Quanti anni ha un cavallo? Il tempo si legge in bocca.

Quanti anni ha un cavallo? Il tempo si legge in bocca.

Denti da latte, stelle dentarie e solchi misteriosi, come si stima l’età del cavallo e quali indizi offre il resto del corpo.

La bocca di un cavallo racconta una storia. Nei soggetti giovani registra la comparsa e la sostituzione dei denti; negli adulti conserva le tracce di migliaia di ore trascorse a pascolare e masticare. Leggerla permette di stimare l’età, ma con una precisione che diminuisce con il passare degli anni. La differenza è fondamentale, riconoscere un puledro di tre anni è generalmente più semplice che distinguere un cavallo di diciotto da uno di ventidue. Gli studi su animali di età conosciuta confermano proprio questo limite.

Il primo calendario è quello degli incisivi.

L’esame parte soprattutto dai dodici incisivi, sei superiori e sei inferiori, utilizzati per afferrare e recidere l’erba. In ciascuna arcata si distinguono una coppia centrale, detta dei picozzi, una intermedia, dei mediani, e una esterna, dei cantoni.
Nel puledro, gli incisivi da latte compaiono secondo una successione abbastanza regolare. I centrali alla nascita o nei primi giorni, gli intermedi nelle prime settimane e gli esterni generalmente tra sei e nove mesi. Sono più piccoli e più bianchi dei permanenti, con un restringimento più evidente vicino alla gengiva.
La sostituzione offre riferimenti particolarmente utili come i picozzi permanenti che erompono intorno ai due anni e mezzo, i mediani verso i tre anni e mezzo e i cantoni attorno ai quattro anni e mezzo. A circa cinque anni tutti gli incisivi permanenti sono normalmente presenti e in contatto con quelli dell’arcata opposta, si parla di dentatura “a bocca fatta”. Sono tappe indicative, con possibili variazioni individuali.

Dopo i cinque anni si interpreta l’usura.

Completata la sostituzione, il veterinario osserva soprattutto la superficie masticatoria, chiamata tavola dentaria. Sugli incisivi relativamente giovani è visibile una cavità, l’infundibolo, che sulla tavola forma la cosiddetta coppa dentaria. Con il consumo del dente, questa cavità si riduce e scompare progressivamente.
Il riferimento tradizionale per gli incisivi inferiori è la scomparsa della coppa intorno ai sei anni nei centrali, ai sette negli intermedi e agli otto negli esterni. Tuttavia, questi numeri descrivono uno schema orientativo, non sono scadenze valide per ogni cavallo.
Un altro segno è la stella dentaria. Una zona di dentina che diventa visibile con l’usura, in corrispondenza della cavità pulpare progressivamente protetta dal deposito di nuovo tessuto. Il nome è suggestivo, ma la forma non ricorda necessariamente una stella, può apparire inizialmente allungata e diventare più tondeggiante. Anche forma della tavola e inclinazione degli incisivi cambiano nel tempo e contribuiscono alla valutazione complessiva.

Il solco di Galvayne, un indizio celebre, ma incostante.

Tra i particolari più curiosi c’è il solco di Galvayne, una linea verticale sulla faccia esterna del cantone superiore. Secondo lo schema classico, comparirebbe vicino alla gengiva verso i dieci anni, raggiungerebbe metà della corona visibile a quindici e tutta la sua lunghezza a venti.
È una sequenza facile da ricordare, ma meno affidabile di quanto suggerisca la sua precisione apparente. Ricerche su cavalli di età documentata hanno rilevato una variabilità tale da sconsigliare l’uso del solco come criterio decisivo. Lo stesso vale per il cosiddetto “uncino dei sette anni”, una sporgenza del cantone superiore che può essere presente anche ad altre età. Una bocca va letta nel suo insieme: un solo particolare può ingannare.

Perché due coetanei possono avere denti diversi

I denti equini sono ipsodonti, cioè dotati di una corona molto sviluppata, in parte contenuta nell’osso. La progressiva eruzione porta in bocca la porzione di riserva, compensando per anni il consumo della superficie masticatoria.
L’usura, però, dipende anche dalla vita dell’animale. Pascolare su terreni sabbiosi può aumentare l’abrasione; alterazioni dell’occlusione, trattamenti dentali, gestione e differenze individuali possono modificare il quadro. Per questo l’età dentaria è una stima, soprattutto nell’adulto e nell’anziano.

E oltre ai denti?

Il resto del corpo offre indizi complementari come la comparsa di peli grigi sul muso, riduzione della muscolatura, maggiore rigidità articolare e rallentamento generale possono accompagnare l’invecchiamento. Nessuno di questi segni, però, assegna un numero preciso di anni. Allenamento, alimentazione e salute influenzano molto l’aspetto. Un soggetto anziano ben mantenuto può apparire più vigoroso di uno più giovane.
Per conoscere l’età cronologica, il riferimento migliore resta una data di nascita documentata e correttamente associata all’identità dell’animale. Quando manca, il veterinario incrocia dentatura, aspetto e storia disponibile, arrivando a un intervallo plausibile.
La bocca, dunque, è un archivio prezioso: nei giovani racconta soprattutto lo sviluppo; negli anziani, sempre di più, racconta anche il modo in cui hanno vissuto.

HSJ – RL

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