Davide Polidoro: «Negli attacchi la connessione con il cavallo è fondamentale»

Davide Polidoro

Una passione nata quasi per caso durante l’adolescenza, cresciuta attraverso incontri decisivi, viaggi nei Paesi Bassi e molte ore di lavoro, fino a diventare una parte essenziale della propria vita. Nell’intervista rilasciata a HorseShowJumping.tv, Davide Polidoro ha raccontato il suo percorso nel mondo degli attacchi, il rapporto con i cavalli giovani e le ambizioni costruite attorno a Rocky Cash e Travis.

Polidoro non proviene da una famiglia equestre e non ha ereditato una scuderia o una tradizione sportiva. È stato il primo, all’interno della propria famiglia, ad avvicinarsi realmente ai cavalli.

Tutto ebbe inizio durante l’estate successiva alla terza media, in occasione del matrimonio di un caro amico. Seduto accanto a Domenico Moia, anziano uomo di cavalli di Ivrea, Davide iniziò quasi senza rendersene conto a programmare le settimane successive.

«Mi disse: “Domani vieni da me in scuderia, iniziamo a muovere i cavalli e ad attaccare”. Da lì è cominciato tutto», ha ricordato.

Quello che poteva restare un episodio estivo si trasformò invece in una passione destinata a durare. Per diversi anni Polidoro continuò ad avvicinarsi alla disciplina attraverso amici ed esperienze sul campo, fino a quando, dopo la laurea in infermieristica e l’inizio dell’attività lavorativa, riuscì finalmente ad acquistare il suo primo cavallo.

«Con il primo stipendio è arrivato anche il primo cavallo», ha raccontato, sintetizzando bene la determinazione con cui ha costruito il proprio percorso.

Dai primi viaggi in Olanda a un’amicizia diventata collaborazione

Un ruolo importante nella sua crescita è stato svolto anche dai viaggi nei Paesi Bassi, intrapresi per conoscere nuovi professionisti e cercare cavalli adatti alla disciplina.

Durante uno di questi viaggi Polidoro conobbe Lubbert van Oene, professionista olandese con il quale nacque inizialmente un rapporto legato al lavoro. Davide gli affidò infatti uno dei cavalli più promettenti acquistati fino a quel momento, un soggetto che, purtroppo, non potè continuare la sua carriera sportiva. Proprio quella situazione difficile contribuì però a rafforzare il rapporto tra i due.

«Ci siamo legati molto in quell’occasione. All’inizio ero un cliente, perché avevo un cavallo in lavoro da lui, ma successivamente siamo diventati veri amici, anche al di fuori del mondo dei cavalli».

L’amicizia è proseguita anche dopo il trasferimento del professionista negli Stati Uniti. La distanza non ha impedito ai due di continuare a confrontarsi sul lavoro quotidiano e sulla preparazione dei cavalli.

Il supporto avviene oggi soprattutto attraverso video e telefonate. Un metodo inevitabilmente complesso, perché, come ha sottolineato Polidoro, «fare training a distanza non è facile, se già non è semplice farlo quando si è insieme in campo».

Grazie all’esperienza maturata, Lubbert riesce spesso a individuare rapidamente gli aspetti sui quali intervenire, chiedendo immagini precise o informazioni specifiche per confermare una prima valutazione.

Polidoro lo descrive come un vero «lavoratore nell’ombra dei cavalli sportivi», una figura poco interessata alla visibilità, ma profondamente competente nella formazione e nello sviluppo dei soggetti destinati agli attacchi.

È stato proprio lui a favorire l’arrivo degli ultimi due cavalli di Davide, entrambi figli del suo stallone. Uno dei due è stato acquistato direttamente da lui, mentre l’altro era già stato venduto. Quando si è presentata la possibilità di acquistarlo, però, Polidoro è stato tra i primi a esserne informato.

Rocky Cash, un debutto che guarda al futuro

Il cavallo che oggi occupa il centro del progetto sportivo di Davide Polidoro è Rocky Cash, giovane soggetto sul quale il driver ripone grandi aspettative.

La sua prima uscita ufficiale è arrivata dopo un clinic di due giorni organizzato in preparazione della gara nazionale di Verolanuova. Al debutto, Rocky Cash ha immediatamente mostrato un buon equilibrio nelle tre prove che compongono il completo degli attacchi.

Il binomio ha concluso al secondo posto nel dressage, al secondo nella maratona e al quarto nei coni, ottenendo il terzo posto nella classifica complessiva.

Un risultato particolarmente significativo, considerando che si trattava della prima competizione in assoluto per il cavallo.

«Sono stato molto soddisfatto, soprattutto per le sensazioni. Il cavallo ha risposto bene in tutte e tre le prove», ha spiegato Polidoro.

Per un driver impegnato nel completo, la capacità di mantenere un rendimento equilibrato tra dressage, maratona e coni è uno degli elementi più importanti. Non basta eccellere in una sola fase: serve un cavallo versatile, capace di affrontare richieste tecniche, fisiche e mentali molto differenti.

«Oggi, per il mio livello e per quello che faccio, ho un cavallo con ottime prospettive per il futuro», ha aggiunto.

Nel corso della stagione Polidoro ha preso parte anche al concorso nazionale inserito nel contesto di un appuntamento internazionale, gareggiando nella categoria prevista in base all’età del cavallo e al proprio livello tecnico.

Pur non potendo accedere alla gara internazionale, ha avuto la possibilità di confrontarsi negli stessi spazi e davanti agli stessi giudici, vivendo un’esperienza particolarmente formativa.

Altri appuntamenti locali vengono invece utilizzati soprattutto per permettere ai cavalli giovani di uscire, maturare esperienza e mantenere una corretta condizione sportiva.

Il prossimo obiettivo dovrebbe essere la finale dei campionati regionali prevista nel mese di ottobre, con Verolanuova e Alessandria indicate come possibili sedi rispettivamente per il campionato lombardo e quello piemontese.

Polidoro ha espresso un particolare apprezzamento per l’organizzazione delle Scuderie San Giorgio di Verolanuova, sottolineando la qualità del lavoro svolto e l’attenzione riservata agli atleti.

Travis e il progetto della pariglia

Accanto a Rocky Cash, nella scuderia di casa vive anche Travis, cavallo di tre anni che Polidoro sta già lavorando in singolo e con il quale spera, in futuro, di costruire una pariglia.

Si tratta di un progetto a lungo termine, ancora nelle prime fasi, che richiederà tempo e un percorso graduale.

«È un cavallo giovane e ha bisogno ancora di tantissimo lavoro. Anche io devo fare molte esperienze e continuare a lavorare su me stesso, ma sta crescendo bene».

In questo caso Polidoro si è occupato personalmente di tutta la formazione iniziale del cavallo. Proprio il procedere del lavoro, tuttavia, gli ha fatto comprendere quanto sia importante il confronto con professionisti di maggiore esperienza.

«Sono arrivato a un punto in cui mi rendo conto che, per compiere un salto di qualità, serve qualcuno di veramente capace».

L’obiettivo è quindi organizzare un incontro tecnico durante l’autunno, lavorando sia sulla crescita del giovane cavallo sia sulla futura costruzione della pariglia.

Tenere entrambi i cavalli nella scuderia di casa rappresenta un impegno considerevole, ma anche la realizzazione di un modello di vita che Polidoro aveva osservato fin da ragazzo nelle persone che lo avevano avvicinato agli attacchi.

La gestione quotidiana coinvolge ormai anche la famiglia. I genitori, inizialmente più prudenti nei confronti dei cavalli, sono diventati nel tempo i suoi principali aiutanti, occupandosi dei box, dei paddock e della cura degli animali quando Davide è assente.

«Sono i migliori groom che potrei avere», ha scherzato.

Da Hector a Rocky Cash, i cavalli che lasciano il segno

Nel corso della propria esperienza Polidoro ha avuto sei o sette cavalli di proprietà. Alcuni, però, hanno occupato un posto particolare nel suo percorso.

Prima di Rocky Cash, il riferimento affettivo più importante era stato Hector, il suo primo cavallo da gara.

«Mi piacerebbe poterlo guidare nuovamente oggi, dopo tanti anni», ha confidato.

Hector fu successivamente venduto nei Paesi Bassi, ma resta legato alla fase in cui Polidoro iniziava a trasformare una passione giovanile in un vero progetto sportivo.

Oggi Rocky Cash sembra però essersi conquistato uno spazio altrettanto importante, non soltanto per i risultati ottenuti, ma per le prospettive future e per il percorso che Davide sta costruendo insieme a lui, seguendone direttamente la crescita e cercando di valorizzarne le qualità nelle diverse prove.

Gli attacchi come altra forma di equitazione

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il rapporto tra gli attacchi e le discipline montate.

Per molto tempo Polidoro ha lavorato all’interno di un centro frequentato soprattutto da cavalieri di salto ostacoli e completo, rimanendo l’unico a praticare gli attacchi.

La sua presenza fu inizialmente accolta con curiosità. La proprietaria del centro, Silvia Briante, istruttrice di salto ostacoli e completo e titolare della Bollenghina, gli rivolse una domanda destinata a restare nella memoria: «Sei tu quello della carrozza?».

Da quel primo incontro nacque un rapporto di stima e amicizia. Anche una persona profondamente legata alle discipline montate riuscì, secondo Polidoro, a scoprire attraverso gli attacchi un modo nuovo di vivere il rapporto con il cavallo.

La distanza fisica, infatti, non rende la comunicazione meno importante. Al contrario, obbliga il driver a ricercare un livello ancora maggiore di precisione e sensibilità.

«Non sei seduto sul cavallo, sei dietro di lui. Hai un aiuto in meno, perché non puoi utilizzare le gambe, e quindi forse serve ancora più connessione. Probabilmente bisogna metterci un po’ più di cuore».

Gli strumenti cambiano, ma i principi tecnici restano comuni a tutta la buona equitazione. Il contatto, l’impulso, l’equilibrio e la qualità del lavoro in piano rappresentano la base anche negli attacchi.

Il dressage non è quindi una fase isolata, ma il fondamento sul quale costruire le prestazioni successive nella maratona e nei coni.

«La buona equitazione è fondamentale per tutte le discipline», ha spiegato Polidoro. «Anche un cavallo da salto non passa la vita a saltare ostacoli sempre più alti. Il lavoro di base è essenziale».

La stessa logica vale per gli attacchi: un cavallo correttamente preparato sul piano potrà affrontare con maggiore consapevolezza ed equilibrio anche le altre prove del completo.

Una disciplina costruita sul tempo e sulla fiducia

Dalle parole di Davide Polidoro emerge un percorso senza scorciatoie. Un cammino nato dall’incontro con persone esperte, cresciuto grazie alla curiosità e alimentato dalla capacità di riconoscere quanto ancora ci sia da imparare.

La sua storia racconta anche una disciplina nella quale la relazione con il cavallo si sviluppa attraverso segnali differenti rispetto a quelli utilizzati in sella, ma conserva gli stessi principi di rispetto, ascolto e preparazione.

Rocky Cash rappresenta il presente e la principale speranza sportiva. Travis incarna invece il progetto futuro, con l’obiettivo ambizioso di costruire una pariglia.

In entrambi i casi, il filo conduttore resta quello indicato dallo stesso Polidoro: lavorare con gradualità, affidarsi a persone competenti e ricercare una connessione capace di superare persino la distanza fisica tra uomo e cavallo.

Perché negli attacchi il driver non è sopra il cavallo, ma questo non significa che sia più lontano. Talvolta, per comunicare da dietro una carrozza, serve persino più sensibilità.

Alessandra Ceserani

HSJ x FISE

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