Lorenzo Argentano: «Prima del risultato viene la fiducia del cavallo»
Dopo dieci anni trascorsi in Germania, il cavaliere italiano è tornato a gareggiare nel nostro Paese conquistando la medaglia di bronzo ai Campionati Italiani Assoluti 2026 con Corna Boy. Lo abbiamo incontrato al Club Ippico Euratom di Angera, dove oggi tiene i suoi cavalli, per ripercorrere una storia iniziata quasi per caso e costruita attraverso lavoro, sacrifici ed esperienze all’estero.
Quando abbiamo incontrato Lorenzo Argentano al Club Ippico Euratom di Angera, in provincia di Varese, accanto a lui c’era Corna Boy. Non soltanto il suo attuale cavallo di punta, ma il compagno con cui, pochi mesi prima, ha conquistato la medaglia di bronzo ai Campionati Italiani Assoluti 2026 presso le strutture dell’Arezzo Equestrian Centre.
Il risultato di Arezzo ha segnato uno dei momenti più importanti della carriera del cavaliere italiano, arrivato dopo dieci anni trascorsi in Germania e al termine di un percorso costruito lontano dai riflettori, passando attraverso diverse scuderie, molti cavalli e una quotidianità interamente dedicata al lavoro. Quella di Argentano non è la storia di chi è cresciuto all’interno di una famiglia già legata all’equitazione: il suo primo incontro con un pony è avvenuto quasi per caso, quando aveva undici anni, ci racconta.
«I miei genitori mi portarono a fare un corso di avvicinamento al pony. Era un’attività molto semplice, pensata per i bambini: si imparava a conoscere i cavalli, a pulirli, a prendersene cura e poi, poco alla volta, anche a montarli. Da quel momento ho iniziato e non ho più smesso».
Il ricordo di quel primo approccio è ancora molto chiaro. Per un bambino che non aveva mai avuto contatti con il mondo equestre, trovarsi davanti a un animale tanto grande e sensibile rappresentò qualcosa di completamente nuovo: «Fu bello, ma anche molto strano. Non sei abituato ad avere a che fare con un animale come il cavallo, o come il pony nel mio caso. Fin dall’inizio, però, provai una sensazione molto speciale».

Una scelta fatta molto presto
La curiosità iniziale si trasformò rapidamente in una passione e, poco dopo, in un progetto di vita tanto che Lorenzo racconta di avere capito molto giovane che non avrebbe voluto limitarsi a montare per hobby: «A tredici o quattordici anni avevo già deciso che avrei voluto continuare con l’agonismo e fare di questo sport il mio lavoro. Ero convinto che sarebbe stata la mia strada».
Da quel momento cominciò il percorso comune a molti giovani cavalieri: le prime gare, il passaggio graduale a categorie più impegnative e l’ingresso nei Gran Premi nazionali. Salendo di livello, però, diventarono evidenti anche le difficoltà legate a questo sport, praticato ad alti livelli: «Più si va avanti e più aumentano i costi. I cavalli necessari per affrontare determinate gare diventano sempre più costosi e, per chi proviene da una famiglia normale come la mia, bisogna trovare un altro modo per continuare a crescere».
La famiglia lo ha accompagnato durante i primi anni, affrontando sacrifici che Lorenzo non dimentica: «I miei genitori mi hanno aiutato in ogni modo possibile. Fino ai diciassette o diciotto anni hanno sostenuto completamente il mio percorso. Poi ho iniziato a lavorare e a contribuire alle spese, essendo il primo della famiglia ad avvicinarsi ai cavalli, era tutto nuovo sia per me sia per loro. Devo davvero ringraziarli per ciò che hanno fatto».
Il passaggio decisivo fu proprio l’ingresso nel mondo del lavoro: montare un solo cavallo, per quanto importante, non poteva offrire la stessa esperienza di una scuderia professionale.
«C’è una grande differenza tra montare sempre il proprio cavallo e imparare veramente a lavorare con cavalli diversi. Bisogna confrontarsi con i giovani, con i cavalli più esperti, con quelli semplici e con quelli più complicati. Può capitare di affrontare una gara impegnativa con un cavallo già pronto oppure una categoria più bassa con un soggetto ancora molto verde. Sono situazioni che insegnano cose differenti e che si comprendono soltanto facendo esperienza».
A diciotto anni Argentano lasciò quindi casa e cominciò a lavorare in diverse scuderie, con l’obiettivo di migliorarsi e ampliare il più possibile la propria esperienza.
Dieci anni in Germania
Il percorso professionale lo portò successivamente in Germania, dove sarebbe rimasto per circa dieci anni. Un trasferimento tutt’altro che semplice, soprattutto all’inizio. Ci racconta: «È stato impegnativo. Mi sono ritrovato da solo in un Paese nuovo, non conoscevo la lingua e parlavo soltanto inglese. Con il tempo ho dovuto imparare anche un po’ di tedesco. Era tutto diverso ed è stata dura, ma lo rifarei».
Per Lorenzo, l’esperienza all’estero ha avuto un valore che va oltre la formazione tecnica. Vivere e lavorare in Germania gli ha permesso di conoscere una cultura equestre più diffusa e meno legata all’idea del cavallo come attività riservata a pochi.
«In Germania il cavallo viene vissuto in modo più normale. Almeno ai livelli bassi e medi non è considerato soltanto uno sport di lusso. Molte persone hanno il proprio cavallo, il trailer e vanno in gara autonomamente. I costi sono più contenuti e c’è una cultura più ampia del cavallo come sport, come passione o semplicemente come hobby».
Anche il numero delle gare e dei cavalieri rappresenta una differenza importante. «Ci si confronta continuamente con cavalieri molto forti e i numeri sono completamente diversi rispetto all’Italia. Si impara tanto, sia montando sia osservando il lavoro degli altri».
Quando gli chiediamo quali siano stati i tecnici più importanti nella sua formazione, Lorenzo ci ha risposto: «Sarebbe quasi sbagliato nominarne alcuni e non altri, perché ho imparato da tantissime persone. A volte direttamente, durante il lavoro o gli allenamenti, altre volte semplicemente guardando come montavano o come gestivano i cavalli a casa. Sono stati talmente tanti che non riuscirei a sceglierne soltanto alcuni».
Nel suo percorso, tuttavia, ci sono anche persone che hanno avuto un ruolo fondamentale fuori dal campo gara. Tra queste cita Aida Aouad, coproprietaria di Dakota Blue Girl insieme a Kim Koch. «Aida mi ha aiutato moltissimo, soprattutto all’inizio. Lei e Kim sono state molto importanti per il supporto che mi hanno dato e ci tengo davvero a ringraziarle».
I cavalli che lasciano un segno
Parlando dei cavalli più importanti della sua carriera, Lorenzo non riesce a sceglierne uno solo. Uno dei legami più profondi è quello con Dakota Blue Girl, arrivata quando era ancora molto giovane e rimasta con lui per quasi dieci anni. «Con lei ho fatto i primi salti e le prime gare. Siamo arrivati a vincere un Gran Premio Due Stelle e a disputare categorie da un metro e cinquanta. È stata la prima cavalla con cui ho affrontato gare veramente impegnative e mi ha dato tantissimo».
Non sono soltanto le vittorie, però, a definire il rapporto tra cavallo e cavaliere. Spesso i momenti più significativi nascono durante le difficoltà. «I risultati sono belli e ogni tanto servono anche per il morale, ma le soddisfazioni più grandi arrivano quando si riesce a risolvere un problema. Con Dakota, per esempio, ci sono stati periodi nei quali non stava bene fisicamente. Abbiamo cercato di capire cosa non funzionasse, abbiamo trovato il problema e, dopo alcune gare poco positive, siamo riusciti a riportarla in una condizione in cui fosse nuovamente serena e pronta a dare il massimo».
È questa la sensazione che Argentano considera più importante: percepire il cavallo dalla propria parte. «Al di là della vittoria, la cosa più bella è sentire che il cavallo sta bene fisicamente e mentalmente, che si fida e che prova a fare tutto ciò che gli chiedi. Ho avuto la fortuna di provare questa sensazione con diversi cavalli».
«Il cavallo rimane un cavallo»
Al Club Ippico Euratom, la filosofia di Argentano appare evidente anche osservando la gestione quotidiana dei suoi cavalli, che trascorrono molto tempo insieme all’aperto. «La prima cosa da ricordare è che un cavallo rimane un cavallo. Il fatto che faccia sport non lo trasforma in qualcosa di diverso. È un animale fatto per stare fuori e per vivere insieme ad altri cavalli».
Questo non significa inserire indiscriminatamente i soggetti nello stesso paddock, ogni gruppo viene studiato e controllato, tenendo conto dei caratteri e degli equilibri tra i diversi animali. «Non prendiamo un cavallo nuovo e lo lasciamo semplicemente insieme agli altri. Cerchiamo il gruppo che possa funzionare e prestiamo molta attenzione. Quando è possibile, però, i miei cavalli stanno fuori per tutta la giornata».
Lo stesso principio viene applicato nel lavoro: «In gara chiediamo molto ai cavalli. Basta pensare alle dimensioni e alla difficoltà degli ostacoli che devono affrontare. Per questo bisogna rispettare i loro tempi. Sono loro a farci capire ciò di cui hanno bisogno in un determinato momento».
Il ritorno in Italia e la medaglia di Arezzo





Dopo dieci anni trascorsi all’estero, nel 2026 Argentano è tornato stabilmente in Italia. La prima parte della stagione lo ha visto prendere parte al Toscana Tour, ai Campionati Italiani Assoluti e, per la prima volta nella sua carriera, anche allo CSIO di Roma Piazza di Siena.
Il momento più importante è arrivato ad Arezzo, dove insieme a Corna Boy ha conquistato la medaglia di bronzo nel Campionato Italiano Assoluto.
«Ci tenevo forse più del normale. Tornare in Italia dopo dieci anni è stato un bel test. Abbiamo affrontato prima il Quattro Stelle del Toscana Tour e subito dopo il Campionato Italiano. È stato impegnativo, ma il cavallo si è comportato veramente bene».
Il podio non è stato una sorpresa completa. Lorenzo era arrivato ad Arezzo con un obiettivo preciso.
«L’obiettivo era salire sul podio e provare a fare il massimo. Naturalmente si parte sempre cercando di vincere, ma in un campionato è molto difficile. Si prepara tutto nel miglior modo possibile e poi si vede quale sarà il risultato. Conoscendo il cavallo, però, ci credevo».
Quello tra Argentano e Corna Boy è un rapporto nato quasi quattro anni fa e cresciuto attraverso un lungo lavoro di recupero della fiducia.
«Mi piace dire che la sua è una storia da film. Quando è arrivato si trovava in una situazione molto difficile. Non aveva fiducia ed era molto complicato dal punto di vista caratteriale. Probabilmente aveva vissuto esperienze che lo avevano segnato».
Lorenzo ha scelto di non forzare le tappe. Anche quando il cavallo sembrava fisicamente pronto per affrontare categorie più alte, ha preferito aspettare.
«Abbiamo fatto tutto con molta calma. In alcuni momenti avrebbe potuto saltare gare più importanti, ma abbiamo deciso di dargli ancora tempo. Doveva ricostruire la propria fiducia. Questa scelta ci ha ripagato in seguito, perché quando siamo arrivati ad affrontare appuntamenti davvero impegnativi era pronto non soltanto fisicamente, ma anche mentalmente».
La medaglia di Arezzo è diventata così il risultato visibile di un lavoro molto più lungo. Non soltanto la fotografia di un podio, ma la conferma di un rapporto costruito giorno dopo giorno.
Le prime Coppe delle Nazioni
Con Corna Boy sono arrivate anche le prime esperienze di Argentano con il Team Italia. Il debutto in Coppa delle Nazioni è avvenuto nel 2025 a Vejer de la Frontera.
«Era la prima Coppa delle Nazioni per entrambi. Abbiamo concluso con un errore, ma il percorso era stato molto buono e il cavallo si era comportato benissimo».
Nel 2026 la coppia è tornata a indossare la giacca azzurra nella Coppa delle Nazioni CSIO4* di Sopot, in Polonia, chiudendo il primo giro senza penalità e il secondo con due errori.
«Sono stati percorsi positivi e molto costruttivi. La cosa più importante è che tutto venga con semplicità, che il cavallo salti sereno e con fiducia. Quando ci sono queste condizioni, prima o poi arriva anche il risultato».
Un consiglio per i giovani cavalieri
Nel racconto di Argentano ritornano spesso gli stessi concetti: il tempo, la fiducia, la capacità di ascoltare. Sono anche i principi che consiglierebbe a un giovane cavaliere intenzionato a intraprendere una carriera professionale.
«Bisogna rispettare il cavallo e ascoltarlo. È importante pensare alla costruzione di un rapporto e di qualcosa che possa durare nel tempo, concentrandosi un po’ meno sul risultato immediato».
Il risultato, precisa, rimane importante. Non deve però diventare l’unico criterio attraverso il quale valutare il lavoro.
«Qualunque cosa facciamo, dal cavallo montato per hobby fino a quello che salta una gara da un metro e sessanta, dobbiamo cercare di farla in modo che anche il cavallo partecipi volentieri».
La medaglia di bronzo conquistata ad Arezzo è stata un punto importante, ma non è il punto d’arrivo. La storia di Lorenzo Argentano racconta soprattutto ciò che precede un risultato: le partenze, i lavori meno visibili, le difficoltà, l’esperienza maturata lontano da casa e la pazienza necessaria per restituire fiducia a un cavallo che l’aveva perduta.
Una carriera nata da un corso per bambini e diventata, passo dopo passo, una scelta di vita. Senza scorciatoie e senza dimenticare che, prima di ogni gara e di ogni medaglia, il protagonista rimane sempre il cavallo.
Alessandra Ceserani
Ph Stefano Secchi
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