Sarcoide equino: il tumore cutaneo più comune nel cavallo

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Equine sarcoids affecting horses skin

Cos’è il sarcoide equino e perché è così diffuso

Il sarcoide equino è, senza dubbio, il tumore cutaneo più frequentemente diagnosticato nei cavalli. Nonostante non sia considerato un tumore maligno nel senso classico del termine, il suo comportamento clinico lo rende particolarmente temuto: è localmente invasivo, tende a recidivare e può compromettere seriamente il benessere e l’utilizzo sportivo del cavallo.

Si presenta in tutto il mondo, senza distinzioni di disciplina o gestione, e può colpire cavalli giovani come soggetti adulti. Proprio questa diffusione capillare ha reso il sarcoide uno dei temi più studiati – e al tempo stesso più dibattuti – della dermatologia equina.

Dal punto di vista pratico, il sarcoide è una proliferazione anomala delle cellule della pelle e del tessuto sottostante. Non metastatizza, ma cresce infiltrandosi nei tessuti circostanti. Questo significa che, se non trattato correttamente, tende a ripresentarsi anche dopo interventi chirurgici apparentemente risolutivi.

Le sedi più colpite sono quelle soggette a sfregamento o microtraumi continui: zona della cinghia, testa, arti distali, commessure labiali e palpebre. Non è raro che una lesione inizialmente piccola diventi, nel tempo, un problema serio sia dal punto di vista clinico sia gestionale.

Il ruolo del papillomavirus bovino

Da anni la ricerca scientifica ha individuato un legame molto stretto tra il sarcoide equino e l’infezione da papillomavirus bovino (BPV). In particolare, i genotipi BPV-1 e BPV-2 sono considerati i principali responsabili dell’insorgenza della malattia, mentre altri genotipi sembrano avere un ruolo secondario o emergente.

Il virus, originariamente tipico dei bovini, è in grado di infettare il cavallo attraverso piccole lesioni cutanee. Una volta entrato nell’organismo, può rimanere latente per lunghi periodi e riattivarsi in seguito a traumi, stress o alterazioni della risposta immunitaria.

Un’infezione invisibile ma persistente

Uno degli aspetti più insidiosi del sarcoide è proprio la natura “silenziosa” dell’infezione virale. Il papillomavirus può essere presente anche in pelle apparentemente sana, senza causare lesioni visibili. Questo spiega perché alcuni cavalli sviluppino sarcoidi dopo interventi chirurgici, ferite o semplici abrasioni.

Lo studio condotto nel Sud Italia e pubblicato nel 2025 ha confermato la presenza del DNA virale non solo nei sarcoidi, ma anche in altre lesioni cutanee e condizioni infiammatorie, rafforzando l’ipotesi di un ruolo più ampio del BPV nelle patologie della pelle equina.

Le diverse forme cliniche del sarcoide

Uno degli aspetti che rende il sarcoide equino particolarmente complesso da gestire è la sua estrema variabilità clinica. Non esiste infatti un “sarcoide tipo”: la malattia può manifestarsi con lesioni molto diverse tra loro per aspetto, comportamento e aggressività, tanto che spesso anche proprietari esperti faticano a riconoscerle nelle fasi iniziali. Questa eterogeneità non è solo una curiosità clinica, ma ha un impatto diretto sulle scelte terapeutiche e sulla prognosi.

Tradizionalmente, i sarcoidi vengono suddivisi in sei forme cliniche, una classificazione proposta per aiutare veterinari e clinici a orientarsi nella diagnosi e nel trattamento. Tuttavia, è importante ricordare che queste forme non sono “compartimenti stagni”: nello stesso cavallo possono coesistere più tipologie, oppure una lesione può evolvere da una forma all’altra nel tempo, soprattutto se sottoposta a traumi o trattamenti inappropriati.

La forma occulta è probabilmente la più subdola. Si presenta come un’area di pelle apparentemente innocua: leggermente glabra, ruvida o con una pigmentazione alterata. Proprio perché poco evidente, spesso viene sottovalutata o confusa con una semplice irritazione cutanea. In realtà, il sarcoide occulto può rappresentare una fase iniziale della malattia e trasformarsi, nel tempo, in forme più aggressive, soprattutto se la zona viene ripetutamente traumatizzata, ad esempio dallo sfregamento della sella o delle attrezzature.

Più riconoscibile è la forma verrucosa, che appare come una lesione irregolare, secca, con una superficie simile a una verruca o a una crosta ispessita. Questi sarcoidi crescono generalmente in modo lento e possono rimanere stabili per lunghi periodi. Tuttavia, interventi improvvisati come il tentativo di asportazione manuale o l’uso di prodotti caustici possono innescare una trasformazione verso forme più invasive.

La forma nodulare si manifesta con uno o più noduli sottocutanei, ben delimitati e spesso mobili rispetto ai tessuti sottostanti. È tipica di zone come le palpebre, l’inguine o l’interno coscia. In alcuni casi questi noduli rimangono incapsulati e relativamente “tranquilli”, ma se la capsula viene danneggiata – ad esempio durante un intervento chirurgico non mirato – il rischio di recidiva e di progressione aumenta sensibilmente.

Decisamente più problematica è la forma fibroblastica, considerata una delle più aggressive. Si presenta come una massa carnosa, ulcerata, spesso sanguinante, che ricorda una ferita che non guarisce mai. Questi sarcoidi crescono rapidamente, sono molto sensibili al contatto e tendono a infettarsi facilmente. Non è raro che insorgano proprio in corrispondenza di ferite pregresse o siti chirurgici, a conferma del ruolo chiave del trauma nella riattivazione dell’infezione virale.

La forma mista, come suggerisce il nome, combina caratteristiche di più tipi clinici. È forse la più frequente nella pratica quotidiana e anche una delle più difficili da trattare, perché riunisce comportamenti diversi nello stesso quadro lesionale. Una parte della lesione può apparire verrucosa, mentre un’altra assume un aspetto fibroblastico, rendendo necessaria una strategia terapeutica particolarmente attenta e personalizzata.

Infine, la forma malevola rappresenta l’evoluzione più grave, fortunatamente rara. In questi casi il sarcoide si estende lungo i vasi linfatici, infiltrando ampie aree di tessuto e dando origine a lesioni multiple, dolorose e difficilmente controllabili. Il termine “malevolo” non indica una metastatizzazione a distanza, ma un comportamento localmente devastante, che può compromettere seriamente la qualità di vita del cavallo.

Comprendere le diverse forme cliniche del sarcoide non è solo un esercizio teorico. Significa riconoscere precocemente la malattia, evitare manovre che possano peggiorarla e impostare un percorso terapeutico coerente. In questo senso, l’osservazione attenta delle lesioni e il coinvolgimento tempestivo del veterinario restano le armi più efficaci per contenere una patologia tanto comune quanto insidiosa.

Questa variabilità rende fondamentale una diagnosi accurata, evitando trattamenti “fai da te” che rischiano di peggiorare la situazione.

Scientific references

Martano M. et al., 2025. Equine sarcoids from Southern Italy: molecular and histopathological characterization. Research in Veterinary Science

Bogaert L., 2011. Equine sarcoid: a review. Veterinary Dermatology

Nasir L., Brandt S., 2013. Papillomavirus-associated diseases of the horse. Veterinary Microbiology

Ogłuszka M. et al., 2021. Equine sarcoids: causes, molecular changes and clinicopathologic features. Veterinary Pathology

© Riproduzione riservata.

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