Allevare in Italia, perché territorio e clima possono rendere la sfida più difficile.
Tra montagne, caldo estivo e disponibilità d’acqua, gli allevatori in Italia affrontano ostacoli specifici rispetto a Paesi Bassi, Belgio e Germania. Ma il confronto dipende dal tipo di allevamento e dalle caratteristiche delle singole regioni.
Allevare animali richiede molto più di una scuderia, servono terreni per produrre foraggi, acqua, strutture adeguate e una gestione economicamente sostenibile. In Italia, la combinazione tra conformazione del territorio e rischi climatici può rendere queste attività più complesse. Affermare, però, che allevare sia sempre più difficile che in Olanda, Belgio o Germania sarebbe una semplificazione. Un’azienda della Pianura Padana e un allevamento dell’Appennino lavorano in condizioni profondamente diverse.
Il primo elemento è la geografia. Secondo l’Annuario statistico italiano 2024 dell’Istat, soltanto il 23,2% del territorio nazionale è pianeggiante, mentre il 41,6% è collinare e il 35,2% montano. Questi dati aiutano a capire perché, in molte aree, organizzare grandi superfici coltivabili e facilmente accessibili sia più complicato.
Per un allevatore, la pendenza può significare maggiore difficoltà nell’utilizzare i macchinari, raccogliere il fieno e trasportare mangimi e materiali. È una conseguenza pratica della conformazione del territorio, non una misura diretta dei costi nazionali. Le aree montane e collinari possono inoltre offrire risorse preziose per il pascolo: il loro valore cambia a seconda che si allevino bovini da latte, animali da carne, ovini o caprini.
Un secondo fattore è il clima. L’Agenzia europea dell’ambiente individua nell’Europa meridionale una delle zone maggiormente esposte ai rischi agricoli legati al caldo e alla scarsità d’acqua. Le variazioni delle temperature e delle precipitazioni incidono sia sulle colture sia sulla produttività degli animali. Questo rende particolarmente delicata la gestione dei foraggi e dell’acqua nelle aree italiane più vulnerabili.
Il caldo comporta anche esigenze aggiuntive dentro le stalle. La Commissione europea indica ventilazione, accesso continuo all’acqua e maggiore spazio per animale tra le misure utili a contenere lo stress termico. Per le aziende, adottare queste soluzioni può comportare investimenti e spese di gestione; il clima entra così direttamente nel bilancio dell’allevamento.
La questione degli spazi, invece, richiede una distinzione. Paesi Bassi e Belgio non hanno necessariamente più terreno disponibile per ogni animale. Eurostat rileva che nel 2023 i Paesi Bassi avevano una densità di 3,3 unità di bestiame per ettaro di superficie agricola utilizzata e il Belgio di 2,5, tra le più alte dell’Unione europea. Le unità di bestiame sono una misura che permette di confrontare specie differenti, non corrispondono al semplice numero di capi. Una forte concentrazione produttiva, quindi, non dimostra che allevare sia più facile.
Anche la dimensione delle aziende conta. Terreni ampi e strutture organizzate possono permettere di distribuire il costo dei macchinari e degli impianti su una produzione maggiore. Ma nemmeno la Germania rappresenta un modello uniforme. Eurostat documenta aziende mediamente molto grandi in alcune regioni orientali, con una superficie media di 284,1 ettari nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore nel 2023. È un dato riferito all’insieme delle aziende agricole, non soltanto agli allevamenti, e mostra quanto il confronto debba essere regionale oltre che nazionale.
I sistemi più intensivi devono inoltre affrontare difficoltà ambientali rilevanti. Nei Paesi Bassi, il governo segnala che l’ammoniaca proveniente soprattutto dai reflui zootecnici e dai fertilizzanti contribuisce al problema della deposizione di azoto. La concentrazione degli allevamenti comporta dunque anche pressioni sul territorio e sulla gestione delle deiezioni.
La maggiore difficoltà italiana, dove si presenta, nasce quindi dall’interazione tra territorio, clima, disponibilità d’acqua e organizzazione aziendale. Non esiste una percentuale unica che permetta di dire “quanto” sia più difficile allevare in Italia: per stabilirlo servirebbe confrontare aziende dello stesso settore, considerando costi, produttività e condizioni locali. Il punto è riconoscere gli ostacoli concreti e costruire soluzioni adatte a ciascuna area, dalla gestione dell’acqua alla protezione degli animali dal caldo.
HSJ – RL
© Riproduzione riservata.
