Preparazione fisica del cavaliere: forza eccentrica e capacità di assorbire il movimento

Preparazione fisica del cavaliere: forza eccentrica e capacità di assorbire il movimento

Una parte importante del controllo in sella consiste nel frenare e assorbire le accelerazioni generate dal cavallo, evitando che vengano trasferite passivamente al tronco o che provochino una perdita dell’assetto. È qui che entra in gioco la forza eccentrica:
Una contrazione eccentrica si verifica quando un muscolo continua a produrre tensione mentre si allunga. Dal punto di vista meccanico significa che il muscolo può compiere un lavoro negativo, contribuendo a rallentare un segmento corporeo e ad assorbire parte della sua energia cinetica. Le azioni eccentriche sono quindi fondamentali nei compiti di decelerazione e possono sviluppare forze elevate rispetto alle azioni concentriche.

Assorbire non significa cedere

Quando il cavallo produce un’accelerazione verticale o modifica rapidamente la propria traiettoria, il corpo del cavaliere tende per inerzia a continuare nella direzione precedente.
Per mantenere il centro di massa in una relazione funzionale con la base di appoggio, il sistema deve permettere una certa deformazione articolare: anca, ginocchio e caviglia aumentano progressivamente la loro flessione, mentre la muscolatura degli arti inferiori controlla il movimento.
Questo controllo non consiste nel bloccare le articolazioni. Al contrario, una certa escursione articolare permette di distribuire la variazione di carico su un intervallo temporale maggiore.
Pensiamo alla ricezione di un salto. Il cavallo modifica rapidamente velocità e direzione, con carichi nettamente differenti rispetto al galoppo normale. Per il cavaliere la conseguenza biomeccanica è evidente: il corpo deve adattarsi a una base che sta rapidamente decelerando e riorganizzandosi.

Cosa succede agli arti inferiori

Quando il cavaliere assorbe un movimento, le articolazioni degli arti inferiori si piegano progressivamente. Questo non significa “lasciarsi andare”, ma permettere al corpo di accompagnare il movimento mentre i muscoli lo frenano. Il quadricipite controlla la flessione del ginocchio, i glutei e la muscolatura posteriore aiutano a stabilizzare l’anca e il rapporto tra bacino e femore, mentre il tricipite surale contribuisce a gestire il carico sulla caviglia e sul piede. In questo modo anca, ginocchio e caviglia lavorano insieme per distribuire le forze, invece di trasferirle rigidamente verso bacino e tronco. Il punto non è però individuare un singolo muscolo “responsabile”. 

Anca, ginocchio e caviglia lavorano come una catena, distribuendo il movimento e la forza.
Se uno di questi distretti offre poca escursione o poco controllo, un’altra regione dovrà assorbire una quota maggiore del movimento.

Troppa rigidità

Una possibile strategia del cavaliere consiste nell’aumentare la rigidità degli arti inferiori nel tentativo di sentirsi più stabile. Biomeccanicamente significa ridurre la possibilità delle articolazioni di modificare progressivamente i propri angoli. Se ginocchio e caviglia diventano troppo rigidi, una maggiore parte della perturbazione può essere trasferita verso bacino e tronco.
Il cavaliere può quindi apparire “forte” sull’appoggio, ma oscillare maggiormente con il busto oppure perdere più facilmente il centro di massa quando il cavallo modifica il proprio movimento.
La rigidità non va però demonizzata: una certa stiffness muscolo-tendinea è necessaria per trasmettere forza. Il problema nasce quando il sistema non riesce più a modularla in relazione alla richiesta.

Forza eccentrica e tempo di frenata

La capacità di decelerare non dipende soltanto dalla quantità massima di forza che possiamo produrre. Conta anche quanto velocemente siamo in grado di sviluppare una forza frenante e come riusciamo a distribuirla nel tempo. Nella letteratura sulla decelerazione sportiva vengono infatti distinti sia il controllo della forza frenante sia la capacità di attenuare e distribuire le forze durante la fase di arresto.
Questo concetto è particolarmente interessante nel salto ostacoli, dove il cavaliere dispone di tempi molto brevi per assorbire la ricezione e recuperare un assetto utile per continuare il percorso.
Una forza eccentrica elevata ma utilizzata troppo tardi non garantisce necessariamente un buon controllo. Serve una risposta coordinata e adeguata alla velocità della perturbazione.

Esercizio pratico: squat eccentrico con arresto

Parti in piedi con i piedi circa alla larghezza del bacino. Esegui uno squat impiegando 4 secondi nella fase di discesa, mantenendo il carico distribuito sui piedi e controllando l’allineamento di bacino, ginocchia e caviglie.
Raggiunta una profondità compatibile con il tuo controllo, arresta il movimento per 2 secondi, quindi torna in posizione eretta a velocità normale.
Esegui 3 serie da 6-8 ripetizioni.
La parte importante non è scendere il più possibile. Osserva se riesci a mantenere costante la velocità della discesa oppure se, negli ultimi gradi, il corpo “cade” rapidamente verso il basso.
La progressione può essere eseguita in monopodalico verso un box o una panca, riducendo inizialmente l’escursione.
Questo tipo di lavoro non riproduce ciò che accade in sella. Permette però di allenare il principio biomeccanico che ci interessa: produrre tensione mentre le articolazioni continuano a flettersi, controllando la velocità della decelerazione. Perché assorbire il movimento non significa lasciarselo attraversare passivamente e nemmeno opporsi irrigidendosi. Significa essere in grado di frenare, distribuire e controllare una forza mantenendo il corpo disponibile al movimento successivo.

Scritto da Sofia Caniato
Equestrian Performance Coach
Laureata Magistrale in Scienze dello Sport e della Prestazione Fisica
Instagram: @sofiacaniato_coach

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