Eva Carraro, tra due bandiere e un’unica passione: il volteggio che diventa casa

Eva carraro Volteggio 3

Villasanta, un pomeriggio di primavera che profuma di gara e di quotidianità, al Centro Ippico Monzese il CVI abbiamo incontrato Eva Carraro, giovane atleta italo-svizzera che da quest’anno ha scelto di rappresentare l’Italia. Una scelta che racconta molto più di un cambio di bandiera.

«I miei genitori sono entrambi italiani, quindi in realtà sono italiana al cento per cento», spiega con un sorriso che tradisce emozione e consapevolezza. «Però sono cresciuta in Svizzera, avevo iniziato lì il mio percorso in nazionale e quando ho concluso i junior ho dovuto decidere. Alla fine ho sentito che era il momento giusto per iniziare questa stagione con l’Italia».

Una decisione che segna anche un nuovo capitolo sportivo: Eva gareggia sia come individuale come Young Vaulter, sia come membro della squadra Senior azzurra, attualmente impegnata nella preparazione per i Campionati del Mondo di Aachen, in programma ad agosto.

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Eva Carraro, tra due bandiere e un’unica passione: il volteggio che diventa casa 4

Una gara che sa di casa

A Villasanta, intanto, il cammino è appena iniziato. Gli esercizi obbligatori sono andati nella direzione giusta, mentre il Technical — affrontato per la prima volta — ha rappresentayo una tappa di crescita.

«È stato il mio primo Technical, ho imparato tante cose e sicuramente ci lavorerò per le prossime gare», racconta con lucidità. Non c’è fretta nelle sue parole, piuttosto la volontà di costruire passo dopo passo.

E poi c’è il libero, la prova che più la rappresenta: «È la mia parte preferita. Spero di riuscire a portarlo come lo faccio in allenamento».

Individuale o squadra? La risposta cambia

Chi osserva il volteggio dall’esterno tende a definirlo uno sport individuale, ma basta ascoltare Eva per capire quanto questa definizione sia riduttiva.

«Io sono sempre stata abbastanza individualista», ammette senza esitazioni. «Se avessi dovuto scegliere, avrei sempre detto individuale. Però questa squadra italiana… sta diventando come una famiglia».

Una parola, famiglia, che torna spesso nel racconto di chi vive gli sport equestri dall’interno, perché dietro ogni performance c’è molto più di ciò che si vede in campo: «Anche quando gareggi da sola non sei mai davvero sola. Siamo almeno in tre: io, il cavallo e il longeur. E poi fuori dal campo ci sono tante persone che ti aspettano, che ti sostengono prima e dopo».

È un equilibrio delicato, fatto di relazioni invisibili ma fondamentali.

I cavalli: i migliori compagni

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Il discorso si sposta naturalmente sui cavalli, presenza centrale e spesso sottovalutata da chi non conosce a fondo la disciplina; Eva ne parla con rispetto, ma anche con una familiarità che racconta anni di esperienza.

«Ognuno ha bisogno di un legame diverso con il cavallo. Per me è importante conoscerlo anche fuori dal volteggio: fare passeggiate, montarlo. Ho anche un cavallo mio che sto formando, penso che volteggiare con il proprio cavallo sia la cosa più bella».

E qui emerge un altro aspetto interessante: il lavoro con i cavalli giovani. «A inizio stagione si vede che non sanno ancora dove andrai: sul collo, sulla groppa, a destra o a sinistra. Ma ripetendo le sequenze iniziano a riconoscerle. Arriva un momento in cui addirittura anche loro conoscono la musica».

Una frase che vale più di tante spiegazioni tecniche, perché racconta il volteggio come un dialogo, non come un’imposizione: «Anche il cavallo memorizza. Sa che magari dopo un esercizio più difficile arriva una parte più semplice. Questo lo aiuta».

Un percorso iniziato quasi per caso

Come spesso accade, tutto è iniziato senza un piano preciso. «Montavo i pony da piccola, perché mia mamma è appassionata di cavalli. Poi durante un campo sportivo siamo andati a provare il volteggio. Sono tornata a casa e ho detto: voglio fare questo».

Aveva sei anni. E da allora non ha più smesso. Un’intuizione, più che una scelta… quelle che si fanno senza sapere dove porteranno, ma che finiscono per definire un percorso.

Uno sguardo verso Aachen

Guardando avanti, gli obiettivi sono chiari, ma non ossessivi: «Con la squadra vogliamo arrivare ai Mondiali di Aachen. È il grande obiettivo».

Accanto a questo, il percorso individuale: «Farò altre gare internazionali per cercare la qualifica agli Europei Young Vaulter in Francia».

E poi c’è qualcosa che va oltre risultati e classifiche: «Il mio obiettivo è essere contenta dopo le gare. Divertirmi. E vedere che anche i cavalli giovani fanno progressi».

Parole semplici, ma non scontate. Perché nel mondo dello sport, soprattutto a questi livelli, è facile perdere di vista ciò che conta davvero. Eva Carraro sembra aver trovato un equilibrio raro: tra ambizione e leggerezza.

HSJ x FISE

Ph HSJ.TV | Claudia Gnecchi

© Riproduzione riservata.

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