Verso i WEG di Aachen. Nove campionati dopo, la stessa emozione di rappresentare l’Italia per Giovanni Ugolotti
Ci sono carriere costruite attorno a un cavallo. Altre, invece, prendono forma attraverso esperienze diverse, partner diversi e campionati che, uno dopo l’altro, lasciano qualcosa. Quella del cavaliere azzurro, Giovanni Ugolotti è una di queste.

Ad Aachen, dove andranno in scena i FEI World Equestrian Games, disputerà il nono campionato senior della sua carriera tra Europei, Mondiali, Olimpiadi e ora i WEG. Un percorso iniziato nel 2013 a Malmö e proseguito attraverso alcune delle competizioni più importanti del completo internazionale, fino all’appuntamento che attende la squadra azzurra in Germania.
In oltre un decennio è cambiato quasi tutto. È cambiato il cavaliere, sono cambiati i cavalli e sono cambiate anche le responsabilità.
“Credo di essere chiaramente un cavaliere completamente diverso”, racconta. “L’esperienza, ormai purtroppo decennale”, aggiunge sorridendo, “aiuta sicuramente ad avere un approccio più razionale e calcolato agli appuntamenti importanti. Anche se, a volte, la spensieratezza e l’inconsapevolezza che avevo all’inizio mi mancano un po’.”
Una crescita che va oltre il risultato. Negli anni ha affinato la tecnica in tutte e tre le prove del completo, ma soprattutto ha imparato a leggere i cavalli, adattando ogni volta il proprio modo di montare.
“Ogni cavallo mi ha insegnato qualcosa di diverso e credo che tutti mi abbiano fatto crescere come cavaliere. Cercare di entrare nella testa di ogni cavallo, capirne le caratteristiche e cercare di tirar fuori il meglio da loro è una delle cose che mi piace di più del nostro lavoro.”

È anche questo il motivo per cui considera un valore aver affrontato i grandi campionati con tanti partner diversi. Ogni esperienza ha aggiunto un tassello al suo bagaglio tecnico e umano.
“Chiaramente avere la possibilità di avere tanti cavalli qualificati ti permette anche di scegliere quello più adatto a un determinato percorso, anche se poi sono i selezionatori a decidere. Sicuramente, più cavalli riesci a montare, più cresce il tuo bagaglio di esperienza.”
Tra i ricordi più intensi resta naturalmente Parigi 2024. La prima Olimpiade rappresenta un traguardo che ogni cavaliere sogna, anche se il risultato finale non è stato quello sperato.
“Parigi è stata una bellissima esperienza, anche se la gara non è andata come speravo. Credo che la location e soprattutto il pubblico durante il cross siano state le cose più emozionanti. Ad Aachen, dove sono già stato ma non ho mai montato, penso che l’atmosfera sarà molto simile.”
L’approccio, però, resta lo stesso.
“Cerco sempre di affrontare i campionati con una mentalità di squadra, perché so benissimo che quella è la priorità, specialmente quest’anno con la qualificazione per Los Angeles sul piatto.”
A portarlo in Germania sarà Duke of Champions, “Elliot” nella vita di tutti i giorni. Un cavallo che conosce dal 2022 e con il quale ha già condiviso un Mondiale.
“Duke è un cavallo che ho iniziato a montare nel 2022 e mi sono subito accorto che poteva diventare un cavallo da quattro e cinque stelle. Aachen non credo sia, in generale, il suo tipo di percorso. Ma con l’esperienza maturata negli anni credo e spero che possa andare tutto per il meglio.”

Se c’è un campionato che ancora oggi gli lascia un pizzico di rammarico, la risposta arriva senza esitazioni.
“Sicuramente Blair Castle 2015 con Oplitas, dove sono caduto al numero quattro. Ho cercato di strafare e ne ho pagato le conseguenze.”
Anche quelle esperienze, però, fanno parte del percorso. Perché nove campionati insegnano che le vittorie aiutano a crescere, ma spesso sono proprio gli errori a lasciare le lezioni più importanti.
Da anni vive e lavora in Inghilterra, nel cuore del completo mondiale. È lì che costruisce la sua stagione, prepara i cavalli e si confronta quotidianamente con alcuni dei migliori professionisti del circuito internazionale. Ma quando arriva il momento di indossare i colori azzurri, il significato cambia.
“Mi sento entrambe le cose”, dice sorridendo. “Anche se la giacca che porto più spesso è quella verde dell’Esercito. Però, anche vivendo all’estero, rappresentare il proprio Paese è sempre un onore. Forza Italia.”
È forse questa la fotografia migliore del cavaliere che si presenta ai WEG di Aachen. Più esperienza, più consapevolezza e lo stesso orgoglio di rappresentare l’Italia. Perché dopo nove campionati le emozioni cambiano forma, ma non perdono intensità.
Valentina Sozzi
Ph Stefano Secchi
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