Il cavallo come animale d’affezione: un compagno speciale

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Il cavallo è da sempre stato considerato un animale nobile e maestoso, ma con il tempo è iniziato ad essere percepito anche come un fedele e affettuoso compagno di vita.

Questo animale, storicamente impiegato per il lavoro e il trasporto, oggi viene spesso apprezzato per la sua capacità di instaurare profonde connessioni emotive con l’essere umano, fino ad essere arrivato ad essere considerato un vero e proprio animale d’affezione.

Un legame unico

Il legame che si instaura tra un cavallo e il suo proprietario può essere molto forte e profondo. I cavalli sono animali sociali e intelligenti, capaci di riconoscere le persone e di ricordare esperienze passate. Questa capacità di memoria e riconoscimento rende possibile la costruzione di relazioni di fiducia e affetto reciproco. La comunicazione con il cavallo avviene attraverso un linguaggio non verbale fatto di gesti, espressioni facciali e atteggiamenti corporei. Questa interazione richiede sensibilità e rispetto e, in cambio, può offrire un’esperienza emotiva unica nel suo genere.

La relazione con un cavallo può portare numerosi benefici psicologici; la semplice presenza di un cavallo può infondere calma e tranquillità, grazie al suo comportamento spesso prevedibile e alla sua natura pacifica. Inoltre, il prendersi cura di questi animali richiede impegno e responsabilità, qualità che possono aiutare a sviluppare autostima e fiducia in se stessi.

L’ippoterapia, o terapia assistita con il cavallo, è una pratica che sfrutta le qualità terapeutiche di questi animali per aiutare persone con disabilità fisiche, psichiche o emotive: l’interazione con il cavallo e il movimento ritmico del suo passo possono migliorare l’equilibrio, la coordinazione e la forza muscolare, oltre a promuovere un senso di benessere generale.

La cura del cavallo

Per costruire una relazione di affezione con un cavallo, è essenziale dedicargli del tempo quotidianamente: basare sempre il rapporto sull’attuazione di metodi gentili e rispettosi, evitando qualsiasi forma di coercizione o violenza. Un corretto approccio da parte nostra crea un cavallo sicuro di sé, collaborativo e tranquillo, rendendo più piacevole e sicura la convivenza.

La cura del cavallo comprende la pulizia quotidiana, l’alimentazione adeguata e la gestione della sua salute. Queste attività non solo garantiscono il benessere fisico dell’animale, ma rafforzano anche il legame tra cavallo e proprietario: ogni momento passato insieme, che sia una passeggiata, una sessione di lavoro da montato o semplicemente il tempo trascorso a prendersi cura di lui, contribuisce a consolidare la relazione di affetto e fiducia tra animale e cavaliere.

Il cavallo come animale di affezione rappresenta una realtà sempre più riconosciuta; la sua capacità di creare connessioni emotive profonde, unita ai benefici psicologici e terapeutici che può offrire, lo rende un compagno unico e prezioso. Costruire una relazione richiede tempo, dedizione e rispetto, ma i risultati possono essere straordinariamente gratificanti, trasformando la vita di chi sceglie di accogliere questo magnifico animale nel proprio quotidiano.

E’ importante il cambiamento che riflette un’evoluzione nel modo in cui vengono percepiti e trattati questi animali. Questo riconoscimento si basa su diverse ragioni storiche, legali ed emotive. Il cavallo ha una lunga storia di coevoluzione con l’uomo, risalente a circa 5.500 anni fa. Durante questo periodo, i cavalli hanno avuto un ruolo cruciale nello sviluppo delle società umane, facilitando il commercio, la mobilità e l’agricoltura. L’addomesticamento del cavallo ha permesso all’uomo di espandersi e prosperare, rendendo questi animali indispensabili compagni di vita (Legambiente Animal Help).

Legislazione e protezione

Dal 29 luglio 2020 in Grecia è vietata la macellazione dei cavalli e quindi, come per i cani e i gatti, il loro utilizzo nella produzione di carne, pellame, medicinali e prodotti vari. In sostanza, dal 2020 i cavalli non sono più animali da reddito ma sono diventati, a tutti gli effetti, animali d’affezione, esattamente come i cani e i gatti: una svolta etica e normativa di grande significato, unica in Europa.

Questo rappresenta un significativo passo avanti nella protezione dei diritti degli animali, ponendoli sullo stesso piano di cani e gatti in termini di status legale e protezione (Associazione APACA Belluno). In Italia, sebbene esista una notevole consumazione di carne equina, ci sono movimenti e proposte di legge per riconoscere i cavalli come animali di affezione e vietare la loro macellazione. Tuttavia, queste proposte incontrano ancora resistenze dovute a interessi economici e tradizioni alimentari radicate (Associazione APACA Belluno).

Proposte di legge e iniziative

Negli ultimi anni, sono state avanzate diverse proposte di legge per riconoscere i cavalli come animali di affezione e vietare la loro macellazione. Ad esempio, nel 2018, l’onorevole Michela Vittoria Brambilla ha presentato una proposta di legge che chiedeva il riconoscimento dei cavalli, pony, asini, muli e bardotti come animali di affezione, proibendone la macellazione e la vendita della carne (Associazione APACA Belluno). Tuttavia, queste proposte non sono state ancora trasformate in legge.

Situazione attuale

Attualmente, in Italia, i cavalli possono essere registrati come DPA (Destinati alla Produzione di Alimenti) o NON DPA (Non Destinati alla Produzione di Alimenti). I cavalli registrati come NON DPA non possono essere macellati e devono essere accuditi fino alla morte naturale, ma questo status non li equipara completamente agli animali di affezione come cani e gatti, che godono di protezioni legali più estese.

L’Italia ha una lunga tradizione di consumo di carne equina, che è ancora presente in molte regioni. Questo rappresenta un ostacolo significativo al riconoscimento dei cavalli come animali di affezione. La sensibilizzazione e le campagne di associazioni per la protezione degli animali mirano a cambiare queste percezioni culturali e a promuovere il benessere dei cavalli.

Nel nostro Paese c’è una notevole consumazione di carne equina, “alimentata da falsi miti e tradizioni becere – dice IHP (Italian Horse Protection), una onlus che si occupa di tutelare i cavalli e gli altri equidi –, tanto da rendere il nostro Paese il primo in Europa sia per macellazioni di cavalli che per consumo di carne anche importata dall’estero”. Non mancano le macellazioni clandestine e non ci si preoccupa minimamente di indagare sulla carne proveniente dal Canada, dall’Australia, dall’Argentina e dall’Uruguay, tutti paesi in cui sono stati documentati maltrattamenti e atrocità nell’allevamento così come nella macellazione.
L’ignoranza etologica (che ha modo di esplicitarsi anche nel linguaggio non scientifico) condiziona il comportamento, alimentando le tante falsità dell’ antropocentrismo

Non sarà, dunque, facile approdare a un risultato come quello raggiunto in Grecia: interessi economici e abitudini alimentari sono due ostacoli che, al momento, sembrano insormontabili. In Italia si è  cercato come accennato,  di proporre un cambiamento importante Si tratta di dodici articoli ispirati al principio enunciato dall’articolo 13 del Trattato di Lisbona: l’Unione e gli Stati membri devono tenere pienamente in conto le esigenze in materia di benessere degli animali “in quanto esseri senzienti e, di conseguenza, portatori di diritti”.

Il grande traguardo del cavallo-atleta

Un significativo cambiamento nel modo di vivere e percepire il cavallo è avvenuto nel 2021 con l’emanazione del Decreto Legislativo n° 36 del 28 febbraio, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 18 marzo dello stesso anno.

Questo decreto, in attuazione della legge 8 agosto 2019, n. 86, ha ufficialmente riconosciuto il cavallo come atleta, ponendo l’Italia tra i paesi all’avanguardia nella tutela e valorizzazione degli animali impiegati nelle attività sportive.

In particolare, il Titolo IV del decreto è interamente dedicato alle discipline sportive con animali, focalizzandosi sugli sport equestri. Tra le disposizioni chiave, l’articolo 22 stabilisce che un cavallo può essere considerato atleta se soddisfa tre requisiti: essere identificato tramite un documento ufficiale, non essere destinato alla produzione alimentare e essere iscritto al repertorio dei cavalli atleti.

Inoltre, l’articolo 23 prevede visite veterinarie annuali e vaccinazioni obbligatorie per i cavalli sportivi.

Ulteriori misure includono il divieto di macellazione degli animali utilizzati in attività sportive e l’obbligo per i proprietari di stipulare una polizza assicurativa per eventuali danni.

Questo decreto rappresenta un traguardo fondamentale per la Federazione Italiana Sport Equestri (FISE), che da decenni perseguiva il riconoscimento legale del cavallo come atleta, contribuendo così a garantire una maggiore tutela del benessere e della salute di questi preziosi compagni di sport.

fonti: Associazione APACA Belluno; Legambiente Animal Help; FISE

© Riproduzione riservata.

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