Il muso dei cavalli ha molto da raccontare. I 17 movimenti che incuriosiscono la scienza.
Un labbro che si solleva, gli occhi che si allargano, una piccola tensione sul volto. I cavalli possiedono un repertorio facciale sorprendente. Studiarlo può aiutarci a capire meglio come comunicano, senza confondere le loro espressioni con le nostre.
Se un cavallo potesse parlare, probabilmente avremmo molte domande da fargli. Che cosa lo incuriosisce? Che cosa lo mette a disagio? E che cosa sta cercando di comunicare quando cambia espressione? In attesa di un improbabile dialogo, possiamo cominciare dal suo muso: una superficie molto più espressiva di quanto possa sembrare a uno sguardo distratto.
A metterne in luce la complessità è stato uno studio pubblicato nel 2015 sulla rivista scientifica PLOS ONE. I ricercatori hanno catalogato 17 movimenti facciali distinti nei cavalli, costruendo un sistema chiamato EquiFACS, sigla di Equine Facial Action Coding System. Nel confronto riportato dalla ricerca, gli esseri umani ne contano 27 e gli scimpanzé 13. I cavalli, dunque, mostrano un repertorio che merita attenzione anche accanto a quello dei nostri parenti evolutivi più vicini.
La parte più curiosa è che quei 17 movimenti non rappresentano altrettante “facce” già pronte. Sono piuttosto gli ingredienti con cui un’espressione può prendere forma. Un movimento nella zona degli occhi può accompagnarsi a uno delle labbra, creando una configurazione diversa. Pensiamo al nostro volto: lo stesso sorriso cambia significato se lo sguardo è disteso, sorpreso o teso. È un paragone utile per immaginare la complessità del fenomeno, senza presumere che cavalli e persone esprimano le emozioni nello stesso modo.

Per costruire il catalogo, gli studiosi hanno esaminato la muscolatura facciale e analizzato filmati di comportamenti spontanei. EquiFACS permette di descrivere i cambiamenti visibili con criteri condivisi; una sorta di alfabeto del volto, grazie al quale ricercatori diversi possono registrare e confrontare ciò che osservano.
Ed è qui che nasce la domanda più interessante, che cosa significano quei movimenti? Contare le azioni del volto non equivale a decifrare automaticamente le emozioni. Lo studio non ha individuato 17 stati d’animo, né un dizionario in cui a ogni gesto corrisponde una traduzione certa. Ha fornito uno strumento per indagare quali espressioni compaiano nelle diverse situazioni e quale ruolo possano avere nella comunicazione.
Una distinzione preziosa soprattutto quando incontriamo fotografie di cavalli che sembrano ridere, fare smorfie o assumere un’aria offesa. Il nostro sguardo cerca istintivamente qualcosa di familiare: basta una bocca particolare per suggerirci un sorriso. Ma quella somiglianza, da sola, non dimostra che l’animale stia provando allegria. Per capire un’espressione bisogna chiedersi che cosa stesse succedendo prima e durante quel momento.
Le possibili applicazioni vanno oltre la curiosità. Un sistema di osservazione condiviso può contribuire agli studi sul comportamento, alle pratiche veterinarie e alla ricerca sul benessere animale. Comprendere meglio il volto dei cavalli significa aggiungere informazioni al modo in cui li conosciamo e ci prendiamo cura di loro.
La prossima volta che vi troverete davanti a un cavallo, provate quindi a soffermarvi sui piccoli cambiamenti del suo muso. Non per indovinare subito un’emozione, ma per osservare come l’espressione si modifica mentre cambia la situazione. Potreste scoprire che il dettaglio più interessante non è la “faccia buffa” catturata in una foto, bensì tutto ciò che accade tra un’espressione e l’altra.
HSJ -RL
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