Vita di un direttore di campo: Elio Travagliati.
Elio Travagliati: «Un salto alla volta». Dietro ogni percorso c’è un equilibrio delicato tra tecnica, sicurezza e spettacolo, dove ogni dettaglio è pensato per valorizzare cavallo e cavaliere.
Ogni difficoltà tecnica del percorso è studiata con accuratezza. Ogni salto, ogni distanza, ogni girata è frutto del paziente lavoro di una figura fondamentale per il salto ostacoli, quella del direttore di campo. Lo racconta Elio Travagliati uno dei più rinomati chef de piste italiani: «Quando disegno un tracciato non voglio mai mettere in difficoltà il binomio. L’obiettivo è premiare il cavallo meglio lavorato e il cavaliere che monta meglio».
Elio Travagliati, originario di Chiaserna di Cantiano nell’entroterra marchigiano, nasce come cavaliere e istruttore. Lavorava in un centro ippico di Forlì e portava gli allievi in concorso a Le Siepi di Cervia. È proprio lì che ha incontrato Uliano Vezzani: «C’era un corso per direttori di campo in Emilia Romagna e ho cominciato così, quasi per gioco.
Poi è diventata la mia professione principale». Il primo percorso che ha costruito da titolare per un concorso nazionale è a Cortina d’Ampezzo nel 1998. Il resto poi è storia: al Toscana Tour di Arezzo ha lavorato con i più grandi nomi del mondo, fino ad arrivare ai massimi livelli internazionali. Ha disegnato infatti da titolare i percorsi di alcune tappe di Coppa del Mondo ed è stato assistente al direttore di campo alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e Parigi 2024.
Come Travagliati racconta, è molto diverso costruire un percorso per una categoria brevetto e per un Gran Premio internazionale. «Sono due sport completamente diversi» spiega. «Per un brevetto devi pensare ad aiutare il binomio a crescere. I percorsi devono essere lineari, perché i ragazzi devono imparare qualcosa, non solo fare zero. Se dal numero 1 al numero 5, gli chiedo di cambiare mano 4 volte faranno fatica a
essere fluidi in sella». Al contrario, ad alto livello, dove le altezze arrivano fino a 1mt60, «bisogna inserire delle tecnicità che non mettano in difficoltà ma che creino la giusta selezione tra i partenti. Per me in un Gran Premio dovrebbero arrivare in barrage tra i 5 e i 10 binomi. Anche, perché no, per avere il giusto spettacolo».
Il direttore di campo deve fare i conti anche con l’evoluzione tecnologica dei terreni. «I fondi di 30 anni fa non erano performanti come le nuove sabbie silicee. Oggi i cavalli hanno un galoppo molto più veloce e aperto: una linea di 5 tempi che una volta era di 21,50 metri, oggi è di 23,50. Sono due metri di differenza».
Il percorso può essere disegnato molto tempo prima, ma nulla esclude di poter fare delle modifiche poco prima. Per esempio, racconta Travagliati «se mi accorgo che in un punto vicino al campo c’è passaggio costante di persone o una fonte di distrazione importante, non metterò lì la combinazione». Il percorso di Coppa del Mondo però, Travagliati lo prepara con grande anticipo, anche un mese prima. «In un’arena
indoor, una volta conosciute le dimensioni del campo, è difficile che ci sia qualcosa che possa farmi cambiare idea. E poi lì non c’è tempo di cambiare il percorso».
È anche importante tenere conto di chi affronterà quella gara, in modo che sia un percorso competitivo, certo, ma che non metta in difficoltà nessuno. «Questa forse è la difficoltà più grossa: disegnare un tracciato ottimale per 50 cavalieri e 50 cavalli diversi, tutti con caratteristiche e difficoltà diverse».
La distanza dalla porta è un altro elemento cruciale, soprattutto per i cavalli giovani o per i ragazzi alle prime armi che montano cavalli poco abituati al contesto del concorso. Per i professionisti invece un difficoltà potrebbe essere rappresentata dai salti troppo vicini agli angoli: «Bisogna lasciare sempre almeno 3 o 4 tempi di galoppo via dalla curva, per poter affrontare qualsiasi tipo di salto».
Grande differenza c’è anche tra un percorso di un Gran Premio e uno di Coppa delle Nazioni. Nella gara a squadre infatti i binomi entrano in campo due volte per affrontare lo stesso percorso: «Il tracciato di una Coppa sarà quindi sicuramente meno impegnativo di quello di un GP, proprio perché i cavalli devono affrontarlo due volte. Altrimenti sarebbe troppo gravoso».
Un percorso ben costruito è infatti la chiave di ogni concorso: valorizza i migliori, permette di crescere, sempre mettendo al primo posto la sicurezza e il benessere di cavalli e cavalieri.
Di Chiara Balzarini
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