Denis Lynch racconta il suo percorso: i cavalli e la mentalità dietro un campione
Dalla crescita dei cavalli da Gran Premio alla pressione dei campionati, dal mettere sempre il cavallo al primo posto al tema della sicurezza
Con oltre tre decenni ai massimi livelli del salto ostacoli internazionale, Denis Lynch ha costruito una carriera definita da costanza, buon senso e fiducia. Mai incline a enfatizzare i propri successi, Lynch preferisce parlare di cavalli, di determinazione e di responsabilità, valori che lo hanno accompagnato attraverso vittorie in Gran Premi, medaglie nei campionati e innumerevoli presenze in campo con la giacca verde dell’Irlanda.
«Non mi definirei un cavaliere di livello mondiale», dice con modestia. «Ma ormai lo faccio ufficialmente da circa 30 anni e sono molto grato di poter continuare a farlo e, soprattutto, di continuare a divertirmi».

Cosa rende speciale un cavallo da Gran Premio
Per Lynch, individuare un futuro cavallo da Gran Premio é un processo che inizia molto prima dei primi salti. Il talento conta, ma non è la prima cosa che guarda.
«La prima cosa che osservo in ogni cavallo — indipendentemente dal talento o dalle prospettive, è l’occhio», spiega. «È una cosa che ho imparato molto tempo fa. L’occhio dice tantissimo».
Studia attentamente la testa del cavallo: lo spazio tra le orecchie, la fronte e l’espressione generale. Poi passa alla conformazione, spalla, piedi, zoccoli, linea dorsale e schiena, prima di considerare movimento, forza e naturale equilibrio.
«Una buona conformazione rende la vita un po’ più facile al cavallo», dice. «Poi guardi come si muove, come usa il suo corpo e quanto è equilibrato».
Il passo successivo è osservare il cavallo montato. Solo quando è soddisfatto di ciò che vede sale in sella lui stesso, concentrandosi sulle sensazioni e sulla connessione. «Cerchi di capire se puoi costruire qualcosa insieme», spiega Lynch. «Quella connessione è tutto».
Attribuisce inoltre grande importanza alla resistenza e alla capacità polmonare nel sport moderno. «Credo moltissimo nella resistenza», afferma. «Oggi è fondamentale».
Formare cavalli con il tempo: l’importanza della pazienza e del rispetto dell’individualità
Uno dei principi più forti di Lynch è che i cavalli giovani non dovrebbero mai essere etichettati troppo presto. Tra i due e i sette anni, i suoi cavalli vengono rivalutati ogni sei mesi, sempre a casa e mai con una visione a breve termine.
«Non guardo sempre i cavalli giovani come potenziali da Gran Premio», spiega. «Li analizzo nel tempo, mai sul breve periodo».
Sebbene le differenze di talento siano evidenti, Lynch crede che spesso contino di più la pazienza e un addestramento corretto. «A volte non è solo talento», dice. «È pazienza, lavoro di squadra: ciò che costruisci con loro».
Nel corso della sua carriera, Denis Lynch ha dimostrato questa filosofia più volte. Cavalli come Dark Chocolate e All Star hanno avuto bisogno di tempo per sviluppare la tecnica, soprattutto sugli anteriori.
«All Star faceva molta fatica davanti», ricorda. «Ci metteva sempre tanto tempo sul salto. Ma aveva grande equilibrio e un’ottima conformazione, c’era solo bisogno di pazienza».
Dark Chocolate ha seguito un percorso simile, necessitando di spazio e fiducia sul salto durante l’allenamento. Al contrario, Bab’s Son non è mai sembrato un cavallo eccezionale a casa.
«A casa, 1,25 m era già grande per lui», racconta Lynch. «Gli piaceva staccare vicino all’ostacolo. Ma in gara diventava un cavallo straordinario».
Bab’s Son ha poi vinto gare a cinque stelle ed è stato decisivo in diverse Coppe delle Nazioni, un esempio perfetto, secondo Lynch, del perché sia fondamentale capire ciò che mette a proprio agio ogni cavallo.

I cavalli che hanno segnato la sua carriera: All Star e Latinus
Quando gli si chiede quali siano stati i migliori cavalli che ha montato, Lynch non esita a citare All Star come uno dei più importanti della sua carriera. Tuttavia, è Latinus a distinguersi su tutti.
«Latinus è stato il miglior cavallo su cui io sia mai salito», afferma. «Era incredibile».
Tra il 2007 e il 2010, Latinus ha vissuto un periodo di forma straordinario, vincendo numerosi Gran Premi consecutivi ai massimi livelli.
«Credo che nel 2008 abbia vinto tre, quattro, forse cinque Gran Premi di fila», ricorda Lynch. «Non si può nemmeno isolare una sola vittoria, è stata la continuità a renderlo così speciale».
Se Latinus rappresentava il talento puro, All Star garantiva gli dava sicurezza per i campionati, incluse tappe decisive per l’Irlanda.
«Uno dei momenti di cui vado più fiero è stato il secondo giro dei Campionati Europei», racconta Lynch. «Dovevamo fare netto per assicurarci l’oro, e lo abbiamo fatto».
Montare per l’Irlanda e rendere sotto pressione
Pochi cavalieri hanno rappresentato l’Irlanda con la stessa continuità di Denis Lynch. Per lui, indossare la giacca verde comporta sempre una responsabilità in più.
«C’è sempre qualcosa in più perché è una squadra», spiega. «Credo fortemente nel non deludere il team».
Denis Lynch, però, non vede la pressione in modo negativo. «La pressione è un privilegio», dice. «Se le persone si fidano di te e credono in te, significa che ti stimano».
L’esperienza gli ha insegnato ad accettare questi momenti. «Vai avanti e basta», afferma. «È il tuo lavoro».
Che si tratti di Coppe delle Nazioni, campionati o Gran Premi importanti, Lynch dà il meglio di sé nelle arene più importanti. «È lì che vuoi essere», dice. «È la ciliegina sulla torta».
Anche quando qualcosa va storto, la sua mentalità resta proiettata in avanti. «Se faccio un errore stupido, non vedo l’ora di rientrare in campo per rimediare», spiega.
Sicurezza, responsabilità e l’importanza del supporto di Kep Italia
Ripensando agli inizi della sua carriera, Lynch è sincero su quanto sia cambiato l’approccio alla sicurezza.
«Quando ho iniziato a montare, non indossavamo il casco», dice. «Ed era una stupidaggine».
Oggi la sicurezza non è negoziabile. «La sicurezza del casco è una priorità», sottolinea Denis Lynch. «Anche per una passeggiata o per portare un cavallo a mano, bisognerebbe indossarlo».
Da quando collabora con Kep Italia, racconta di aver percepito subito la differenza. «Sono i caschi più comodi e leggeri che abbia mai indossato», spiega. «Sono versatili, ben bilanciati e quasi ti dimentichi di averli».
Oltre al comfort, apprezza la tranquillità che deriva dal sapere di essere protetto. «Sono molto felice di far parte della famiglia di Kep Italia», conclude. «E orgoglioso di essere ambasciatore di un marchio che mette davvero la sicurezza al primo posto».

Un consiglio al se stesso più giovane e alla nuova generazione
Se potesse dare un solo consiglio al Denis Lynch più giovane, sarebbe semplice: mettere il cavallo al primo posto.
«Se metti il cavallo al primo posto, sei sempre nel giusto», dice.
Sottolinea anche l’importanza della pazienza e dell’immaginazione. «Con i cavalli, la pazienza è tutto», spiega. «E anche la fantasia, credere di potercela fare».
Ammette che all’inizio forse non ha sempre creduto in se stesso, ma l’esperienza ha dimostrato ciò che la dedizione può raggiungere. «Con il tempo ho dimostrato a me stesso di essere capace di essere un buon cavaliere», afferma.
All’inizio di un’altra lunga stagione, Denis Lynch continua a essere guidato dagli stessi principi che hanno plasmato la sua carriera: rispetto per il cavallo, fiducia nel processo e orgoglio nel rappresentare il proprio Paese ai massimi livelli.
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