Greta Lepratti, l’oro come punto di partenza: «Ogni errore di oggi è la chiave per il successo di domani»
La nuova campionessa europea Young Riders racconta il percorso costruito con Mercy van ’t Ruytershof, la gestione della pressione, il lavoro con Riccardo Pisani e l’esperienza vissuta nelle scuderie di Paul Schockemöhle. Un titolo che conclude gli anni giovanili, ma che l’amazzone azzurra considera soprattutto l’inizio di una nuova fase.
Cinque percorsi senza una sola penalità. Quattro giornate di gara affrontate mantenendo intatte lucidità, precisione e fiducia. Poi l’ultimo traguardo, quello che fino a pochi giorni prima apparteneva ancora alla categoria dei sogni: la medaglia d’oro individuale ai Campionati Europei Young Riders.
A Hagen, in Germania, Greta Lepratti e Mercy van ’t Ruytershof hanno scritto una pagina importante per la loro carriera e per il salto ostacoli italiano. L’amazzone azzurra è diventata la prima atleta italiana a conquistare il titolo continentale individuale nella categoria Young Riders, completando senza errori tutti e cinque i percorsi affrontati nel corso del campionato. Quarta dopo la prova d’apertura, ha continuato a risalire la classifica fino ad assumere il comando prima della manche decisiva, senza permettere alla pressione di alterare la qualità del suo lavoro.
Una vittoria che, osservata soltanto attraverso la classifica finale, potrebbe sembrare il risultato di una settimana perfetta. Nelle parole di Greta emerge invece una storia molto più lunga: anni di tentativi, finali non raggiunte, errori analizzati, cambiamenti tecnici, nuove esperienze e una programmazione costruita attorno a due grandi appuntamenti.
«È stata un’esperienza indimenticabile», racconta l’amazzone ai microfoni di Horseshowjumping.tv. «Siamo partiti con l’obiettivo di fare del nostro meglio. Avevamo organizzato l’intera stagione pensando a questo campionato, quindi io, il cavallo e tutto il team eravamo preparati. Le aspettative e la voglia di fare bene erano alte, ma vincere la medaglia d’oro era più un sogno che una reale aspettativa».

Un sogno diventato realtà, percorso dopo percorso
La consapevolezza è cresciuta durante la settimana. Ogni percorso netto ha reso il risultato più vicino, senza tuttavia consentire a Greta di considerarlo acquisito. In un campionato disputato su quattro giornate e cinque prove, la condizione del cavallo, la capacità di recupero e la tenuta mentale del cavaliere possono incidere quanto la qualità tecnica.
«Vedendo che tutto procedeva bene, che il cavallo era in forma e che riuscivo a mantenere la lucidità, ho acquisito sempre più fiducia. Credo che sia stata anche questa la mia fortuna. Eravamo arrivati già convinti e preparati, ma quella sicurezza è diventata sempre più concreta con il passare dei giorni».
Hagen è stato il suo quinto Campionato Europeo giovanile e il quarto disputato insieme a Mercy; il primo risaliva al 2019, nella categoria Children, con un’altra cavalla. Sono poi arrivati due Europei Junior e due Young Riders con lo stallone che ha accompagnato la parte più significativa della sua crescita sportiva.
Le edizioni precedenti non avevano però regalato gli stessi risultati, in più di un’occasione Greta non era riuscita neppure ad accedere alla finale individuale. Eppure, guardandosi indietro, non considera quelle esperienze dei fallimenti da rimuovere.
«Non posso dire che gli altri Campionati Europei siano andati bene come questo, neanche lontanamente. In alcuni casi non sono arrivata a disputare la finale. Nonostante ciò, sono contenta di aver partecipato: prima di tutto perché rappresentare l’Italia è sempre un onore, ma anche perché credo che ogni errore possa essere la chiave del successo futuro».
Il modo in cui Greta parla degli errori è probabilmente uno degli aspetti più interessanti del suo racconto, li considera esperienze da archiviare e utilizzare a suo favore per fare del suo meglio in futuro: un approccio vincente, ma senza dubbio non scontato.
«In quasi tutti i concorsi affrontati quest’anno ho sbagliato qualcosa. Sono grata di aver commesso quegli errori prima del Campionato Europeo, perché altrimenti avrei potuto commetterli proprio durante la settimana decisiva e perdere la medaglia. Anche gli Europei precedenti, nei quali non ho ottenuto ciò che speravo, mi hanno offerto l’opportunità di non ripetere oggi gli stessi sbagli».

Una stagione organizzata intorno a due obiettivi
Il titolo di Hagen è arrivato al termine di un 2026 che ha segnato un passaggio importante nella carriera di Greta Lepratti. Oltre all’ultimo Campionato Europeo da Young Rider, la stagione le ha regalato il debutto nel CSIO5* di Piazza di Siena, nella cornice di Villa Borghese.
La partecipazione all’appuntamento romano e il Campionato Europeo erano stati individuati come i due principali obiettivi dell’anno: intorno a queste date, Greta e il suo tecnico Riccardo Pisani hanno costruito un programma che permettesse all’amazzone di confrontarsi con categorie adeguate, lasciando allo stesso tempo a Mercy sufficienti periodi di recupero.
«Abbiamo scelto con attenzione i concorsi da affrontare. Io avevo bisogno di gare che mi preparassero anche dal punto di vista della pressione, mentre il cavallo doveva avere un numero adeguato di settimane di riposo prima degli appuntamenti principali. Allo stesso tempo, volevamo aver saltato almeno due o tre categorie da 1,55 m, in modo da arrivare pronti tecnicamente».
La programmazione ha cercato quindi un equilibrio tra esigenze differenti. Mercy possiede un’esperienza superiore a quella della sua amazzone in alcuni contesti e non ha bisogno di accumulare gare per acquisire sicurezza. Greta, invece, aveva la necessità di misurarsi con determinate altezze e atmosfere prima di raggiungere gli obiettivi della stagione, come lei stessa ci racconta.
«Mercy è spesso più pronto di me e non ha bisogno di ripetere continuamente certe esperienze. Abbiamo provato a trovare il giusto compromesso: una gara in più per preparare me e una in meno per lui».
Questo lavoro ha permesso allo stallone del 2012, figlio di Arko III con madre da Bamako de Muze, di presentarsi a Hagen fresco e in piena condizione e le temperature contenute incontrate in Germania per fortuna hanno rappresentato un ulteriore vantaggio.
«Era fresco, carico e aveva voglia di fare ogni giorno. È una sensazione che mi piace avere quando sono a cavallo. Sia a Piazza di Siena sia agli Europei, in campo prova sentivo che tutto funzionava: il cavallo saltava bene e io avevo la situazione sotto controllo, questo mi permetteva di entrare in campo gara tranquilla e sicura».

Mercy, il cavallo che cresce nelle grandi occasioni
Mercy van ’t Ruytershof non è soltanto il cavallo con cui Greta ha ottenuto i risultati più importanti, ma è il compagno con cui ha attraversato il passaggio dalle categorie giovanili alle gare internazionali di massimo livello. La loro intesa è diventata negli anni una forma di compensazione reciproca: quando l’atmosfera aumenta e il contesto diventa più impegnativo, Mercy non si ritrae, ma sembra assumersi una parte ulteriore della responsabilità… la bellezza di questo sport!
«È un cavallo molto intelligente. Quando sente l’atmosfera, l’adrenalina e la pressione, invece di tirarsi indietro mi aiuta a trovare ancora più coraggio. Sentirlo bene già in campo prova mi dà tranquillità. Al contrario, quando percepisco qualcosa che non funziona perfettamente, anche se magari è soltanto una sensazione, entro in gara meno serena».
Il titolo europeo è dunque anche il risultato di una conoscenza costruita nel quotidiano, Greta ha iniziato a montare Mercy quando era ancora molto giovane e, come spesso accade, non veniva tutto così facile: «Quando ho cominciato a montarlo facevo veramente fatica. Ero piccola, mentre lui era già un cavallo grande e potente. Con Paolo Zuvadelli siamo riusciti in pochi mesi a ottenere un primo risultato ai Campionati Italiani. Successivamente ne abbiamo vinti due, uno nella categoria Junior e uno tra gli Young Riders».
Mercy ha oggi quattordici anni, essendo nato nell’agosto del 2012, ed è ancora in ottima condizione. Greta guarda al futuro con la speranza di poter continuare a crescere insieme a lui, senza dare per scontato il tempo che resta alla loro collaborazione sportiva.
La pressione, la campanella e quel primo ostacolo a Roma
Uno degli elementi che hanno distinto la prestazione di Hagen è stata la capacità di Greta di rimanere lucida. Greta ammette di essere stata, fin da bambina, poco condizionata dall’ansia pre-gara. Quando suona la campanella, i pensieri esterni tendono a scomparire e l’attenzione si sposta automaticamente sul percorso: «Sono stata fortunata, perché non sono mai stata particolarmente vittima dell’ansia prima di entrare. Quando suona la campanella, per me si azzera tutto. Le preoccupazioni spariscono dopo il primo ostacolo e cerco di trasformare la pressione in adrenalina, facendola diventare un aiuto anziché un freno».
Alzando il livello delle competizioni, tuttavia, anche lei ha scoperto situazioni nelle quali la pressione può interferire con il gesto tecnico. Un episodio particolarmente significativo si è verificato proprio a Piazza di Siena, durante il Piccolo Gran Premio: «Mentre andavo verso il numero uno mi sono accorta che stavo ancora ascoltando lo speaker. Di solito, in quella fase, penso alla distanza e a ciò che devo fare. Quella volta, invece, non ero completamente concentrata: sono arrivata vicino al primo salto e ho commesso errore. Superato il numero uno, come è mio solito fare, sono tornata concentrata e ho affrontato bene il resto del percorso. Poi ho fatto un errore sull’ultimo, ma ammetto che quello sia stato più per un’imprecisione tecnica più che per un “errore di emozione”».

L’episodio romano è diventato una lezione da utilizzare a Hagen. Anche durante il Campionato Europeo, in particolare nella terza prova, Greta ha percepito una pressione diversa dal solito, era l’ultimo percorso utile per accedere alla finale e, trattandosi della sua ultima stagione da Young Rider, la volontà di non perdere quell’occasione rischiava di trasformarsi in un ostacolo. «Volevo così tanto raggiungere la finale e farla bene che la pressione si è fatta sentire maggiormente. Nel mio caso non deriva tanto dalle aspettative degli altri, quanto dalla mia volontà di ottenere un risultato. Solitamente riesco a gestirla, ma ho compreso che devo continuare a lavorare su questo aspetto».
Visualizzare il percorso prima di saltarlo
Per conservare la concentrazione, Greta utilizza soprattutto due strategie: la prima consiste nel riportare costantemente l’attenzione sulle azioni da eseguire, la seconda è la visualizzazione positiva del percorso.
Prima di entrare in campo, Greta ripercorre mentalmente il tracciato diverse volte. Non si limita a memorizzare la successione degli ostacoli, ma cerca di anticipare le sensazioni che vorrebbe ricevere da Mercy in ogni punto.
«Visualizzo il percorso immaginando che vada bene. Penso a ciò che dovrò fare e alla sensazione che voglio ricevere dal cavallo su un determinato salto. Quando entro in campo, è come se avessi già visto il percorso netto dieci volte. A quel punto mi dico: adesso devo farlo così».
Non si tratta di una garanzia matematica contro gli errori, quella comoda invenzione che nello sport continua ostinatamente a non esistere, è però un modo per dare alla mente un compito preciso, evitando che venga occupata dalle conseguenze del risultato o dal contesto esterno.
«Riccardo ha cercato fin dal primo giorno di capire me e il cavallo. A volte mi ripete una cosa in modi differenti fino a trovare quello che mi permette davvero di comprenderla. Non vuole soltanto dare un’indicazione, cerca di farmi percepire la sensazione corretta».
Una sintonia che emerge anche durante la ricognizione. Greta preferisce analizzare il percorso con estrema precisione, ci racconta: «Mi piace entrare nei dettagli e su questo sono simile a Riccardo. C’è chi preferisce osservare il tracciato rapidamente e non pensarci troppo. Noi arriviamo a valutare perfino il punto esatto da guardare durante una curva. Poi magari non riesco a farlo sempre quando poi sto facendo la gara, ma avere analizzato tutto mi aiuta a essere più attenta».
Dalla Germania una visione più ampia dello sport
Prima dell’inizio del lavoro con Riccardo Pisani, Greta Lepratti è stata seguita per molti anni da Paolo Zuvadelli, con il quale ha costruito il proprio percorso giovanile e avviato la collaborazione con Mercy. Greta tiene a riconoscere il valore di entrambe le fasi: «Il lavoro svolto negli ultimi mesi è stato una rifinitura fondamentale, ma il percorso è iniziato molti anni fa. Sono grata a Paolo per i risultati raggiunti insieme e per il lavoro fatto con Mercy fin dall’inizio».
Un’altra esperienza decisiva è arrivata nell’estate del 2025, dopo i Campionati Europei di Riesenbeck. Grazie anche all’intermediazione di Pisani, Greta ha trascorso circa un mese e mezzo nelle strutture di Paul Schockemöhle, portando con sé Mercy e lavorando con un giovane cavallo acquistato in Germania.
«Non si è trattato soltanto di un periodo di allenamento, mi sono immersa completamente nella routine della scuderia: iniziavo presto al mattino, facevo i box, montavo i cavalli, davo il mangime, il fieno, passeggiavo i cavalli, li mettevo in giostra… cavalli a 360°. È stata la prima volta in cui ho vissuto la di scuderia davvero al 100%. Studiando, spesso ero abituata ad arrivare, montare e tornare a casa. In Germania ho potuto occuparmi di ogni aspetto della gestione quotidiana e l’ho apprezzato molto».
Il lavoro è stato accompagnato dalla possibilità di svolgere training con Andreas Kreuzer. Il confronto con un ambiente internazionale e con un’organizzazione di dimensioni molto più ampie le ha lasciato soprattutto una nuova consapevolezza: «Sono tornata a casa con una visione diversa. Mi sono resa conto che il mondo era molto più grande di quello che avevo osservato fino a quel momento. È stata la spinta che mi ha portata ad aprire nuovi orizzonti».
La scoperta dei giovani cavalli
L’esperienza in Germania ha segnato anche l’inizio del lavoro di Greta con i giovani cavalli. Accanto a Mercy, oggi può contare su Duran Duran PS, castrone Oldenburg nato nel 2019 e acquistato dalle scuderie Schockemöhle. Il cavallo figura anche nel profilo internazionale dell’amazzone.
All’inizio Greta temeva di essere in ritardo nel percorso di crescita: il cavallo aveva già sei anni, ma lei faticava ancora ad affrontare le categorie per i cavalli di quell’età. Il lavoro svolto durante la stagione, compresa la partecipazione al Sunshine Tour, dove ci sono numerosi campi, gare e occasioni di training, ha accelerato il processo.
«Prima di partire per gli Europei abbiamo affrontato la nostra prima categoria da 1,40 m. Abbiamo commesso un errore, ma il miglioramento è stato enorme. È un cavallo sportivo e competitivo, con il quale mi diverto moltissimo. Vedere gara dopo gara l’aggiunta di un nuovo tassello è stato appassionante».
Montare un soggetto giovane ha avuto effetti anche sul rapporto con Mercy. Dopo tanti anni trascorsi con lo stesso cavallo esperto, alcuni elementi rischiavano di diventare automatici, ma con un giovane, invece, Greta ha dovuto ricominciare dalle basi e prestare attenzione a ogni dettaglio: «Con Mercy alcune cose erano diventate quasi scontate. Su un giovane devi ripartire e controllare tutto, questo ha riacceso alcune lampadine anche nel lavoro con il mio primo cavallo, ricordandomi dettagli ai quali dovevo continuare a prestare attenzione».
La sua attuale lista di cavalli è ancora contenuta. Oltre a Mercy e Duran Duran PS, Greta mantiene un legame con un altro sette anni rimasto presso le scuderie di Zuvadelli. Per affrontare il passaggio definitivo tra i Senior, uno degli obiettivi sarà quindi ampliare il gruppo di cavalli a disposizione, permettendo a Mercy di non sostenere da solo il peso dell’attività internazionale.
Non la fine degli anni giovanili, ma l’inizio del futuro
Il 2026 è l’ultimo anno di Greta Lepratti nella categoria Young Riders. Conquistare il titolo europeo rappresenta il modo più prestigioso per concludere questa fase, ma l’amazzone non vuole leggere la medaglia come il punto finale di un percorso: «Non avrei potuto desiderare una conclusione migliore. Voglio però considerare questo risultato come un inizio. È un grande traguardo, ma spero soprattutto che diventi la spinta verso ciò che verrà dopo».
La transizione tra gli Young Riders e i Senior è una delle fasi più delicate nella carriera di un cavaliere. Nel mondo Senior, il confronto si allarga improvvisamente agli atleti più esperti e ai binomi consolidati del circuito internazionale. Mercy è in forma e l’intenzione è provare ad alzare ulteriormente l’asticella, semore con una corretta programmazione, che si è rivelata decisiva nel 2026.
Il valore più profondo della vittoria di Greta Lepratti risiede forse proprio nel percorso che l’ha preceduta. Tutti momenti che, isolati, potevano sembrare incompleti o persino negativi, cma che ad Hagen hanno trovato una direzione comune.
«Ho ancora moltissimo da imparare», conclude Greta. «Ma sono contenta degli errori fatti e delle esperienze vissute, perché mi sono serviti e continueranno a servirmi».
Alessandra Ceserani
Ph Sergio Isler
© Riproduzione riservata.