Vita di un cronometrista, il racconto di Massimo Ottavianelli.
«Una gara si può vincere per un centesimo di secondo». Dietro le quinte del salto ostacoli con chi trasforma il tempo in classifica, Massimo Ottavianelli.
«Quante gare si vincono per un centesimo di secondo? Tantissime. Per questo prendere i tempi è una grossa responsabilità». Nel salto ostacoli una gara può decidersi in un istante. A trasformare quel margine quasi impercettibile in una classifica c’è il cronometrista, una figura poco visibile al pubblico, ma indispensabile perché ogni risultato sia corretto.
Lo racconta Massimo Ottavianelli, cronometrista attualmente al lavoro nei centri equestri di Busto Arsizio, Ornago e Bedizzole. Per svolgere il suo lavoro utilizza un software sviluppato personalmente, chiamato SpeakerOne. «Era nato per dare allo speaker tutte le informazioni necessarie. Poi l’ho integrato con i servizi di cronometraggio».

La passione per i cavalli accompagna Massimo da sempre. «Ho iniziato a montare a 12 anni e ho smesso intorno ai 30». A soli 26 anni è diventato uno dei giudici più giovani d’Italia, per poi lavorare nelle segreterie di concorso. La svolta è arrivata ad Arezzo, osservando il lavoro dei cronometristi tedeschi di HippoData. «Mi è piaciuto tantissimo e appena ne ho avuto occasione l’ho messo in pratica». La prima esperienza al cronometro risale al 2014, durante un concorso a Vermezzo. «La tensione era al 200%». Oggi, dodici anni dopo, può contare su una squadra di nove collaboratori che lo supportano nei vari centri del Nord Italia.
Come nasce un tempo.
Il lavoro del timekeeper, come viene chiamato all’estero, inizia molto prima del suono della campana.«Per prima cosa si imposta il cronometro per ogni categoria, formula di gara e tempo massimo. Poi si scende in campo a posizionare le fotocellule. Una va prima dell’ostacolo numero uno e un’altra dopo l’ultimo. Se si tratta di una gara a fasi, una terza viene collocata dopo l’ultimo ostacolo della prima fase». Le fotocellule comunicano via radio con il cronometro posizionato in giuria, ma la tecnologia da sola non basta. Durante la gara l’attenzione deve essere massima. «Attendo il suono della campana e faccio partire il countdown di 45 secondi». Questo accade nei concorsi nazionali, mentre negli internazionali il compito spetta a un giudice. «Quando il cavallo si avvicina alla linea di partenza, verificato che non ci sia traffico in quella zona, decido di aprire la fotocellula».Da quel momento, al passaggio del binomio, il tempo inizia a scorrere. Lo stesso procedimento si ripete all’arrivo. «Quando il cavallo si dirige verso l’ultimo salto, verificato che la linea del finish sia libera, apro la fotocellula che rileverà il passaggio e fermerà il cronometro».

Per garantire la massima affidabilità esiste anche un sistema di sicurezza. «C’è una funzione che rileva l’ultimo passaggio anche se la fotocellula è chiusa. In questo modo il tempo è sempre assicurato e può essere recuperato tramite le macchine». Non appena compare il risultato, il software elabora automaticamente la classifica e la visualizza sugli schermi della giuria. Grazie a SpeakerOne, inoltre, i tempi vengono inviati in tempo reale anche alle piattaforme Equiresults, RideUp e ClearRound.
Un lavoro di squadra.
Quella del cronometrista, spesso chiamato semplicemente “crono”, è una figura che dialoga costantemente con tutte le professionalità coinvolte nel concorso.
C’è lo speaker, che legge immediatamente il tempo registrato; ci sono i giudici, che supervisionano il corretto svolgimento della gara; il direttore di campo, che suggerisce il posizionamento migliore delle fotocellule; gli steward, che comunicano eventuali modifiche all’ordine di partenza; e la segreteria di concorso, che riceve classifiche e aggiornamenti in tempo reale. «Tutto il team che lavora in giuria è come un ingranaggio perfetto. Appena parte il primo cavallo è come se si accendesse un interruttore: siamo tutti pronti, ciascuno al proprio posto, per fare questo lavoro».
Attenzione, pazienza e sangue freddo.
Secondo Massimo Ottavianelli, le qualità fondamentali di un buon cronometrista sono due: attenzione e pazienza.
«Tenere gli occhi sul campo senza mai distrarsi, magari per 14 ore di fila, non è una cosa da niente. Bisogna restare calmi, concentrati, senza farsi prendere dall’ansia se succede qualcosa».
Un compito silenzioso e spesso invisibile agli occhi del pubblico, ma senza il quale il salto ostacoli non potrebbe esistere. Perché dietro ogni classifica, ogni vittoria e ogni centesimo di secondo, c’è qualcuno che ha il compito di trasformare il tempo in un risultato.
testo e foto di Chiara Balzarini
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