Vita di… una steward. Clarissa Cerimedo: «La nostra missione è tutelare il benessere dei cavalli»
Un occhio sul campo prova, uno sulle scuderie, sempre pronti a intervenire perché tutto si svolga nel migliore dei modi. Gli steward sono una presenza costante nei concorsi, ma il loro compito non è soltanto vigilare: è anche accompagnare i concorrenti, prevenire situazioni pericolose e garantire che tutto si svolga nel rispetto degli animali. «La nostra missione è tutelare il benessere dei cavalli», spiega infatti Clarissa Cerimedo, steward Fise e Fei di terzo livello.
Insieme al presidente di giuria, lo steward è il primo ad arrivare al concorso. «Di solito per prima cosa faccio un salto in scuderia per verificare che sia tutto in ordine o vedere se c’è qualcuno che ha bisogno di qualcosa. In caso, chiamo lo stable manager» racconta Clarissa. Poi, si parte con il lavoro sul campo. Gli steward presenti al concorso si coordinano tra di loro e con la giuria per decidere come disporsi. Nei nazionali con un solo campo e meno di 175 cavalli, lo steward è spesso uno solo e si posiziona in campo prova. Con più di 175 cavalli e negli internazionali, invece, si lavora in team: «Uno di noi è sempre in mezzo al campo prova, uno all’ingresso del campo gara, uno in scuderia e il quarto dedicato al controllo stinchiere».
Essere in campo prova è un compito delicato per uno steward. Oltre a verificare che i salti siano costruiti in modo regolamentare (evitando ad esempio oxer controinvitanti) lo steward monitora ganci di sicurezza, orientamento dei salti e bandierine. Si assicura poi che bardature e imboccature rispettino i regolamenti.
Poi c’è il controllo stinchiere: «Verifichiamo che le paranocche siano a norma e che non ci sia nulla che possa creare disagio al cavallo», spiega Clarissa. Se nei nazionali i «controlli sulle stinchiere sono obbligatori solo nei Gran Premi, la Fei ne caldeggia l’applicazione sul maggior numero possibile di cavalli».
A differenza del giudice, che siede in giuria e gestisce i risultati della gara, lo steward sovrintende a tutto ciò che accade fuori dal campo gara. Dal campo prova, alle scuderie, dai punti di passaggio ai tondini per il lavoro alla corda. «Ovunque ci sono dei cavalli, ci sono degli steward ed è importantissimo che noi ci siamo. Noi siamo presenti per aiutare i concorrenti a preservare la sicurezza di tutti e il benessere dei cavalli, rispettando i regolamenti. Per far sì che lo sport sia pulito, sicuro e rispettoso in ogni ambito».
La formazione degli steward è complessa: il primo step è diventare steward multidisciplinare. «In questo modo si ha un’infarinatura di più discipline». Poi si può sceglierne una e specializzarsi. A quel punto si diventa steward di primo, secondo o terzo livello Fise. Per passare alle gare Fei serve aver raggiunto il terzo livello nazionale, aver operato come Chief Steward e superare degli esami in presenza e in lingua inglese. Così si diventa steward Fei di primo livello. Poi si può passare al secondo, terzo (come Clarissa) o quarto livello. «Ma di questi ce ne sono forse 14 in tutto il mondo…» sottolinea Cerimedo.
A richiedere maggiore attenzione sono le categorie amatoriali. «Gestire il campo prova di una categoria brevetti richiede molta più attenzione che seguire un Csi tre stelle. Un professionista sa esattamente come muoversi. Un amatore invece è alle prime esperienze e va guidato con cura». Per questo anche la capienza dei campi prova varia: per garantire maggiore sicurezza con i cavalli giovani e gli amatori è meglio avere in campo un numero inferiore di binomi. Con i professionisti invece si può avere più margine.
Clarissa confessa che «la cosa più frustrante è far passare il messaggio che noi siamo lì per aiutare, non per puntare il dito. A noi, come a tutti gli ufficiali di gara, importa soprattutto il benessere del cavallo ed il rispetto dei regolamenti. Se fermo qualcuno perché il salto che ha costruito in campo prova o l’imboccatura che ha addosso non sono regolamentari, è perché so che quella cosa potrebbe creare del disagio al cavallo o addirittura essere pericolosa per il binomio. Ma questo, purtroppo, viene spesso frainteso».
Di Chiara Balzarini
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