Luca Cassottana, il Mondiale di Aachen oltre il risultato: «Il team è sulla strada giusta»

Luca Cassottana con Kallistos Kassandro Lady Killer e Maurits ai FEI Driving World Championships di Aachen 2026 1

Il driver azzurro Luca Cassottana ha rappresentato l’Italia al FEI Driving World Championship Four-in-Hand di Aachen 2026, vivendo nella città tedesca il suo terzo Campionato del Mondo nel Tiro a Quattro, ma la sua prima volta ad Aachen.

Un’esperienza terminata con un epilogo amaro, ma estremamente positiva sotto molti altri aspetti: per le risposte arrivate dai cavalli, per quanto appreso sul piano tecnico e per la possibilità di confrontarsi con i migliori interpreti al mondo della disciplina in uno dei luoghi simbolo dello sport equestre internazionale. A pochi giorni dalla conclusione del Mondiale, Luca ci ha raccontato cosa abbia significato arrivare fino ad Aachen, cosa ci sia realmente dietro un attacco a quattro e quale percorso, iniziato quasi per caso, lo abbia portato a rappresentare ancora una volta l’Italia in un Campionato del Mondo.

Un racconto che va oltre la competizione e permette di entrare in una disciplina nella quale cavalli, driver e groom sono soltanto la parte più visibile di una macchina organizzativa molto più grande, costruita attraverso lavoro, tecnica, risorse e, soprattutto, una passione difficile da spiegare se non la si vive.

Un terzo Mondiale, ma la prima volta ad Aachen

Per Luca quella di Aachen era una partecipazione particolarmente attesa. Non era il suo primo Mondiale, ma era la prima possibilità di gareggiare in un luogo nel quale aveva già provato più volte ad arrivare attraverso i tradizionali appuntamenti internazionali. Alla vigilia del Campionato lo aveva raccontato chiaramente: entrare ad Aachen attraverso la “porta principale” di un Mondiale rappresentava già il raggiungimento di un obiettivo importante della sua carriera.

E dietro quella partecipazione c’è un percorso costruito lontano dalle dinamiche del professionismo a tempo pieno: «Io non faccio questo di lavoro», racconta Luca. «Ho un’impresa edile e devo dire la verità, ho mia moglie che è appassionata come me. Noi passiamo tutto quel poco tempo libero che abbiamo con i cavalli, altrimenti non sarebbe una cosa fattibile». Perché il Tiro a Quattro non richiede soltanto di saper guidare, ma preparare contemporaneamente più cavalli, occuparsi delle carrozze, del materiale, della logistica, degli spostamenti e di un’organizzazione che cresce esponenzialmente quando si passa dalla dimensione nazionale a quella internazionale.

«È veramente un lavoro immane, soprattutto il Tiro a Quattro. C’è da pensare a un milione di cose: cinque cavalli da preparare fisicamente, materiale, attrezzatura, logistica, le persone che vengono ad aiutarti». Eppure, proprio questa complessità è diventata parte di una passione che negli anni ha occupato uno spazio sempre maggiore nella sua vita.

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Aachen 2026 – Aachen, – 22 August 2026 – ph.Stefano Secchi / Imagess FEI World Championship 2026

Dal singolo al Tiro a Quattro: una storia iniziata quasi per caso

Prima del Four-in-Hand ci sono stati soprattutto gli attacchi singoli e poi qualche esperienza con la pariglia. Il passaggio al Tiro a Quattro, però, non nasce da un progetto studiato a tavolino. Anzi, come ci racconta Luca, è stato quasi casuale: «Il Tiro a Quattro è stata una di quelle cose che non si programmano».

Poco prima del Covid aveva acquistato una pariglia di cavalli. Poi erano arrivate alcune modifiche alla carrozza, un bilancino costruito artigianalmente e i primi tentativi di guidare quattro cavalli. Quasi un esperimento, almeno all’inizio. A seguirlo già in quel periodo c’era Bram Chardon e, tra una battuta e l’altra, cominciò a prendere forma un obiettivo decisamente più ambizioso: provare a qualificarsi per i Mondiali dei Pratoni del Vivaro del 2022.

«Mi prendeva in giro. Gli dissi: “Vuoi fare i Mondiali di Roma?”. I cavalli erano bravi e a un certo punto abbiamo capito che forse era davvero possibile arrivarci. Da lì abbiamo cominciato a lavorare».

Il progetto iniziò così a diventare più concreto. Uno dei cavalli di volata aveva appena cinque anni ed era ancora molto giovane e inesperto, ma Luca cominciò comunque a fare le prime gare; l’anno successivo, con il cavallo ormai di sei anni, poté affrontare gli appuntamenti internazionali e iniziare il lungo iter necessario per ottenere le qualifiche mondiali. «Me lo ricordo ancora: ho fatto sette gare in un anno. Stavo quindici giorni a casa e la settimana dopo andavo di nuovo a fare un internazionale. È stato un massacro, sicuramente economico, ma anche dal punto di vista fisico non è stato una passeggiata» ci ha detto sorridendo.

Le prime tre gare si conclusero con altrettante eliminazioni, tra imprevisti e problemi tecnici. Poi arrivò finalmente il cambio di passo: «È cominciato il filone positivo, sono riuscito a prendere le qualifiche e alla fine sono andato anche in maniera decorosa. È stata una partecipazione sofferta, ma è così che è iniziata la mia carriera nel Tiro a Quattro».

Da un esperimento nato quasi per caso, quindi, a un obiettivo che sembrava inizialmente quasi un gioco e che, gara dopo gara, è diventato realtà: il primo Mondiale nel Tiro a Quattro ai Pratoni del Vivaro nel 2022.

Quattro cavalli, quattro redini e una sola traiettoria

Gli abbiamo chiesto, guardando all’aspetto più tecnico di questo Mondiale, su cosa avesse capito di essere migliorato e dove, invece, sentisse che ci fosse ncora da lavorare. La risposta è arrivata prontamente.

«Sicuramente i timonieri hanno imparato molto. Nel Tiro a Quattro bisogna considerare che, quando si affronta una girata, prima gira la volata, poi girano i timonieri e infine gira la carrozza. Se i timonieri anticipano troppo la volata, si rischia di compromettere tutta la traiettoria. Ad Aachen sono rimasto molto soddisfatto di come si sono comportati all’interno degli ostacoli: hanno lavorato bene e sono sempre rimasti in posizione, aspettando di girare nel momento giusto.

Sulla volata, invece, c’è ancora qualcosa da affinare. In alcuni momenti mi è mancato un po’ di impulso e, quando manca l’impulso, perdo il contatto; se perdo il contatto, perdo anche la guida. I cavalli, non sentendo più chiaramente la mia mano, possono vedere un’apertura e tendere a infilarsi in una porta piuttosto che in un’altra. È una vera e propria reazione a catena. Sono aspetti sui quali dobbiamo continuare a lavorare, probabilmente modificando anche qualcosa nel training. Io guido il Tiro a Quattro da circa cinque anni e sto facendo tutto step by step. Se avessi avuto cavalli più prepotenti uno o due anni fa, forse mi sarei anche fatto male, perché probabilmente non sarei stato ancora in grado di guidarli nella maniera giusta. Adesso sento di essere un po’ più pronto e credo che mi serva qualcosa in più per riuscire a fare un ulteriore passo avanti».

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Aachen 2026 – Aachen, – 22 August 2026 – ph.Stefano Secchi / Imagess FEI World Championship 2026

Una squadra dentro e fuori dal campo

Nel Tiro a Quattro il team è parte integrante della prestazione e, per Luca, anche uno degli aspetti più belli di questo sport. Al suo fianco c’è prima di tutto Veronica Sedran, sua moglie e compagna di vita e di sport, con cui condivide da anni questa grande passione e gran parte del tempo libero: «Se non avessi mia moglie appassionata come me, non sarebbe una cosa fattibile».

Ad Aachen, insieme a loro, come groom, c’erano Emily Pecollo, sua allieva da tempo, e Adamo Martin, che Luca definisce «un inossidabile», presente fin dall’inizio della sua avventura nel Tiro a Quattro e arrivato al Mondiale nonostante un recente infortunio. Ma la squadra è ancora più ampia e racconta bene lo spirito con cui Luca vive questa disciplina: «La gara per noi è una festa, non soltanto perché gareggiamo, ma perché stiamo tutti insieme. Ci sono allievi che negli anni sono diventati amici e persone che ormai fanno parte del gruppo».

Un legame umano che si accompagna a un ruolo tecnico fondamentale: dal dressage ai Coni fino alla maratona, i groom devono conoscere percorsi, tempi e dinamiche della prova, lavorando in continua sintonia con il driver. Ad Aachen c’era anche il giovanissimo allievo Riccardo Testori, 14 anni e, nelle parole di Luca, «un iper appassionato», che ha potuto vivere da vicino il suo primo grande Mondiale.

Ed è a loro, insieme alle tante persone che negli anni hanno scelto di accompagnarlo e sostenerlo in questo percorso, che vanno i ringraziamenti più sentiti di Luca: «Sono persone che diventano competenti, ti alleggeriscono nelle tante cose da fare e soprattutto ti permettono di vivere la settimana con serenità. Io faccio questo perché amo questo sport e perché mi diverte, ma non mi diverte soltanto fare la gara: mi piace tutto quello che c’è intorno, i rapporti che si sono creati e tutto ciò che viviamo insieme».

Luca Cassottana con Kallistos Kassandro Lady Killer e Maurits ai FEI Driving World Championships di Aachen 2026 1 1
Aachen 2026 – Aachen, – 23 August 2026 – ph.Stefano Secchi / Imagess FEI World Championship 2026

Da Aachen, una consapevolezza in più

Il Mondiale di Luca si è concluso con un epilogo amaro, quando da un controllo dopo la prova dei coni di domenica, per una svista nella regolazione, la carreggiata della carrozza è risultata due centimetri e mezzo più stretta rispetto alla misura prevista dal regolamento, comportando l’eliminazione dell’azzurro.

Una fine di campionato che non cancella però le buone indicazioni raccolte durante la settimana. «Avrei più amaro in bocca se la gara fosse andata male o ci fossero stati problemi con i cavalli. Il team è sulla strada giusta, deve continuare a lavorare e migliorare, ma funziona».

Da Aachen resta quindi soprattutto un’esperienza da mettere a frutto: «Ho imparato una cosa in più. Faccio il nodo al fazzoletto e cercherò di fare meglio la prossima volta».

Da Aachen verso il prossimo obiettivo

Dopo cinque anni nel Tiro a Quattro e tre Campionati del Mondo, Luca Cassottana continua a raccontare il proprio percorso come qualcosa ancora in costruzione, non c’è la sensazione di essere arrivato. Piuttosto quella di aver aggiunto ad Aachen un altro tassello. Il Mondiale ha mostrato ciò che funziona, ciò che deve essere migliorato e quanto ancora sia possibile crescere. Ora, come dice lui, bisognerà prima di tutto «leccarsi le ferite». Poi si tornerà al lavoro.

Tra i prossimi programmi potrebbe esserci, a fine settembre, un internazionale in Francia insieme alla moglie Veronica: Luca potrebbe affrontarlo con la pariglia, mentre lei gareggerebbe con il suo singolo. Seguiranno poi alcuni appuntamenti nazionali e la pausa invernale, durante la quale il lavoro si concentrerà su quanto appreso nel corso della stagione e sulla preparazione dei prossimi obiettivi.

E all’orizzonte c’è già il prossimo grande obiettivo: il Campionato Europeo 2027 in Polonia.

«Quello è il nostro prossimo obiettivo: cercare di arrivarci e fare sicuramente meglio di questa volta».

Aachen lascia così un po’ di amaro in bocca, inevitabilmente, ma anche qualcosa di molto più importante: la consapevolezza che il lavoro intrapreso sta andando nella direzione giusta.

Per Luca Cassottana e per le persone che condividono con lui questa avventura, il Tiro a Quattro continua a essere soprattutto questo: una passione enorme, impegnativa sotto ogni punto di vista, nata quasi per caso e diventata abbastanza grande da portarli fino a un Campionato del Mondo ad Aachen.

E adesso, da lì, si riparte.

Alessandra Ceserani

Ph Stefano Secchi

© Riproduzione riservata.

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