Francesca Pieri: «Gli attacchi permettono di riscoprire il cavallo in un modo completamente diverso»

Francesca Pieri 6

Vicepresidente di FISE Toscana, referente per gli attacchi e il dressage, tecnico e driver: Francesca Pieri racconta una disciplina ancora poco conosciuta in Italia, ma capace di fondere tecnica, divertimento e inclusione

Far conoscere gli attacchi significa prima di tutto offrire alle persone l’opportunità di vederli, provarli e comprenderne la complessità. È questa la convinzione che accompagna il lavoro di Francesca Pieri, vicepresidente del Comitato Regionale FISE Toscana, referente di consiglio per le discipline degli attacchi e del dressage e proprietaria dell’Empoli Equestrian Center.

Tecnico di secondo livello di attacchi, istruttore per le discipline olimpiche, tecnico di sport integrati e tecnico paralimpico di primo livello, Francesca Pieri riunisce nel proprio percorso competenze differenti, maturate attraverso molti anni di esperienza nel mondo equestre.

Nel centro di Empoli, gestito insieme al marito, istruttore federale di terzo livello, vengono praticati salto ostacoli, dressage e attacchi. Discipline diverse, ma unite da un elemento che, per Francesca Pieri, rimane centrale: il rapporto con il cavallo.

«Il nostro obiettivo deve essere quello di far vedere che questa disciplina esiste e che può essere praticata anche a livello sportivo. Quando nessuno te la mostra, nella tua testa semplicemente non c’è. Basta invece piantare un piccolo seme per aprire una possibilità nuova».

Dalla curiosità a una passione rimasta nel tempo

Il percorso di Francesca Pieri nel mondo dell’equitazione è iniziato nel 1985. L’incontro con gli attacchi è arrivato più tardi, nel 2006, quando era già in possesso del primo grado nelle discipline olimpiche e lavorava come istruttrice nel proprio centro ippico.

La decisione di frequentare un corso federale per ottenere il brevetto attacchi nacque inizialmente dalla curiosità e dal desiderio di ampliare le proprie conoscenze.

«Non avevo mai avuto esperienze dirette. Feci quel corso per interesse e per cultura personale, ma mi innamorai immediatamente della disciplina».

Durante quell’esperienza ebbe l’opportunità di guidare per la prima volta una pony Haflinger di nome Sara, appartenente all’allora presidente di FISE Toscana. Quell’incontro lasciò un segno profondo, tanto che, a distanza di quasi vent’anni, Sara è entrata a far parte della scuderia dell’Empoli Equestrian Center.

Oggi la pony ha 27 anni e continua ad accompagnare bambini e adulti nelle loro prime esperienze in carrozza.

«È uno di quegli animali che rimangono nel cuore. Quando è arrivata da me è stata un’emozione unica. La cosa più bella è che oggi sta facendo innamorare tante altre persone della disciplina, proprio come aveva fatto con me».

Dopo il primo corso, gli attacchi rimasero per alcuni anni un progetto nel cassetto. Francesca Pieri continuò però a seguirne l’evoluzione anche dietro le quinte, ottenendo la qualifica di giudice. La svolta arrivò quando FISE organizzò un nuovo percorso formativo per aggiornare le precedenti qualifiche e consentire il passaggio al primo livello tecnico.

L’incontro con Cristiano Cividini contribuì a riaccendere definitivamente quella passione.

«Tornai a casa e dissi che volevo davvero fare questa cosa. Abbiamo realizzato una pista regolamentare di 40 per 80 metri con tutto lo spazio necessario, acquistato le carrozze e iniziato ad addestrare i cavalli e i pony della scuola».

Dalle redini lunghe alla carrozza

Le competenze maturate nel dressage e nel lavoro da terra si sono rivelate fondamentali nell’avvicinamento agli attacchi. Francesca Pieri ha sempre lavorato regolarmente i propri cavalli e quelli degli allievi con le redini lunghe, costruendo una base tecnica utile anche per l’addestramento alla carrozza.

«Quando il cavallo è ben preparato, ha un carattere idoneo ed è abituato al lavoro con le redini lunghe, il passaggio agli attacchi può essere più semplice di quanto si immagini. In alcuni casi si tratta quasi di aggiungere una ruota».

Anche alcuni cavalli e pony della scuola, non necessariamente nati o acquistati per questa disciplina, hanno dimostrato qualità inattese.

«Ci sono pony che montati possono essere un po’ vivaci, mentre attaccati si rivelano dei veri talenti. Dimostrano concentrazione, disponibilità e capacità che non avresti immaginato».

Gli attacchi possono quindi rappresentare un’opportunità ulteriore anche per cavalli provenienti da altre discipline. Pieri sottolinea come, nelle attività svolte su terreni regolari e con programmi adeguati, il cavallo possa lavorare senza il peso diretto del cavaliere sulla schiena.

Ogni valutazione deve naturalmente essere effettuata nel rispetto delle condizioni fisiche, dell’età, del temperamento e della preparazione del singolo soggetto. Tuttavia, secondo Francesca Pieri, questa disciplina potrebbe offrire una nuova prospettiva anche ad alcuni cavalli che, conclusa una fase della propria carriera sportiva, possono trovare un’attività differente e stimolante.

Una disciplina sportiva da riportare al centro

In Italia gli attacchi vengono spesso associati soprattutto alla tradizione, alle attività amatoriali o ai progetti di inclusione. Tutti aspetti importanti, che però non devono far dimenticare la dimensione agonistica.

«Dobbiamo riuscire a mostrare anche il lato sportivo, che nel nostro Paese rimane un po’ in sordina. Gli attacchi richiedono tecnica, precisione, preparazione del cavallo e capacità di lettura del percorso. Il dressage, i coni e la maratona mettono alla prova competenze differenti. Chi proviene dalle discipline olimpiche può trasferire in carrozza molte delle conoscenze già acquisite: il controllo dell’equilibrio, la qualità del contatto, l’allineamento, la gestione delle traiettorie e la capacità di evitare che il cavallo cada su una spalla durante una girata.
Uno dei miei giovani allievi mi ha detto: “Sto reimparando a montare a cavallo. Uso tutto quello che conosco, ma in modo diverso” e credo che questa frase descriva perfettamente l’esperienza».

I ragazzi che già praticano salto ostacoli o dressage riescono spesso a riconoscere principi familiari e a utilizzarli in una situazione nuova: la carrozza cambia le sensazioni, le leve e la gestione degli spazi, ma non elimina il bagaglio costruito in sella.

L’elemento che emerge per primo, soprattutto nelle fasi iniziali, è il divertimento: «Metti due porte, qualche cono con le palline e immediatamente nasce la voglia di provare. Poi arriverà tutta la parte tecnica, ma all’inizio i ragazzi scoprono qualcosa che sanno già fare e, allo stesso tempo, qualcosa di completamente nuovo».

Trentotto partecipanti per lo stage all’Empoli Equestrian Center

Tra le iniziative organizzate per promuovere la disciplina rientra lo stage federale di promozione e sviluppo ospitato dall’Empoli Equestrian Center e condotto da Ivano Cavina.

Le due giornate hanno coinvolto 38 partecipanti, un numero superiore alle aspettative e particolarmente significativo per una disciplina considerata ancora di nicchia. Tra loro erano presenti bambini, ragazzi, adulti e persone che non avevano mai avuto un’esperienza diretta con i cavalli.

Il programma è stato strutturato alternando teoria e pratica. I partecipanti hanno imparato a conoscere le parti della carrozza e dei finimenti, le principali procedure per attaccare il cavallo, l’utilizzo delle redini lunghe e le modalità corrette per salire e scendere dal mezzo.

Grande attenzione è stata dedicata alla sicurezza.

«Guidare si impara con l’esperienza, ma prima ancora bisogna conoscere le procedure. Non si può saltare un passaggio pensando che sia soltanto una carrozzella o un calesse. Gli attacchi sono una disciplina tecnica e ogni gesto deve essere eseguito con consapevolezza».

Grazie ai simulatori, i partecipanti hanno potuto familiarizzare con la posizione delle mani e con la gestione delle redini prima di salire in carrozza. Successivamente sono stati divisi in piccoli gruppi e hanno provato a guidare, effettuando semplici transizioni e imparando a fermare e far ripartire il pony.

Durante la seconda giornata il lavoro è proseguito nel maneggio coperto, con esercizi tra i coni eseguiti attraverso le redini lunghe. Un’esperienza che ha permesso ai più giovani di comprendere il significato del contatto, del movimento coordinato con il cavallo e della gestione delle traiettorie.

Al termine dello stage, ogni partecipante ha ricevuto un attestato nominativo e una coccarda del Comitato Regionale FISE Toscana.

Da quella esperienza sono inoltre emersi tre bambini che hanno deciso di proseguire il proprio percorso negli attacchi e di prepararsi per le Ponyadi.

«Non pensavo che avremmo avuto una partecipazione così numerosa. Vedere persone di età e provenienze diverse condividere la stessa curiosità è stato molto coinvolgente. Alcuni adulti hanno ritrovato ricordi legati ai racconti dei propri genitori o nonni, mentre i bambini hanno scoperto una nuova possibilità sportiva».

Stage di Attacchi allempoli equestrian centre
Francesca Pieri: «Gli attacchi permettono di riscoprire il cavallo in un modo completamente diverso» 13

Attacchi, paradriving e sport integrati

Nell’attività dell’Empoli Equestrian Center trova spazio anche il lavoro con atleti paralimpici e persone coinvolte in progetti di sport integrati.

Pieri evidenzia la necessità di distinguere chiaramente i due ambiti. Il paradriving coinvolge atleti con disabilità prevalentemente motorie, mentre negli sport integrati possono essere presenti esigenze cognitive, intellettive o relazionali molto differenti tra loro. Ogni attività deve quindi essere progettata in modo individuale, con il supporto delle figure professionali necessarie.

La carrozza può offrire un vantaggio importante perché consente al tecnico di rimanere fisicamente accanto all’atleta.

«La presenza del tecnico al fianco del ragazzo è un aiuto enorme. Per alcune disabilità motorie, inoltre, la carrozza rende possibile un’attività che potrebbe essere più complessa da svolgere in sella».

Nell’esperienza maturata al centro, il movimento ritmico della carrozza, il suono dei finimenti e il passo o il trotto del cavallo hanno favorito in alcuni partecipanti uno stato di maggiore calma e concentrazione.

«Vedo ragazzi che riescono a rilassarsi, a sentirsi a proprio agio e a mostrare espressioni completamente diverse. Quando poi possono iniziare a tenere le redini e a guidare, emerge un altro elemento fondamentale: l’autonomia».

Per persone abituate a essere accompagnate e assistite nelle attività quotidiane, assumere il controllo della direzione e del movimento può rappresentare un’esperienza particolarmente significativa.

«Quando mi dicono “Francesca, guido io”, capisci quanto sia importante sentirsi protagonisti e non soltanto destinatari di qualcosa fatto da altri».

Il sostegno di FISE Toscana e la disponibilità delle carrozze

La promozione degli attacchi passa anche attraverso interventi capaci di ridurre le difficoltà logistiche ed economiche legate alla partecipazione alle gare.

Trasportare una carrozza insieme al cavallo richiede mezzi adeguati, maggiore spazio e costi più elevati rispetto a una normale trasferta. Per questo FISE Toscana mette a disposizione alcune carrozze federali utilizzabili anche da atleti provenienti da altre regioni.

Il Comitato ha recentemente acquistato anche una maratonina più leggera, particolarmente adatta ai pony di piccola taglia e alle categorie di avviamento.

«Per i bambini che partecipano alle gimkane o alle categorie elementari, poter viaggiare soltanto con il pony e trovare una carrozza idonea sul luogo della gara rappresenta un aiuto concreto. Naturalmente il mezzo deve essere adeguato alla taglia e alla forza dell’animale».

Nel corso dell’anno la Toscana ha ospitato diverse attività, tra cui una gara di combinata a Bocca d’Arno e un appuntamento di preparazione al completo a Migliarino. La disponibilità dei comitati organizzatori e delle strutture rappresenta, secondo Francesca Pieri, una base importante sulla quale costruire lo sviluppo futuro.

Piantare un seme per il futuro degli attacchi

Per aumentare il numero dei praticanti e favorire un ricambio generazionale, non basta organizzare gare riservate a chi è già inserito nell’ambiente. Occorre portare gli attacchi anche davanti a chi pratica altre discipline.

Dimostrazioni, prove promozionali e momenti inseriti all’interno dei concorsi di salto ostacoli o dressage potrebbero consentire a un pubblico più ampio di vedere cavalli e driver all’opera. L’obiettivo non è sostituire un percorso sportivo con un altro, ma ampliare le possibilità.

«Oggi un ragazzo può fare salto ostacoli e domani scoprire gli attacchi. Può continuare entrambe le discipline oppure scegliere quella nella quale si sente maggiormente rappresentato. La cosa importante è sapere che esistono alternative».

Per Francesca Pieri, il futuro passa dalla collaborazione tra tecnici, federazione, centri ippici e famiglie, ma soprattutto dalla capacità di raccontare gli attacchi senza considerarli una disciplina secondaria.

«Bisogna farli vedere il più possibile, parlarne e offrire occasioni per provarli. Se riusciamo a trovare persone appassionate, cavalli adatti e strutture disponibili, questa disciplina può crescere molto. La cosa più bella è osservare i ragazzi mentre guidano e si divertono: in quel momento capisci che il seme è stato piantato».

Alessandra Ceserani

HSJ x FISE

© Riproduzione riservata.

Rimani aggiornato sulle news di Horse Show Jumping

Iscriviti alla newsletter
Advertisement
Banner_Parlanti_Billboard
Logo Equality Partner
equiplanet logo
4 Copia
banner partner Parlanti
Banner partner Guidolin
Partner Westwood
Partner Equestro
Partner Acavallo
Mascheroni Logo
Sport Endurance logo
logo avantea
Tenuta Monticelli logo
Banner Allevamento delle Paludi partner Square
IMG 7017
logo club ippico euratom