Encefalosi equina: una malattia “minore” da non sottovalutare
Segni clinici, alterazioni del sangue e implicazioni pratiche per veterinari, proprietari e cavalieri
Negli ultimi anni, l’attenzione verso le malattie virali trasmesse da insetti è cresciuta in modo significativo, anche nel mondo del cavallo sportivo. Tra queste, l’encefalosi equina (Equine Encephalosis, EE) è spesso considerata una patologia di scarsa importanza clinica. Tuttavia, un recente studio sudafricano pubblicato su Equine Veterinary Journal invita a rivedere questa percezione, mostrando come l’infezione possa avere un impatto clinico ed economico tutt’altro che trascurabile.
Cos’è l’encefalosi equina e come si trasmette

L’encefalosi equina è causata da un orbivirus, lo stesso gruppo virale che comprende la peste equina africana (African Horse Sickness, AHS) e la blue tongue. Il virus viene trasmesso da piccoli insetti ematofagi del genere Culicoides, la cui diffusione è fortemente influenzata dal clima.
Sebbene asini e zebre possano infettarsi senza mostrare sintomi, solo il cavallo sviluppa una vera malattia clinica. Storicamente limitata all’Africa australe, l’encefalosi equina è oggi documentata anche in Medio Oriente e in India. Il cambiamento climatico potrebbe favorirne l’espansione verso nuove aree geografiche, Europa compresa.
Lo studio: cosa è stato analizzato
I ricercatori dell’Università di Pretoria hanno analizzato 25 casi di cavalli naturalmente infettati da encefalosi equina, diagnosticata tramite test molecolare (RT-PCR), nell’arco di dieci anni. L’obiettivo era descrivere in modo sistematico: i segni clinici, le alterazioni ematologiche e biochimiche, l’andamento della malattia e la prognosi.
I segni clinici più frequenti
Il dato più rilevante è che tutti i cavalli hanno sviluppato febbre nel corso della malattia, rendendo la piressia il segnale clinico più costante. Accanto alla febbre, sono stati osservati con elevata frequenza:
- tachicardia (aumento della frequenza cardiaca)
- tachipnea (respiro accelerato)
- colica, presente in circa il 44% dei casi
- letargia e abbattimento
In una percentuale più ridotta, ma clinicamente significativa, sono comparsi anche segni neurologici, come incoordinazione, alterazioni dello stato mentale e ipersensibilità agli stimoli. Questo aspetto è particolarmente importante perché può generare confusione diagnostica con altre patologie neurologiche infettive.
Perché il cavallo “sembra” più malato di quanto ci si aspetti
Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio riguarda il profilo del sangue. Nelle prime 24 ore dalla visita clinica, molti cavalli presentavano:
- leucopenia (riduzione dei globuli bianchi)
- linfopenia (riduzione dei linfociti)
- trombocitopenia (riduzione delle piastrine)
Queste alterazioni indicano una risposta sistemica importante dell’organismo al virus e possono spiegare perché alcuni cavalli appaiano molto debilitati, nonostante la malattia venga spesso definita “lieve”.
Dal punto di vista pratico, questo significa che l’esame emocromocitometrico è uno strumento diagnostico fondamentale nei cavalli con febbre di origine non chiara, soprattutto nelle aree e nei periodi dell’anno favorevoli alla presenza dei vettori.

Prognosi: buona, ma con attenzione
La notizia rassicurante è che tutti i cavalli inclusi nello studio sono sopravvissuti e la quasi totalità ha recuperato completamente. Tuttavia, molti soggetti hanno richiesto: ricovero ospedaliero, terapie di supporto con fluidi, antinfiammatori e talvolta antibotici, oltre che un monitoraggio prolungato.
In alcuni casi, la presenza di alterazioni del sangue ha favorito complicazioni secondarie, con conseguente aumento dei costi e dei tempi di recupero.

Perché questa malattia interessa anche cavalieri e proprietari
Per chi gestisce cavalli sportivi, l’encefalosi equina non è solo una curiosità scientifica. Febbre, calo di forma, coliche o segni neurologici, anche se transitori, possono:
- interrompere la preparazione atletica
- compromettere la partecipazione alle gare
- richiedere accertamenti diagnostici costosi
Inoltre, la somiglianza clinica con la peste equina africana rende l’encefalosi un importante campanello d’allarme sanitario nelle aree dove circolano insetti vettori.
Lo studio dimostra che l’encefalosi equina non deve essere sottovalutata. Pur presentando nella maggior parte dei casi una prognosi favorevole, la malattia può manifestarsi con segni clinici evidenti e con alterazioni ematologiche di rilievo, tali da richiedere attenzione diagnostica e monitoraggio clinico accurato. Per veterinari, proprietari e cavalieri, il riconoscimento precoce dell’encefalosi equina consente di ottimizzare la gestione clinica del cavallo, ridurre il rischio di diagnosi errate e tutelare la salute generale dell’animale, evitando ripercussioni sulla sua carriera sportiva. In un contesto caratterizzato dal cambiamento climatico e dalla crescente mobilità internazionale dei cavalli, una maggiore consapevolezza di queste patologie considerate “emergenti” rappresenta una responsabilità condivisa da tutto il mondo equestre.
Alessandra Ceserani
Bibliografia
Piketh G., Viljoen A., Eberhardt C. (2025) Clinical signs, clinical pathology and outcomes in horses infected naturally with equine encephalosis virus. Equine Veterinary Journal; Snyman J. et al. (2021) Epidemiology and genomic analysis of equine encephalosis virus detected in horses with clinical signs in South Africa, 2010–2017. Viruses, 13:398; Tirosh-Levy S., Steinman A. (2022) Equine encephalosis virus.Animals (Basel), 12(3):337; Aharonson-Raz K. et al. (2017) Analysis of the association of climate, weather and herd immunity with the spread of equine encephalosis virus in horses in Israel. Transboundary and Emerging Diseases, 64(2):593–602.
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