi risultati senza impegno sarebbe impossibile. Non dico che ci si debba dedicare completamente, ma quasi.
Vado a cavallo da sempre, praticamente da quando ero bambino. Sono sempre stato un amante della campagna, dell’escursionismo e della vita all’aria aperta e, ad un certo punto, decisi di provare questo sport, senza alcuna pretesa, semplicemente per passione.
Anno dopo anno però, grazie al cavallo che ho portato a Buch, sono riuscito a togliermi soddisfazioni che mi fanno venire la pelle d’oca. Già l’anno scorso poter partecipare al Mondiale Giovani Cavalli era stato un risultato straordinario. Misurarsi con i più grandi interpreti di questo sport era qualcosa che non avrei mai immaginato. Questa esperienza era nata soprattutto come un’occasione per fare una trasferta all’estero, vivere qualcosa di nuovo e trascorrere qualche giorno con la mia famiglia, inserendo nel programma la mia prima 160 chilometri.
Mi avevano parlato molto bene di questa gara e di questo luogo e le aspettative non sono state disattese perché abbiamo trovato un ambiente sereno e accogliente. Con me altri italiani che hanno contribuito a rendere l’atmosfera ancora più gradevole. La mattina della gara sono partito con un solo obiettivo, portare a termine la mia prima 160 chilometri. Quando affronti una distanza del genere non sai mai davvero se hai preparato bene il cavallo, se sei pronto tu, se tutto funzionerà a dovere e soprattutto su un terreno completamente da scoprire.
Quaranta chilometri in più rispetto a una 120 sono tanti, sia fisicamente che mentalmente.
Nel primo giro ho cercato di tenere il cavallo il più tranquillo possibile perché già alla partenza era molto carico. Siamo rimasti nel gruppo principale e la prima vera selezione è arrivata al cancello veterinario. Io sono ripartito settimo ma a poca distanza dai primi. Nel secondo giro mi sono ritrovato quasi subito con il gruppo di testa e da quel momento non ci siamo più staccati.
Il cavallo è sempre rientrato bene di cuore ai controlli veterinari e tutta l’assistenza ha funzionato alla perfezione. Abbiamo avuto soltanto una piccola difficoltà durante il terzo giro a causa del primo vero caldo della stagione. In quel tratto abbiamo camminato parecchio gestendo la situazione con attenzione.
Nel quarto giro avevamo ormai accumulato un buon margine sugli inseguitori e il gruppo di testa ha deciso di abbassare leggermente il ritmo, restando compatto.
Giro dopo giro ci sono state alcune eliminazioni, fino a quando ci siamo ritrovati in tre a giocarci la vittoria; io, un’amazzone inglese e una australiana.

L’ultimo giro è stato una vera partita a scacchi, ci siamo studiati continuamente.
Qualcuno provava a fare l’elastico allungando e rallentando, testando gli avversari ma io sono rimasto dietro, aspettando il momento giusto, perché sentivo il cavallo sotto di me e avevo fiducia nelle sue energie.
Siamo arrivati all’ultima curva, quella che immette sul rettilineo finale ed è proprio lì che ho deciso di chiedergli tutto. Ho allargato la traiettoria e ho aperto il gas. Il cavallo è stato semplicemente pazzesco. È stata un’emozione incredibile, qualcosa difficile da descrivere a parole.
La cosa più bella è che per tutta la gara l’ho sempre sentito bene. Oggi posso dire che sta davvero diventando un cavallo da endurance completo e questa prova me lo ha dimostrato.
Sono felice soprattutto dell’esperienza vissuta, perché per una persona che non fa questo di professione, certi risultati sembrano quasi impossibili.
Devo ringraziare Luca Cellai, mia moglie Alessia, mia cognata e Nicola Hercules.
Sono stati fondamentali. Abbiamo lavorato benissimo come squadra, non mi hanno fatto mancare nulla e mi hanno permesso di recuperare e riposare nei momenti giusti. Questo risultato è il frutto del lavoro di tutti noi perché da solo sarebbe stato impossibile.
Se qualcuno mi avesse detto qualche anno fa che avrei potuto vincere una 160 chilometri internazionale, probabilmente non ci avrei creduto e invece oggi sono qui, incredulo, a raccontare questa esperienza ed è proprio questo che rende tutto ancora più speciale.
Grazie a tutti”…
Nicola Erculei, con il suo approccio alla vita sempre positivo ha detto al termine della gara: “e’ stato prima di tutto divertente. Un’esperienza bellissima vissuta con amici seri nei momenti giusti e leggeri quando il clima lo permetteva e poi che dire di Luca e Bidunele, sono stati semplicemente fantastici, grazie”. Anche Luca Cellai, l’altro accompagnatore ha voluto spendere due parole in favore del suo omonimo, eccole:
“Quando si dice che dietro una vittoria in una gara di endurance, soprattutto nelle lunghe distanze, non ci sono soltanto un cavallo e un cavaliere, ma un intero gruppo di persone, oggi ne abbiamo avuto la dimostrazione.
Il team di Luca Bucarelli, del quale faccio parte come assistente quando non sono in sella, ha lavorato in maniera straordinaria. Seguo Luca da tempo e, in un certo senso, questo cavallo è cresciuto insieme a noi, l’abbiamo visto maturare passo dopo passo.
Oggi abbiamo affrontato una giornata davvero impegnativa. Il caldo era impegnativo dunque l’assistenza giocava un ruolo fondamentale. Nonostante il cavallo rispondesse sempre alla perfezione, a ogni sosta era necessario riportarlo nelle migliori condizioni possibili per affrontare il giro successivo. È stato un grande lavoro di squadra al quale si è unito anche Nicola Erculei, un caro amico che ci ha dato un contributo prezioso.
È stato un lavoro duro, durissimo. Seguire una 160 chilometri significa gestire sei giri, sei assistenze, la preparazione del cavallo prima della gara e tutto ciò che viene dopo. Spesso si pensa che una gara finisca quando il cavaliere scende da cavallo ma in realtà c’è un enorme lavoro anche successivo, soprattutto quando si arriva a un risultato così importante.
Per noi era la prima esperienza su una 160 chilometri con una gestione così impegnativa e devo dire che è stata davvero una prova tosta. Organizzare ogni dettaglio, garantire l’assistenza in tutti i punti e mantenere il cavallo nelle condizioni ottimali è stato estremamente faticoso.
Però la soddisfazione finale ha ripagato ogni sacrificio. Vedere Luca arrivare a quella volata conclusiva è stato emozionante.
Conoscendo il cavallo e vedendo quanto fosse ancora in ottime condizioni, gli avevamo detto che in caso di volata, poteva e doveva provare e così è stato!!!
Questa vittoria ripaga davvero tutto il lavoro, l’impegno e i sacrifici fatti. È la conferma che dietro un successo come questo c’è un team unito, competente e forte, che lavora insieme con un unico obiettivo, grazie Luca e Bidu”.
Foto by Barbara Miller x sportendurance
Luca Giannangeli
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