Preparazione fisica del cavaliere: il ruolo degli adduttori in sella

Preparazione fisica del cavaliere in sella

Quando si parla di adduttori nel cavaliere, il primo pensiero è spesso quello di “stringere le gambe” contro il cavallo. In realtà, il loro ruolo biomeccanico è molto più ampio.

Il gruppo degli adduttori comprende adduttore lungo, breve e grande, gracile e pettineo. Questi muscoli partecipano all’adduzione dell’anca, ma contribuiscono anche al controllo del femore rispetto al bacino e alla stabilità dell’articolazione coxo-femorale. Nel cavaliere questo assume particolare importanza perché il bacino deve continuamente adattarsi alle oscillazioni del cavallo mentre gli arti inferiori mantengono contatto e controllo.

Ma a cosa servono?

Gli adduttori non lavorano esclusivamente per avvicinare la coscia alla linea mediana. La loro funzione cambia in relazione alla posizione dell’anca e al compito motorio.

Quando il femore è relativamente stabile, la loro contrazione contribuisce al controllo del bacino sul femore. Quando invece è il bacino a essere maggiormente stabilizzato, partecipano al controllo della posizione e del movimento del femore.

In sella queste due funzioni devono continuamente integrarsi. Il cavaliere deve permettere al bacino di seguire il movimento del cavallo mantenendo contemporaneamente le cosce organizzate rispetto alla sella.
Gli adduttori devono quindi sviluppare una tensione sufficiente per contribuire alla stabilità dell’anca, ma non così elevata da trasformare il contatto in rigidità.

Femore e bacino

Il bacino del cavaliere non è fermo. Durante le diverse andature si muove nei tre piani dello spazio e le articolazioni dell’anca devono consentire continui adattamenti in flessione-estensione, abduzione-adduzione e rotazione.
Gli adduttori partecipano alla gestione di questi movimenti insieme a glutei, abduttori, rotatori dell’anca e muscolatura del tronco.

Una buona stabilità deriva quindi dalla capacità di controllare la testa del femore all’interno dell’acetabolo senza bloccare il movimento dell’articolazione.
Se il cavaliere utilizza eccessivamente gli adduttori come strategia per “aggrapparsi” alla sella, il femore viene maggiormente vincolato rispetto al bacino. Apparentemente la gamba può sembrare più stabile, ma diminuisce la capacità dell’anca di adattarsi alle oscillazioni del cavallo.
Il risultato può essere un bacino meno libero, una maggiore rigidità dell’arto inferiore e una ridotta capacità di modulare gli aiuti.

Dal femore al ginocchio e alla staffa

La posizione del femore influenza direttamente l’organizzazione dei segmenti più distali dell’arto inferiore.
Un controllo insufficiente del femore sul piano frontale e trasversale può modificare l’orientamento del ginocchio e, di conseguenza, la posizione della gamba e del piede sulla staffa.
Anche una strategia opposta, cioè un’eccessiva adduzione della coscia, può creare problemi. Se il cavaliere cerca stabilità stringendo fortemente la parte interna della coscia, il ginocchio può diventare un punto di fissazione contro la sella.

Quando il ginocchio viene utilizzato come punto di ancoraggio, la parte inferiore della gamba perde libertà. La caviglia diventa meno disponibile ad assorbire le variazioni di carico e la pressione sulla staffa può risultare meno continua e meno modulabile.
La stabilità della gamba non dipende quindi dalla capacità di stringere il cavallo. Dipende dalla possibilità di mantenere il femore controllato nell’anca lasciando ginocchio e caviglia sufficientemente liberi di adattarsi.

Il concetto biomeccanico fondamentale è questo: la coscia deve fornire stabilità senza trasformarsi in un vincolo rigido tra bacino e sella.

Test pratico: adduzione isometrica

Sdraiati supino con ginocchia flesse e piedi appoggiati a terra. Posiziona una palla morbida o un foam roller tra le ginocchia.
Esegui una pressione progressiva verso l’interno per circa 5 secondi, evitando di modificare la posizione del bacino, ruotare gli arti inferiori o trattenere il respiro.

Ripeti 3 volte.

Osserva soprattutto eventuali differenze nella capacità di produrre pressione tra i due lati, movimenti compensatori del bacino o un aumento eccessivo della tensione del tronco.

Il test non permette di misurare quantitativamente la forza degli adduttori senza strumenti specifici, ma può fornire informazioni sulla capacità di attivare il gruppo muscolare mantenendo stabile il complesso lombo-pelvico.

Esercizio: Copenhagen plank

Posizionati lateralmente rispetto a una panca. Appoggia il piede e la parte distale della gamba superiore sulla superficie, mantenendo l’arto inferiore completamente esteso.

L’avambraccio della parte inferiore rimane appoggiato al terreno, con il gomito sotto la spalla. Solleva il bacino e porta il corpo in linea tra spalla, bacino, ginocchio e caviglia. La gamba inferiore rimane sollevata e viene mantenuta vicina a quella superiore senza appoggiarsi a terra.
Mantieni la posizione evitando che il bacino scenda, ruoti anteriormente o posteriormente.

Puoi eseguire 2-3 serie da 20-30 secondi per lato, aumentando progressivamente il tempo di mantenimento quando la qualità tecnica rimane stabile.
Il Copenhagen plank determina un’elevata richiesta isometrica degli adduttori dell’arto superiore, mentre il tronco e il bacino devono contemporaneamente mantenere l’allineamento.

L’obiettivo non è sviluppare adduttori capaci di stringere più forte il cavallo. È migliorare la capacità di questi muscoli di contribuire alla stabilità dell’anca e del bacino senza compromettere la mobilità dell’arto inferiore.
Una gamba stabile, infatti, non è una gamba rigida. È una gamba nella quale anca, ginocchio e caviglia possono mantenere controllo continuando ad adattarsi al movimento del cavallo.


Scritto da Sofia Caniato
Equestrian Performance Coach
Laureata Magistrale in Scienze dello Sport e della Preparazione Fisica
Instagram: @sofiacaniato_coach

© Riproduzione riservata.

Rimani aggiornato sulle news di Horse Show Jumping

Iscriviti alla newsletter