Formula uno e equitazione: potenza e controllo a confronto

Formula uno e equitazione

A prima vista la Formula 1 e l’equitazione sembrano mondi opposti: da una parte l’ingegneria meccanica spinta all’estremo, dall’altra l’intesa naturale tra uomo e animale, tuttavia le dinamiche tra un cavaliere professionista e un pilota di Formula 1 rivelano parallelismi impressionanti.

Il lavoro di squadra e le scelte strategiche:

Il pilota di F1 lavora in simbiosi con l’ingegnere di pista e i meccanici per affinare il setup del weekend. Nell’equitazione il cavaliere lavora insieme a un team di professionisti (veterinario, fisioterapista, groom…) per ottimizzare la salute e lo stato del cavallo.

Il pilota effettua la ricognizione a piedi del circuito (track walk) per analizzare i cordoli, le condizioni dell’asfalto e punti di staccata e pendenze, memorizzando ogni traiettoria al millimetro, allo stesso modo il cavaliere compie la ricognizione del percorso per misurare a la distanza esatta tra gli ostacoli, calcolare le falcate necessarie, valutare il terreno e decidere le opzioni da utilizzare in gara.

Un ingegnere di F1 valuta le condizioni dell’asfalto per scegliere la tipologia di gomme, il cavaliere e il suo team valutano la densità della sabbia o la tenuta del manto erboso e decidono la tassellatura dei ferri: ramponi corti per terreni duri, lunghi e svasati per terreni profondi o erba bagnata, è l’esatto equivalente della scelta tra gomma Slick, Intermediate e Wet.

In Formula 1 la prestazione parte dagli studi di un reparto di progettazione aerodinamica, nell’equitazione l’equivalente della galleria del vento è il metodo di allevamento o la selezione genealogica: linee selezionate e allevate secondo particolari attitudini fisiche/caratteriali, considerate più adatte ad una disciplina piuttosto che a un’altra, oltre che naturalmente un allenamento preciso e costante .

Tecnologia e dispositivi di sicurezza:

In pista si utilizzano le barriere di sicurezza protettive per assorbire i forti impatti durante gli incidenti e le vie di fuga in asfalto ad alto grip, nel completo e nel salto ostacoli si impiegano barriere con ganci di sicurezza omologati FEI, pensate per sganciarsi crollando sotto una determinata pressione.

Con il passare degli anni la Formula uno ha progettato strumenti di protezione e sicurezza altamente tecnologici e performanti come il sistema HALO (una struttura in titanio che circonda la parte superiore dell’abitacolo e protegge la testa del pilota da

impatti laterali o frontali durante un incidente) e il dispositivo HANS (un collare in fibra di carbonio fissato al casco).

La stessa evoluzione in ambito di sicurezza è avvenuta anche per l’equitazione: sono infatti stati introdotti strumenti come i gilet airbag ad attivazione elettronica (con accelerometri che rilevano lo stacco anomalo del cavaliere dalla sella in millisecondi) e i caschi con sistema MIPS (Multi-directional Impact Protection System) progettati per ridurre e distribuire le forze sulla scatola cranica durante una caduta.

Per quanto riguarda la tecnologia in Formula 1 i dati di telemetria consentono di analizzare l’angolo di sterzo, la pressione del freno e moltissimi aspetti tecnici utili ad individuare dove si guadagnano o perdono millesimi. Nell’equitazione moderna vengono utilizzati sensori per tracciare la simmetria della falcata, la frequenza nell’avvicinamento, la traiettoria della parabola di salto e verificare eventuali problematiche come asimmetrie.

Concludendo, sia quando si affronta una combinazione di ostacoli sia quando si corre a 300 km/h su una monoposto, la mente dell’atleta entra nello stesso (state of flow ):concentrazione e immersione totale, dove la fisica incontra il controllo a favore dell’eccellenza sportiva.

Silvia Castiglioni

© Riproduzione riservata.

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