Intervista alla veterinaria FEI Marilene Sgobba: «Il benessere dei cavalli è la nostra priorità»
Per capire come sta crescendo un concorso internazionale, si può cominciare dalle scuderie: osservare come vengono accolti i cavalli dopo il viaggio, quali condizioni trovano al loro arrivo, quanto rapidamente i professionisti riescono a confrontarsi quando serve una decisione; oppure si può chiedere a chi, di quel concorso, deve conoscere anche ciò che il pubblico difficilmente vedrà.
A Tétouan, durante la prima tappa del Morocco Royal Tour 2026, horseshowjumping.tv ha incontrato Maria Cecilia Sgobba, conosciuta come Marilene, presente in qualità di veterinaria delegata FEI. Un incarico che richiede uno sguardo costante sull’intera manifestazione, dalla supervisione delle attività veterinarie al confronto con i colleghi, con il benessere del cavallo come riferimento di ogni valutazione.
Il suo rapporto con il circuito marocchino si è costruito attraverso esperienze successive: Tétouan nel 2019, El Jadida lo scorso anno, quindi il ritorno a un appuntamento del quale apprezza la crescita organizzativa, la preparazione dei professionisti e la partecipazione del pubblico. A rendere più personale questo racconto c’è anche la conoscenza della squadra marocchina, incontrata ai Giochi del Mediterraneo di Taranto e ricordata per il forte affiatamento.
Proprio a Taranto, dove ha presieduto la commissione veterinaria all’interno di una squadra composta da sei donne, la dottoressa Sgobba ha vissuto una delle esperienze più significative della stagione: un impegno preparato con particolare attenzione alle temperature, alla gestione delle scuderie e alle esigenze dei cavalli, attraverso un lavoro che cominciava ben prima dell’ingresso in campo.
Dottoressa Sgobba, durante un concorso vediamo i cavalli in gara, mentre gran parte del vostro lavoro avviene altrove. Da dove comincia il suo incarico di veterinaria delegata FEI?
«Il mio compito durante la competizione è quello di supervisionare le attività veterinarie e verificare che vengano rispettati i regolamenti, mantenendo un confronto con i colleghi coinvolti. Il nostro obiettivo è il benessere dell’animale ed è questo il riferimento del nostro lavoro.
Trovo sempre molto positivo il rapporto con gli altri veterinari: anche quando lavoro fuori dall’Italia incontro ottimi professionisti, abituati al lavoro di squadra e disponibili a collaborare».
Conosce il Morocco Royal Tour da diversi anni. Quali aspetti apprezza tornando a lavorare qui?
«Ero già stata a Tétouan nel 2019 e lo scorso anno ho lavorato a El Jadida; tornando, ho trovato tanti cambiamenti in positivo, anche nel confronto con i colleghi e nell’organizzazione delle attività veterinarie.
Sono esperienze che permettono di conoscere meglio le persone e di ritrovarsi, mentre il lavoro condiviso nelle competizioni internazionali continua ad arricchirsi. Anche quest’anno il riscontro è stato molto positivo».
Il circuito offre sedi con caratteristiche differenti. Che cosa cambia, per chi si occupa dei cavalli, passando da El Jadida a Tétouan?
«El Jadida si svolge nell’ambito di una fiera, quindi il contesto è diverso: ci sono molte persone, rumori e attività, come accade anche in altre manifestazioni fieristiche, comprese quelle italiane. Sono elementi da considerare, perché il cavallo ha bisogno di concentrazione.
Proprio qui parlavo con una groom del team marocchino delle differenze tra le due sedi: una struttura dedicata alle competizioni, come quella di Tétouan, offre un ambiente diverso rispetto a una fiera. Per chi segue i cavalli è importante conoscere queste caratteristiche e tenerne conto nella loro gestione».
A Tétouan si percepisce una partecipazione molto forte del pubblico. Quanto conta conoscere anche l’ambiente umano di una squadra?
«È una parte molto bella di queste esperienze. Ai Giochi del Mediterraneo ho avuto modo di conoscere il team del Marocco e mi ha colpita quanto fossero affiatati: erano davvero una bella squadra.
Anche in quell’occasione la partecipazione era stata forte, con il tifo dei marocchini, degli egiziani e dei turchi; tante persone erano arrivate dall’estero per seguire le gare. Sono situazioni che ricordo con piacere».
Questa mattina ha osservato da vicino i cavalli presentati all’ispezione veterinaria. Che impressione ha avuto?
«È andata molto bene. I cavalli si sono presentati in buone condizioni, freschi, e questo mi rende sempre molto contenta, perché alla base si riconosce tanta cultura equestre.
È un aspetto particolarmente importante in queste trasferte, nelle quali sono presenti anche cavalli arrivati dall’Europa dopo un lungo viaggio: vederli in buono stato rappresenta un riscontro positivo sul lavoro di chi li segue».
Ci accompagna nei diversi passaggi dell’ispezione? Che cosa controllate, prima ancora di osservare il trotto?
«Si comincia dall’identificazione: un veterinario controlla il microchip, lo confronta con il passaporto e verifica la corrispondenza con il numero di testiera. Successivamente il cavallo viene presentato al veterinario delegato, generalmente insieme al presidente di giuria.
Si osservano le condizioni generali, l’eventuale presenza di escoriazioni o ferite e la presentazione del cavallo; poi viene percorso il tratto previsto al passo e al trotto, così da poterne valutare le andature».
E se qualcosa richiede un approfondimento?
«Il cavallo può essere inviato all’holding, dove viene esaminato dal veterinario incaricato. Questa mattina è successo con un solo soggetto: il collega ci ha comunicato che non aveva rilevato dolore o gonfiore e, dopo averlo osservato nuovamente al trotto, abbiamo concordato l’ammissione.
È un passaggio che consente di approfondire la valutazione quando lo riteniamo necessario».
Da Tétouan torniamo a Taranto. Ai Giochi del Mediterraneo ha presieduto la commissione veterinaria, in una squadra di sei professioniste: come ricorda quell’esperienza?
«È stata un’esperienza meravigliosa. Abbiamo avuto molto da lavorare anche nel periodo precedente alle gare, soprattutto per predisporre tutto ciò che serviva ad affrontare le alte temperature.
Per me c’era anche un coinvolgimento particolare, perché sono pugliese e quindi giocavo in casa: ho potuto dare una mano anche dal punto di vista logistico. È stato bello vivere nella mia regione un appuntamento con una partecipazione internazionale così forte».
La presenza di sei veterinarie merita di essere sottolineata per il valore concreto delle responsabilità assunte: professioniste chiamate a seguire i cavalli di una manifestazione internazionale, a confrontarsi con le diverse rappresentative e a preparare risposte adeguate alle condizioni della competizione. Con Sgobba alla presidenza della commissione, Taranto ha offerto anche questa immagine dello sport equestre: donne in ruoli decisionali, la cui competenza si esprimeva nel lavoro quotidiano e nella capacità di coordinare attività essenziali per lo svolgimento delle gare.
Le temperature richiedevano particolare attenzione. Come avete organizzato le giornate?
«Ci siamo confrontati con lo show office, il delegato tecnico e il presidente di giuria, predisponendo diverse misure. Gli orari di gara erano tutti serali, dalle diciotto in poi, quando le temperature diventavano migliori, mentre nelle ore più calde i campi rimanevano chiusi.
Erano stati organizzati diversi punti di alimentazione elettrica, per permettere di utilizzare ventilatori nelle scuderie, anche più di uno; avevamo inoltre vari punti di approvvigionamento del ghiaccio, che era disponibile gratuitamente. C’era una cooling area molto vicina, con nebulizzatori e ventilatori aggiuntivi; erano disponibili anche ghiaccio e acqua, con attenzione sia ai cavalli sia alle persone che lavoravano con loro.
Abbiamo avuto inoltre la fortuna di utilizzare scuderie con il tetto coibentato e molto alto, una caratteristica importante per la gestione delle temperature. Alla fine i cavalli sono stati tutti bene e non abbiamo avuto problemi legati al caldo: poterlo dire, dopo tutto il lavoro di preparazione, è stata una grande soddisfazione».
La sua attività comprende anche il supporto veterinario nelle tappe del Global. Come è cominciata questa esperienza?
«È un percorso iniziato con il dottor Centinaio e che portiamo avanti da diversi anni con la Clinica della Brughiera, seguendo le tappe europee ed extraeuropee del circuito.
In molte occasioni ci confrontiamo con i veterinari locali, soprattutto nelle trasferte extraeuropee, ma anche in alcune sedi europee; troviamo grande collaborazione e questo ci dà molte soddisfazioni».
Quanto dura, davvero, una vostra giornata durante un concorso?
«Assicuriamo la presenza ventiquattr’ore su ventiquattro, da quando arrivano i cavalli fino a quando ripartono. Le giornate sono quindi molto impegnative e l’organizzazione può variare anche in base al programma della manifestazione.
I groom e i cavalieri ormai lo sanno: per qualunque situazione, anche soltanto per un consulto, possono fare affidamento sul gruppo in qualsiasi momento».
L’abitudine alla pratica clinica quotidiana quanto incide su questo lavoro?
«Incide molto, perché normalmente lavoriamo come liberi professionisti e poi ci ritroviamo per seguire le gare; siamo quindi abituati a intervenire sul campo e a dare supporto a chi gestisce i cavalli.
La nostra priorità è il loro benessere. Quando possiamo aiutare un cavallo e questo, nel rispetto dei regolamenti, riesce anche a gareggiare, siamo naturalmente molto contenti».
Un cavallo in trasferta ha spesso un veterinario di riferimento rimasto a casa. Come mantenete il rapporto con chi ne conosce la storia?
«C’è una comunicazione diretta. Se, per esempio, dobbiamo effettuare accertamenti diagnostici, condividiamo con il veterinario curante le ecografie o le radiografie e ci confrontiamo su ciò che serve fare nell’immediato, oppure sull’eventuale proseguimento delle terapie.
È una collaborazione che manteniamo abitualmente e che ci permette di lavorare avendo a disposizione anche le informazioni di chi segue quel cavallo nella sua quotidianità».
Prima della gara, però, c’è un’altra fase delicata: il viaggio. Da che cosa dipende una buona gestione della trasferta?
«È molto importante preparare il cavallo prima della partenza, conoscendone le esigenze e sapendo come reagisce agli spostamenti. Oggi i mezzi utilizzati a questi livelli sono molto attrezzati, con sistemi di ventilazione e la possibilità per i cavalli di bere e mangiare durante il viaggio.
Poi ciascun soggetto ha caratteristiche proprie, che chi lo segue conosce e deve considerare nella preparazione e nella gestione dell’arrivo».
Che cosa accade quando il cavallo raggiunge la sede del concorso?
«Si effettua il check-in previsto, con l’identificazione e i controlli, compresa la temperatura, prima della sistemazione in scuderia. Successivamente si valuta come organizzare il riposo, anche in funzione dell’orario di arrivo e del tempo trascorso in viaggio.
Alcuni preferiscono lasciare il cavallo tranquillo nel box, altri farlo passeggiare dopo tante ore di trasporto. In questa fase i groom hanno un ruolo prezioso: sono professionisti che vivono per questi cavalli e li seguono con un’attenzione straordinaria».
Dopo il Morocco Royal Tour, il calendario la porta verso altri appuntamenti internazionali. Quali sono i prossimi?
«Il Cairo, con partenza il 18 ottobre, perché arriviamo quando arrivano i cavalli e vogliamo essere pronti ad accoglierli dopo il volo. È una tappa nuova e siamo tutti curiosi di vedere la sede, che ci è stata descritta come meravigliosa.
Poi ci sarà Rabat con il Global: diversi cavalieri presenti qui, che partecipano alle tre tappe del Morocco Royal Tour, rimarranno in Marocco una settimana in più per prendere parte anche a quell’appuntamento».
di Alessandra Ceserani
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