Mongolia, dove le antiche tradizioni equestri vivono ancora
Dal 14 al 23 settembre: viaggio speciale al Festival di Sagsai tra cavalieri kazaki, aquile reali e grandi spazi dell’Altai
C’è un luogo al mondo dove il cavallo non è soltanto un animale domestico o un mezzo di trasporto, ma parte dell’identità di un popolo. Un luogo dove bambini e anziani cavalcano ogni giorno, dove le famiglie nomadi vivono seguendo i ritmi delle stagioni e dove tradizioni millenarie continuano a sopravvivere lontano dalla modernità. Quel luogo è la Mongolia.
Per chi ama l’equitazione autentica, i grandi spazi e i viaggi capaci di lasciare il segno, la Mongolia rappresenta molto più di una destinazione: è un ritorno all’essenza del rapporto tra uomo, cavallo e natura.
Il cavallo: anima e simbolo di identità della Mongolia
In Mongolia il cavallo è ovunque. È simbolo di libertà, forza e sopravvivenza. Ancora oggi i nomadi mongoli crescono in sella fin da bambini e il cavallo continua a essere il centro della vita quotidiana. Non esiste cultura equestre più antica e profondamente radicata di questa.
Le leggendarie armate di Gengis Khan conquistarono mezzo mondo grazie agli instancabili cavallini mongoli e a cavalieri straordinari. Ancora oggi, attraversando le steppe dell’Altai o le grandi vallate del Paese, si percepisce quella stessa connessione ancestrale tra uomo e animale.
Cavalcare in Mongolia significa vivere un’esperienza vera: nessun recinto, nessun percorso artificiale, ma orizzonti sconfinati, mandrie al pascolo e il silenzio immenso della steppa.

Il Festival di Sagsai: la celebrazione degli allevatori di aquile
Nel remoto ovest della Mongolia, nella provincia di Bayan-Ölgii, vive la minoranza kazaka che custodisce una delle tradizioni più affascinanti dell’Asia centrale: la caccia con l’aquila reale.
Ogni anno, tra la metà e la fine di settembre, il villaggio di Sagsai ospita uno degli eventi culturali più straordinari del Paese: il Festival delle Aquile.
Qui i celebri “Bürkitshi” — gli allevatori e addestratori di aquile — si riuniscono indossando magnifici abiti tradizionali, copricapi in pelliccia e selle decorate. Durante il festival si svolgono spettacolari prove di abilità, disciplina e richiamo tra cavaliere e rapace, tramandate di generazione in generazione.
Ma il Festival di Sagsai non è solo aquile, è una grande celebrazione della cultura nomade ed equestre: corse a cavallo nella steppa; giochi tradizionali kazaki; prove di agilità in sella; tiro con l’arco; musica tradizionale; sfide tra cavalieri
Tra gli eventi più spettacolari c’è il “Kyz Huar”, una corsa a cavallo tra uomo e donna, e il “Tiyn Teru”, una prova in cui il cavaliere deve raccogliere un oggetto da terra al galoppo.

Un viaggio per veri appassionati: Dormire dai nomadi e cavalcare nelle montagne dell’Altai
Questo viaggio speciale dal 14 al 23 settembre non è un semplice tour turistico: è un’immersione totale nella Mongolia più autentica. Si dormirà presso famiglie nomadi, nelle tradizionali gher o in semplici abitazioni locali, condividendo la quotidianità dei pastori kazaki. Dopo i giorni del festival, il viaggio prosegue in sella tra le montagne dell’Altai, con escursioni a cavallo di più ore attraverso vallate, pascoli e paesaggi spettacolari. Qui il tempo sembra fermarsi.
Si cavalca circondati dal vento, dai branchi in libertà e dal senso profondo di una natura ancora incontaminata. Chi ama i cavalli sa riconoscere i luoghi in cui l’equitazione non è spettacolo, ma cultura viva.
La Mongolia è uno di questi luoghi rari.
È il Paese dove il cavallo continua a rappresentare libertà, identità e tradizione. Dove ogni cavalcata racconta una storia antica e dove l’incontro con i nomadi e gli allevatori di aquile diventa un’esperienza umana prima ancora che turistica.
Horse Voyage propone una partenza speciale dedicata al Festival di Sagsai e alle grandi tradizioni equestri della Mongolia occidentale. Dal 14/23 settembre !!
Scopri tutte le destinazioni e inizia il tuo prossimo viaggio a cavallo su www.horsevoyage.it
Info e prenotazioni info@horsevoyage.it
Sara Giavarini
© Riproduzione riservata.

