Vita di… un giudice: Patrizia Adobati

Patrizia Adobati, giudice

«Se non c’è il giudice non c’è la competizione» così esordisce Patrizia Adobati per spiegare l’importanza di questa figura nell’intera filiera del salto ostacoli. «Il giudice fa in modo che tutto si svolga secondo il regolamento, nel rispetto di tutti coloro che prendono parte al concorso, dal comitato organizzatore ai cavalieri. Al primo posto, però, c’è sempre la tutela del benessere del cavallo».

Quante volte si entra in campo e, prima del suono della campana, si guarda lassù, in quel gabbiotto dove alcune persone parlottano, scribacchiano e scrutano il binomio al via? Poi si parte e non ci si pensa più. Ma senza quelle persone lassù, i giudici, nulla di tutto ciò potrebbe andare in scena.

Lo spiega Patrizia Adobati, giudice internazionale di terzo livello. I giudici di salto ostacoli sono figure estremamente preparate che seguono una formazione molto complessa. In primo luogo i candidati seguono delle lezioni teoriche riguardo il regolamento di salto ostacoli, ma anche nozioni di veterinaria. A questo si aggiunge la parte pratica: per un anno dovranno fare delle esperienze di affiancamento a un altro giudice, «per mettere in pratica tutta la teorica appresa». Per essere giudice di primo e secondo livello è necessario essere in possesso del Brevetto. Per passare al terzo livello invece bisogna avere conseguito almeno il primo grado, «anche se magari non si esercita più l’attività agonistica». Solo un giudice di secondo livello può essere presidente di giuria. «Questo fino ai concorsi Naz.A3*. Oltre serve il terzo livello». Quando poi «un giudice è stato presidente di giuria in un campionato, la Fise fa richiesta alla Federazione Equestre Internazionale di introdurlo al percorso per diventare giudice internazionale».

Il compito del giudice inizia qualche giorno prima dell’inizio del concorso. È importante prendere visione del programma delle gare il prima possibile, «perché è come un contratto tra il comitato e i cavalieri. Tutto quanto vi sia scritto fa fede e deve essere applicato». Il giorno della competizione il giudice arriva con anticipo, per prendere conoscenza del posto e coordinarsi con i colleghi del collegio giudicante. Inoltre «prima che la gara cominci effettua la ricognizione, come i cavalieri. Si confronta con il direttore di campo e con il cronometrista per verificare che ostacoli e fotocellule rispettino il regolamento. Una volta tornato in giuria, verifica che da lì tutti i salti si vedano bene».

Durante la gara ogni giudice ha un compito diverso. Uno compila i cartellini, dei fogli (uno per binomio) su cui si segna ogni cosa accada in campo. A partire da questi si stilerà la classifica, il cui significato intrinseco è «il rispetto delle regole, dei concorrenti, dei cavalli, ma anche l’imparzialità del giudice». Un altro membro del collegio giudicante si occupa del tabellone, una sorta di elenco di tutti binomi al via e il relativo risultato. È un documento ufficiale che viene conservato dalla segreteria per eventuali revisioni. Un terzo invece si occupa di suonare una campana, con una particolarità: negli internazionali questo giudice fa anche partire il countdown di 45 secondi, nei nazionali questo compito spetta al cronometrista.

La parte più difficile, spiega Patrizia Adobati, è «tenere alta l’attenzione. Ci sono giorni che si lavora anche 10 o 12 ore di fila. E bisogna comunque essere sempre attenti, disponibili e gentili».

Ogni gara è complessa a modo suo. In un Gran Premio la presenza di un importante premio in denaro fa capire che in giuria non ci sia nessun posto per gli errori. D’altro canto, come racconta Adobati, «per chi partecipa a una categoria brevetto a volte la coccarda ha anche più valore di una somma in denaro». La difficoltà per un giudice è far fronte all’incertezza dovuta all’inesperienza dei ragazzi. In questo caso “il giudice non è solo un controllore della classifica, ma diventa quasi un formatore nel momento in cui deve chiamare in giuria un ragazzino e spiegargli cosa ha sbagliato». Un buon ufficiale di gara deve «sapere comunicare in modo corretto con tutti i partecipanti: sia con il professionista che magari chiede un’informazione sia con un ragazzino che deve essere stimolato al rispetto delle regole».

La diplomazia, l’educazione e il rispetto sono gli strumenti più importanti del lavoro di un giudice. Ogni decisione presa dalla giuria ha un unico obiettivo: garantire che la competizione si svolga nel rispetto del regolamento, dei concorrenti e, prima di tutto, del benessere del cavallo. È un ruolo silenzioso, spesso invisibile agli occhi del pubblico, ma indispensabile perché lo sport possa esistere e conservare il suo valore.

Di Chiara Balzarini

© Riproduzione riservata.

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