Avantea Legacy in Sport: Nicolò Viviani e Heavens Gate

Nicolò Viviani e Heavens Gate

Dalle categorie giovani cavalli ai Gran Premi internazionali

Nel terzo episodio di Avantea Legacy in Sport, il progetto dedicato ai cavalli nati attraverso le tecniche di riproduzione assistita e oggi protagonisti nello sport, incontriamo Nicolò Viviani e Heavens Gate. Un binomio cresciuto insieme, dalle prime categorie fino al quinto posto nel Gran Premio dello CSIO EEF di Drammen.

Quando un cavallo nato grazie alle tecniche di riproduzione assistita arriva a confrontarsi con i percorsi del grande sport internazionale, ciò che vediamo in campo è anche il risultato di un percorso iniziato molti anni prima, dalla selezione delle linee genetiche e dalle scelte compiute in allevamento. È proprio questo il filo conduttore di Avantea Legacy in Sport, la serie in cui Avantea racconta i cavalli nati grazie alle proprie biotecnologie riproduttive e che oggi esprimono il loro potenziale sui campi gara.

Il protagonista del terzo episodio è Heavens Gate, stallone di nove anni montato da Nicolò Viviani, cavaliere e proprietario che lo accompagna praticamente dall’inizio della sua carriera sportiva. «L’ho acquistato all’inizio dei cinque anni e non aveva ancora una carriera sportiva alle spalle: non era mai uscito in concorso», racconta Nicolò Viviani.

L’inizio ha richiesto soprattutto tempo, Heavens Gate era un cavallo dal carattere particolare e Nicolò ha scelto di non forzare le tappe, dedicandosi prima di tutto alla costruzione della fiducia. «Ho dedicato un po’ di tempo a rasserenarlo e a fare in modo che si fidasse della persona con cui passava gran parte della giornata.»

Da lì è iniziata una crescita costruita passo dopo passo.

A sei anni è arrivato uno dei primi risultati significativi nel Circuito FISE riservato ai giovani cavalli. A sette anni Heavens Gate ha cominciato ad affacciarsi ai Gran Premi nazionali, mentre a otto sono arrivati i primi veri appuntamenti internazionali, le gare valide per il ranking e i Gran Premi CSI2*.

La stagione 2026 ha segnato un ulteriore salto di qualità.

Il binomio ha iniziato l’anno con una vittoria in un Gran Premio nazionale da 1,45 m e un successivo piazzamento. Sono poi arrivati gli appuntamenti internazionali, il terzo posto a squadre nell’Italian Champions Tour in Versilia e l’esperienza nel CSI4* del Sagrantino a Le Lame, con un solo errore nel Piccolo Gran Premio da 1,50 m.

Poi Drammen.

In Norvegia Viviani e Heavens Gate hanno ottenuto il settimo posto nella 1,45 m d’apertura, conquistando immediatamente l’accesso al Gran Premio. La domenica, nel GP dello CSIO EEF, il binomio ha chiuso con doppio percorso netto e quinto posto, firmando uno dei risultati più importanti della carriera di entrambi.

«È stato fino a oggi il concorso più soddisfacente e più importante sia della carriera di Heavens Gate sia della mia», racconta Nicolò.

Nicolò Viviani e Heavens Gate ph CSIO EEF Series Drammen
Avantea Legacy in Sport: Nicolò Viviani e Heavens Gate 3

Una genealogia costruita sulle performance

Dietro il percorso sportivo di Heavens Gate c’è anche una genealogia di grande interesse. Lo stallone è figlio di Monti Obolensky e di Quana One de l’Eaugrenée, da Kannan GFE, ed è nato grazie alle tecniche di riproduzione assistita di Avantea.

Ed è proprio sulla possibilità di valorizzare linee genetiche di particolare interesse che Viviani concentra una delle sue riflessioni. «Nel caso del mio cavallo è stato fatto un lavoro che, almeno sulla carta, partiva da basi di risultati molto rilevanti. Nulla è stato lasciato al caso.»

La tecnologia non sostituisce la selezione, l’allevamento, la crescita del cavallo o il lavoro sportivo, permette però di ampliare le possibilità a disposizione degli allevatori, valorizzando il patrimonio genetico di stalloni e soprattutto di fattrici di particolare interesse. Un aspetto che, secondo Viviani, assume ancora più valore quando si guarda alla linea materna.

«Oggi il seme degli stalloni è disponibile praticamente in tutto il mondo. Con le fattrici è diverso: una cavalla importante non è altrettanto accessibile e naturalmente non può produrre molti puledri ogni anno con la riproduzione tradizionale. Queste tecniche aumentano le possibilità di valorizzare anche la linea materna.»

È uno dei punti centrali del lavoro di Avantea: utilizzare le biotecnologie riproduttive per consentire agli allevatori di programmare accoppiamenti mirati e preservare e moltiplicare il valore genetico di soggetti di particolare interesse.

Dalla genetica al campo gara

Per Nicolò Viviani il giudizio non nasce soltanto dall’esperienza con Heavens Gate. Nel corso della sua attività ha avuto modo di montare anche altri giovani cavalli nati attraverso tecniche di riproduzione assistita: «Ho avuto la fortuna di montare, già a sei o sette anni, cavalli abbastanza fuori dalle righe», racconta.

Un’esperienza che lo porta a guardare con interesse alle possibilità offerte da queste tecnologie, senza confondere però selezione e certezza del risultato. «Aumenti la probabilità di avere un buon cavallo. La certezza, naturalmente, non può dartela nessuno.»

Ed è forse proprio questa distinzione a raccontare meglio il significato di Avantea Legacy in Sport. Le biotecnologie riproduttive non costruiscono artificialmente un campione, permettono invece di lavorare sulla selezione, rendendo possibile l’impiego di linee genetiche di particolare valore e creando le condizioni perché quel patrimonio possa essere trasmesso a una nuova generazione.

Poi iniziano gli anni di crescita, formazione e lavoro e sarà il campo gara a dare le sue risposte. Nel caso di Heavens Gate, quelle risposte stanno già arrivando. «Siamo partiti dalle prime categorie riservate ai giovani cavalli fino a raggiungere grandi risultati, come il quinto posto nel Gran Premio dello CSIO EEF di Drammen», conclude Nicolò Viviani.

A nove anni, Heavens Gate è arrivato ai Gran Premi internazionali, e la sua storia rende concreto uno degli aspetti più interessanti del lavoro portato avanti da Avantea: oggi è possibile osservare nello sport cavalli nati anni fa grazie alle sue tecniche e valutarne direttamente sul campo l’evoluzione e le potenzialità sportive.

È qui che innovazione, allevamento e sport finiscono per incontrarsi: non più soltanto nel progetto di un puledro che deve ancora nascere, ma nei risultati di un cavallo che oggi entra in campo per affrontare un Gran Premio.

Alessandra Ceserani

Ph CSIO EEF Drammen

© Riproduzione riservata.

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