Barroca d’Alva e la forza gentile dell’umiltà

Barroca d'Alva e la forza gentile dell'umiltà

Il pensiero di Luca Giannangeli post mondiale giovani cavalli – Mentre ero all’aeroporto di Lisbona, durante la lunga attesa del volo che mi avrebbe riportato a casa, ripensavo ai quattro giorni trascorsi a Barroca d’Alva in compagnia di Oreste Testa e di tanti amici.
Dal 2003, anno in cui nacque SportEndurance.it, seguito poi per dieci anni dalla rivista cartacea Sport Endurance EVO, abbiamo raccontato e vissuto moltissime manifestazioni di endurance.

Mondiali, Europei ed eventi internazionali ci hanno condotto in ogni angolo del pianeta. Abbiamo piantato idealmente le nostre bandierine in centinaia di luoghi, dal Sud America all’Australia, dalla Malesia al Medio Oriente, dalla Russia alle isole britanniche.

Un po’ di esperienza, dunque, l’abbiamo accumulata. Abbastanza per poter affermare con convinzione che quella vissuta a Barroca d’Alva, in Portogallo, è stata una delle esperienze più belle del nostro lungo viaggio nell’endurance.
Ci sono luoghi nei quali, fin dal primo istante, avverti una sensazione difficile da spiegare. Ti senti bene, quasi a casa. Respiri un’atmosfera rilassata, autentica e sana.

A Barroca d’Alva ho incontrato persone calme, preparate e gentili. Ho ascoltato voci basse e garbate, eleganti come la lingua portoghese.
Quando alla guida di un comitato organizzatore ci sono persone competenti, sicure dei propri mezzi e, allo stesso tempo, profondamente umili, anche ciò che è complesso sembra diventare semplice. L’umiltà, nella vita come nello sport, non è debolezza e non significa rinunciare alla propria autorevolezza. È la forma più alta della consapevolezza. È sapere quanto si vale senza sentire il bisogno di dimostrarlo continuamente.

Qui questa filosofia si respirava ovunque. C’era sempre qualcuno pronto a tendere una mano, a trovare una soluzione e ad ascoltare le numerose richieste dei cavalieri, presenti davvero in gran numero.

Tra quelle mani c’erano anche quelle di una persona che, per me e per Oreste, è diventata un amico. Oreste, per chi non lo conoscesse, è il fotografo storico dell’endurance, quello alto, per intenderci.
Il nome di questo amico è Vasco, figlio di Vasco Lopes Avô, presidente dell’evento e vicepresidente della Federazione Equestre Portoghese. Accanto a loro, naturalmente, l’event director Paulo Lanternas, responsabile della logistica, del percorso, del coordinamento del personale e di tutti gli aspetti tecnici dell’evento..

Sebbene tenda a rimanere lontano dai riflettori, Paulo è una persona molto gentile e disponibile, con una grande esperienza nell’organizzazione di eventi di endurance.

Il suo contributo ha rivestito un ruolo fondamentale nel successo della manifestazione.

Parliamo di uomini capaci di passare con assoluta naturalezza dagli attrezzi da lavoro a una scrivania, per poi presentarsi in giacca e cravatta agli appuntamenti ufficiali. Nessuna posa, nessuna distanza, nessun ruolo ostentato. Soltanto la concretezza di chi conosce profondamente il proprio lavoro e possiede quella rara sicurezza che non ha bisogno di alzare la voce.

Quando chi dirige è pacato, la serenità si trasmette a tutti. Lo si percepiva anche nel lavoro delle commissioni giudicanti e veterinarie. Mai una voce fuori posto, mai un richiamo sopra le righe, mai una tensione capace di turbare l’equilibrio dell’evento. Persino il terreno riservato ai trotti era talmente curato da ricordare il campo centrale del Roland Garros.

A Barroca d’Alva mi sono sentito a casa, nonostante fosse la mia prima volta in questa location.
Ho percorso quasi interamente il tracciato in automobile e l’ho trovato affascinante sotto il profilo naturalistico, oltre che interessante e impegnativo dal punto di vista tecnico e sportivo.

La vita, a volte, non è fatta soltanto di lavoro o di interessi è fatta anche di incontri, riconoscenza e soddisfazioni sincere. Come quella provata ascoltando le parole con cui Vasco ci ha ringraziati per il lavoro svolto.
Le circa 500.000 visualizzazioni raggiunte su Instagram e Face Book attraverso poche clip video ci hanno riempito di gioia. Così come ci ha emozionato raccontare ancora una volta il Mondiale dei giovani cavalli di otto anni, una competizione che amo da sempre, fin da quando gli anni erano sette.

Caro Vasco, grazie.

Grazie per ciò che avete realizzato, ma soprattutto per ciò che siete. Avete dimostrato che competenza e umiltà possono camminare insieme e che la vera autorevolezza non ha bisogno di rumore. Il vostro modo di lavorare e di accogliere le persone è stato un esempio per tutti.

Ci rivedremo il prossimo anno a Buftea, ancora insieme ai giovani cavalli di otto anni. Lì ci aspetta un altro grande uomo e amico, una persona dal cuore d’oro e dalle braccia d’acciaio, Viorel Dabija.

foto by Oreste tesata and Rpingas

Sport Endurance 
Luca Giannangeli

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