Isabell Werth verso Aachen 2026: «Quell’atmosfera non l’ho mai più vissuta»

Isabell Werth verso Aachen 2026: «Quell’atmosfera non l’ho mai più vissuta»

A vent’anni dai World Equestrian Games del 2006, Isabell Werth si prepara a ritrovare Aachen per un altro appuntamento destinato a segnare la storia degli sport equestri. La fuoriclasse tedesca, nove volte campionessa del mondo e atleta equestre più titolata di sempre, guarda ai FEI World Championships 2026 con ambizione, ma anche con il ricordo ancora nitidissimo di quanto vissuto nello stesso luogo due decenni fa.

Per Werth, infatti, Aachen 2006 non rappresenta semplicemente una pagina importante della propria carriera. È soprattutto il ricordo di un’atmosfera che, a suo dire, non ha più trovato eguali.

«Penso soprattutto all’atmosfera: era semplicemente straordinaria. Tutta la città e l’intera regione erano coinvolte e lo stadio era esaurito», racconta la campionessa tedesca. «Non dimenticherò mai quando entrammo in quell’arena per lo Special. Potevi quasi percepire il brusio e l’entusiasmo degli spettatori. Ancora oggi è l’evento che mi ha emozionato più profondamente».

Il pubblico fu talmente numeroso che, ricorda Werth, venne allestita anche un’area esterna per permettere agli appassionati rimasti senza posto di seguire le gare. Un’immagine che restituisce la dimensione raggiunta dai World Equestrian Games di Aachen 2006 e che inevitabilmente alimenta le aspettative per il ritorno dei Mondiali nella città tedesca.

Il ricordo di Satchmo e di un Mondiale speciale

A rendere quell’edizione ancora più significativa fu il percorso con cui Isabell Werth arrivò al campionato. Inizialmente convocata con Warum Nicht FRH, dovette cambiare programma dopo un infortunio subito dal cavallo durante il training camp.

Entrò così in scena Satchmo, il cavallo con cui Werth avrebbe scritto una delle pagine più emozionanti della propria carriera.

«Non arrivai ad Aachen da favorita, ero quasi una wild card», ricorda. «Entrare finalmente in quell’arena con il cavallo della mia anima, che aveva già dimostrato il proprio valore in quello stadio, superando più volte difficoltà e battute d’arresto, fu davvero qualcosa di speciale».

Un rapporto che andava ben oltre il risultato sportivo e che, secondo Werth, venne percepito anche dal pubblico: «Ero completamente concentrata, ma allo stesso tempo sentivo che nell’aria c’era qualcosa che andava ben oltre il puro aspetto sportivo. Non dimenticherò mai quel momento».

Aachen 2026, la Germania punta in alto

Vent’anni dopo, lo scenario agonistico è profondamente cambiato. Le distanze tra le migliori nazioni e tra i vertici del dressage mondiale si sono ridotte e Werth ne è perfettamente consapevole.

L’obiettivo della Germania, però, rimane quello più ambizioso.

«La prima aspettativa è chiaramente quella di ottenere una grande prestazione di squadra. Dobbiamo fare in modo di non perdere neppure un punto: questo è il nostro obiettivo», sottolinea Werth, respingendo l’idea di presentarsi ad Aachen semplicemente per cercare un piazzamento.

La partita individuale appare ancora più aperta. La tedesca individua un gruppo di possibili protagonisti nel quale cita Justin Verboomen, Cathrine Dufour e Lottie Fry, includendo naturalmente anche la squadra di casa nella corsa alle medaglie.

«Nella gara individuale può succedere qualsiasi cosa. Alla fine saranno decisive la forma del giorno, la capacità di mantenere la calma e il modo in cui sapremo gestire questa atmosfera unica».

Un dressage mondiale sempre più competitivo

Proprio l’equilibrio crescente ai vertici della disciplina rappresenta per Isabell Werth uno stimolo ulteriore. Nonostante una carriera difficilmente paragonabile a quella di qualsiasi altro atleta del dressage, la tedesca continua a considerare il confronto con i migliori uno degli elementi fondamentali per progredire.

«Mi ha sempre motivato competere contro i migliori, cercare il confronto diretto con l’élite mondiale e imparare da loro», spiega. «Osservo consapevolmente gli aspetti nei quali so di avere ancora delle carenze e sui quali dobbiamo continuare a lavorare».

Una filosofia che racconta bene la longevità agonistica della campionessa tedesca: non vivere dei risultati conquistati, ma continuare a cercare margini di crescita mentre il livello internazionale diventa sempre più serrato.

Il consiglio ai giovani: «Godetevelo»

Aachen 2026 sarà anche il primo grande campionato per diversi giovani atleti. A loro Werth consegna un messaggio tanto semplice quanto significativo.

«Godetevelo. Assorbite ogni cosa. Rendetevi conto che qualcosa del genere probabilmente non accadrà di nuovo tanto presto, forse non per altri vent’anni».

Rispetto al 2006, inoltre, Aachen si presenterà profondamente rinnovata. Le strutture sono cresciute, gli impianti sono stati modernizzati e il programma dei Campionati del Mondo sarà ancora più ampio, comprendendo anche le discipline paralimpiche.

Per Isabell Werth sarà quindi un ritorno in un luogo familiare ma, allo stesso tempo, profondamente diverso. Vent’anni dopo Satchmo e quell’arena gremita, la campionessa tedesca torna ad Aachen con lo stesso obiettivo che ha accompagnato gran parte della sua straordinaria carriera: confrontarsi con i migliori e provare ancora una volta a vincere.

Fonte: Aachen-Laurensberger Rennverein (ALRV) / CHIO Aachen
Ph ALRV / Arnd Bronkhorst

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